Voucher: a volte (anzi PrestO) ritornano

Voucher: a volte (anzi PrestO) ritornano
giugno 01 19:37 2017 Stampa questo articolo

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

(Giorgio Gaber “La Libertà”)

 

Nel mentre scriviamo alla Camera dei Deputati è in corso la discussione e la votazione della così detta “manovrina di correzione dei conti pubblici” che così come emendata in Commissione Bilancio ha di fatto reintrodotto i voucher.

Aldilà del giudizio negativo sul nuovo strumento che avremo più avanti modo di esprimere in maniera molto più articolata, ciò che oggi ci preme sottolineare è la gravissima violazione della nostra Carta Costituzionale che si è realizzata con l’approvazione in Commissione dell’emendamento Di Salvo da parte di PD, Forza Italia e Lega Nord.

Mai era accaduto  nella storia repubblicana del nostro Paese che il Governo con un Decreto impedisse lo svolgimento di un Referendum Popolare per poi far reintrodurre con un’iniziativa parlamentare, tra l’altro in una Commissione non competente, ciò che il referendum voleva abrogare.

Ciò che si è realizzato e che in queste ore sta ottenendo l’approvazione del Parlamento, è una palese violazione delle basilari regole su cui si fonda la Democrazia  e la partecipazione democratica.

Ciò che si sta realizzando è un’offesa a milioni di italiani che hanno apposto le loro firme al fine di partecipare ad un processo democratico quale è il referendum abrogativo.

Ciò che si è realizzata è una palese violazione dell’art. 75 della Costituzione.

Ciò che hanno realizzato è la vittoria dell’antipolitica sulla politica (intesa nel suo significato etimologico), una vittoria ottenuta da una corporazione politica che invece dovrebbe erigersi a classe politica. Parafrasando Gaber hanno violato la nostra libertà, perché “Libertà è Partecipazione”.

Lo hanno fatto con uno strumento che presenta molte lacune, che lascia ampi spazi all’elusione e all’evasione contributiva e che per moltissimi versi è addirittura peggiorativo rispetto a quello che avevano abrogato al fine di evitare un secondo “schiaffo” democratico dopo quello che presero il 4 dicembre 2016.

Lo hanno fatto con uno strumento, “PrestO”,  che non sana nessun vuoto normativo, perché “PrestO” (e si, hanno proprio fatto presto, oltreché male) interessa imprese che comunque potevano ricorrere ad altre tipologie contrattuali quali il lavoro a chiamata (nel turismo, visto che siamo a Senigallia, non sono previsti limiti di età) o il contratto di somministrazione o le innumerevoli altre tipologie contrattuali a disposizione del nostro mercato del lavoro, dove a mancare non sono certo gli strumenti di flessibilità ma i posti di lavoro.

Lo hanno fatto con uno strumento che contravviene agli stessi sbandierati principi del Jobs act: favorire la crescita occupazionale e in particolare incrementare le forme di lavoro stabile. Ma del resto è ormai chiaro a tutti che finiti gli sgravi il passaggio da Jobs act a flop act e’ cosa fatta.

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Massimiliano Giacchella
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