Il traffico di Palermo e i parcheggiatori di Senigallia

Il traffico di Palermo e i parcheggiatori di Senigallia
maggio 26 23:13 2017 Stampa questo articolo

“La piaga di Palermo è il traffico” diceva il mafioso a Benigni in “Johnny Stecchino”, a Senigallia invece la piaga terribile è un’altra: i parcheggiatori abusivi.

In questi giorni il tema, per altro largamente trattato ormai da anni e presente in tutte le città italiane, compare in modo ossessivo sulla stampa locale e sui social media, quasi fosse davvero il più grave problema della città. Ovviamente, viene declinato in termini drammatici: una autentica invasione fatta di presenze minacciose che operando al di fuori della legalità costituirebbero una minaccia per gli inermi cittadini che si sentirebbero costantemente sotto assedio e sotto ricatto, visto che, qualora rifiutassero di pagare l’obolo richiesto, si vedrebbero danneggiare la propria auto. Non parliamo poi del rischio cui sarebbero esposte le nostre donne… E la minaccia alla nostra civiltà e ai nostri valori dove la vogliamo mettere? E l’insulto ai tanti italiani disoccupati che stentano ad arrivare alla fine del mese quando costoro giornalmente guadagnano, grazie al buonismo ipocrita dei troppi ingenui, cifre a due zeri e disdegnano l’offerta di pasti gratuiti?

Ebbene, noi di Città Futura crediamo che mai i media siano stati più lontani dal sentimento comune, nonostante i tanti sforzi fatti per orientarlo nella direzione della paura, della diffidenza e dell’esclusione, da parte di forze politiche che proprio su questi sentimenti cercano un consenso facile facile e a nostro parere immondo.

Crediamo che la gran parte dei senigalliesi nutra nei confronti degli stranieri che per sopravvivere si sono “inventati” questa attività un sentimento di umana vicinanza visto che, certamente, il fenomeno nasce da situazioni di estremo disagio e visto che, dietro quel disagio, si intuiscono storie e vicende che chi è nato e cresciuto in Italia stenta persino ad immaginare.

Questa convinzione ci nasce non dal nostro essere delle “anime belle” ma da quello che vediamo quotidianamente (anche noi viviamo in questa città e siamo molto attenti a quanto vi succede): l’anziana signora che ben volentieri si fa aiutare a trasportare la spesa, il ragazzo che si ferma a scambiare due battute, il signore che, in senigalliese, dice “oggi non c’ho un bocco” al nigeriano che ormai conosce bene.

Semmai crediamo che nei nostri concittadini serpeggi un  disagio, che tanta mala stampa e mala politica alimentano ad arte.

Questo disagio nasce dal confronto con la povertà (che certo preferiremmo non avere di continuo sotto i nostri occhi) ma ancora di più dalla sensazione che non vi sia soluzione ad un problema che non potrà che peggiorare: sono tanti ed  è probabile, visto quello che succede nel mondo (la terza guerra mondiale di cui parla il Papa), che aumenteranno e non sarà certo il nostro euro ad aiutarli davvero.

Siccome questo disagio lo proviamo anche noi, e pensiamo che solo la conoscenza autentica delle questioni ci possa permettere di affrontarle lucidamente, abbiamo provato a capirci qualcosa di più. Ci siamo innanzi tutto chiesti: ma chi sono queste persone? Da dove vengono? Perché stazionano nei nostri parcheggi e non cercano un lavoro? Sono organizzate in un qualche modo? C’è qualcuno che tira i fili?

Da una prima indagine che abbiamo svolto, parlando con i diretti interessati e con le associazioni cittadine che si occupano di migranti, è emerso un quadro piuttosto preciso. Tra i parcheggiatori stranieri vi sono essenzialmente:

  • Stranieri che lavoravano, anche da anni, in Italia e che, grazie al loro lavoro si erano ricongiunti con la loro famiglia, ma che, avendolo perso, non hanno potuto avere il rinnovo del permesso di soggiorno (questo infatti prevede la legge Bossi-Fini) e che dunque non potrebbero lavorare regolarmente.
  • Stranieri di più recente immigrazione che hanno raggiunto l’Italia da soli richiedendo asilo ma che si sono visti respingere la loro istanza in quanto l’orientamento delle commissioni provinciali che devono valutare se esistono i presupposti per riconoscere lo status di rifugiato hanno adottato criteri estremamente rigidi e, in buona sostanza, respingono sistematicamente le richieste di nigeriani e senegalesi che rappresentano la quasi totalità dei ragazzi che vediamo nei nostri parcheggi.

Si tratta dunque di persone che non potrebbero, in ogni caso, lavorare regolarmente in Italia e che sopravvivono, di questo si tratta, grazie alla generosità di chi sceglie di dare loro qualche spicciolo. A nessuna delle associazioni che si occupano di migranti risulta che dietro di loro vi sia un fantomatico racket e qualora vi fosse, ma ne dubitiamo fortemente, sarebbe opportuno che fossero le forze dell’ordine ad occuparsene, comunicandolo, possibilmente, all’amministrazione comunale. In realtà se appaiono in qualche modo “strutturati” è perché si sono auto-organizzati, per esempio dividendosi a fine giornata quanto è stato raccolto in un determinato parcheggio.

Sarà il nostro euro a risolvere il problema? Certo che no. Quello degli esseri umani in fuga da guerre, fame e povertà è un fenomeno planetario, di proporzioni enormi che potrà essere governato solo con adeguate politiche internazionali che certo non competono a noi privati cittadini né alle amministrazioni locali, su cui pure si riversa parte del problema. Certo riuscire ad immaginare di poter sanzionare un atto di gentilezza e di umanità la dice lunga proprio sull’umanità di certe persone.

Il disagio che proviamo è dunque il disagio dell’impotenza, della consapevolezza che non sarà il nostro piccolo contributo a risolvere un problema così grave, perché è come se cercassimo di svuotare il mare con un secchiello. Ma nonostante ciò il nostro contributo è importante perché in quel momento stiamo guardando negli occhi questi invisibili e ci stiamo ricordando che sono innanzi tutto degli uomini.

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“La Città Futura” è una libera associazione culturale e politica, interessata a sviluppare e promuovere il confronto e il dibattito su temi che appartengono al patrimonio culturale della sinistra italiana ed europea quali giustizia e promozione sociale, contrasto alle diseguaglianze, accoglienza ed integrazione, salvaguardia dell’ambiente e tutela del paesaggio, ecologia e sviluppo sostenibile, diritti civili e laicità dello stato, democrazia, trasparenza e partecipazione.
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