I più deboli di Senigallia bersaglio della politica dell’odio

I più deboli di Senigallia bersaglio della politica dell’odio
maggio 10 20:01 2017 Stampa questo articolo

Fotografare di nascosto una persona , incorniciarla con un cerchio rosso, come fosse un bersaglio, e inviare la foto ai mezzi di informazione: lo chiamano “monitorare i parcheggi”, per darci ad intendere che stanno svolgendo chissà quale lavoro d’inchiesta sull’esistenza dei cosiddetti “parcheggiatori abusivi” (in realtà’ questuanti). Sai che novità! Che novità e che coraggio.

Vigliacchi invece: scegliersi un nemico a sua insaputa ed additarlo all’opinione pubblica. Un nemico debole – comodo eh? – una persona senza diritti di cittadinanza. Provino a fotografare e pubblicare allo stesso modo un qualsiasi cittadino in regola, uno che potrebbe rivolgersi ad un avvocato, magari che sappia anche il loro nome e cognome rigorosamente acquattato dietro le sigle di partito.

Vigliacchi e parassiti: politicamente intendo, laddove le loro rendita politica è data unicamente dall’ostracismo nei confronti del diverso, guarda caso sempre individuato tra i più indifesi. Una rendita politica facile che non ha bisogno di grandi analisi – che tocca studiare! – ma si accontenta di stigmatizzare la diversità (il meridionale? l’omosessuale? lo straniero? ecc.) trasformandola in intolleranza, a volte anche violenta. La questione dei profughi se non ci fosse bisognerebbe inventarla per questi! Ci si avvinghiano come l’edera alla quercia. Parassiti appunto.

Vigliacchi, parassiti e ridicoli: fateci caso, hanno fotografato l’extracomunitario ma hanno pedantemente coperto il numero di targa delle auto in sosta. Lui non ha diritto ad alcuna privacy – sarà anche una persona, forse, ma un cittadino no! quindi non ha diritti! – ma il padrone dell’auto si, chissà cosa starà facendo lì? magari non vuol farlo sapere, rispettiamolo. A questi gli piace fare il capoclasse col gessetto in mano, ma alla lavagna segnano solo il nome del compagno “sfigato” non certo quello del figlio del dottore.

E non vengano a dire che il vero bersaglio dei loro strali è il Sindaco, non è vero, altrimenti ci sarebbe stato lui al centro della foto cerchiato di rosso. Vigliacchi e razzisti.
Quelle foto sono il sintomo preoccupante di una sorta di idrofobia, la bava alla bocca di una certa politica, che sta contaminando velocemente la società civile, rispetto alla quale occorrerebbe trovare un antidoto prima della vera e propria epidemia. L’odio porta solo altro odio.

Io invece penso, scrivendo queste poche righe – indecise tra sdegno ironia e sarcasmo – ai miei colleghi/e, compagni di lavoro nella fabbrica di cui sono dipendente, provenienti dalla Nigeria, arrivati ormai da almeno quindici anni (e che difficilmente leggeranno queste righe), persone come noi che con molto coraggio, ma anche tristezza, hanno lasciato la loro terra di origine, avara quando non violenta. Ci vuole molto coraggio per farlo. Il coraggio.
Stanno lavorando a testa bassa per mantenere la propria famiglia qui e mandare qualcosa là, per sostenere gli anziani o per far mettere in piedi un’attività lavorativa ai propri cari che sono rimasti: aiutiamoli a casa loro? Ci stanno già pensando per conto proprio. Perciò non meritano l’odio, bensì il rispetto e a volte anche ammirazione.
Allora?

Su queste foto malate nessun altro ha qualcosa da dire? Mi piacerebbe sentire qualche parere, non tanto dei soliti, noti esponenti politici locali, quanto della società civile. Per esempio insegnanti, imprenditori, autorità religiose, artisti, sindacalisti..

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Roberto Primavera

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