Dal Jobs Act al Flop Act: un fallimento anche nel senigalliese

Dal Jobs Act al Flop Act: un fallimento anche nel senigalliese
gennaio 19 09:51 2017 Stampa questo articolo

Anche nel territorio senigalliese i dati sull’andamento del mercato del lavoro confermano un netto calo delle assunzioni a tempo indeterminato. Senza gli sgravi  gli avviamenti a tempo indeterminato calano del 43% rispetto al 2015. Il quadro a livello occupazionale è allarmante e  le ricette miracolose del Governo Renzi hanno clamorosamente fallito.

Dopo il nostro report di aprile 2016 che prendeva ad esame i primi due mesi dell’anno, siamo tornati ad analizzare l’andamento del mercato del lavoro in Italia e nel nostro territorio, facendo riferimento ad un arco temporale più ampio e cioè quello che si sviluppa da gennaio ad ottobre 2016.

Partendo dai dati pubblicati dall’Osservatorio sul Precariato dell’Inps a dicembre cercheremo di verificare l’impatto che hanno avuto sul mercato del lavoro italiano  le misure introdotte dal Governo Renzi (Jobs Act e sgravi contributivi previsti con le Leggi di Stabilità 2015 e 2016).

Innanzi tutto è necessario precisare che i dati forniti dall’Inps riguardano, relativamente al periodo considerato (nella fattispecie gennaio-ottobre 2016), i nuovi rapporti di lavoro instaurati nonché le trasformazioni di rapporti di lavoro preesistenti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Poi, per una lettura critica dei dati, bisogna ricordare che con il “pacchetto” di decreti che vanno sotto il nome di Jobs Act si sono introdotte norme con l’obiettivo, tra gli altri, di favorire la crescita occupazionale ed in particolare di incrementare le forme di lavoro stabile. Le previsioni normative finalizzate a ciò erano soprattutto l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e l’ abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. L’ovvio presupposto era che i datori di lavoro esitassero ad effettuare nuove assunzioni a causa delle difficoltà che poi avrebbero incontrato a licenziare e quindi la convinzione che rendendo più semplice la risoluzione dei rapporti di lavoro le aziende si sarebbero decise ad assumere di più.

Bisogna anche ricordare che con la Legge di Stabilità 2015 è stato introdotto, limitatamente al 2015, l’esonero contributivo, per 3 anni e per l’importo massimo di € 8.060 all’anno, per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato e per le trasformazioni da tempo determinato ad indeterminato. Si tratta di un incentivo estremamente oneroso per le casse pubbliche e dunque per tutti noi cittadini visto che ogni nuova assunzione viene a costare oltre 24.000 €, senza che, viste le nuove norme in materia di licenziamenti, vi sia alcuna garanzia che i nuovi rapporti di lavoro proseguano oltre il termine di godimento dei benefici contributivi. Successivamente, con la Legge di Stabilità 2016 è stato introdotto, in sostituzione del precedente, non più finanziariamente sostenibile, un nuovo incentivo molto meno consistente ed appetibile: l’abbattimento dei contributi previdenziali nella misura del 40% (per l’importo massimo di € 3.250 all’anno) e per la durata di due anni, in caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato e per le trasformazioni da tempo determinato ad indeterminato.

Fatte queste doverose premesse possiamo provare a capire quanto emerge dai dati forniti dall’Inps. Complessivamente le assunzioni (a tempo indeterminato, a termine, in apprendistato e stagionali) attivate dai datori di lavoro privati da gennaio ad ottobre 2016  sono risultate 4.833.463, con un calo di 347.104 unità (-6,7%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Specificato che sono stati rilevati tutti i rapporti di lavoro attivati nel periodo, anche quelli in capo ad uno stesso lavoratore, con riguardo a tutte le tipologie di lavoro subordinato, incluso il lavoro somministrato e il lavoro intermittente, dal quadro complessivo emerge che la contrazione ha riguardato essenzialmente i contratti a tempo indeterminato per i quali vi è stato un autentico crollo: – 492.213, pari ad un – 32% rispetto al 2015.

Questi dati costituiscono la prova, se fosse mai servita, che nel 2015 a trainare i rapporti di lavoro “stabili” sono stati i generosi sgravi contributivi concessi dal Governo e non il Job Act. Fatto sta che  nei primi 10 mesi del 2016  cioè da quando la decontribuzione non è più totale ma limitata al solo 40% e per soli due anni anziché tre, c’è stato un calo molto consistente delle assunzioni ed anche delle trasformazioni di rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Il calo è talmente significativo che il numero totale delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nei primi dieci mesi del 2016 non solo è significativamente più basso rispetto ai primi dieci mesi del 2015 ma lo è anche rispetto ai primi dieci mesi del 2014 quando non vi era nessuno sgravio e soprattutto quando il Jobs Act non era in vigore. Le assunzioni a tempo indeterminato nei primi dieci mesi del 2014 furono infatti 1.106.726 contro le 1.043.555 del 2016 , con un saldo negativo di – 63.171 rapporti a tempo indeterminato.

tab1

Come si evince dalla tabella n. 2 nei primi dieci mesi del 2016 si è registrato anche un calo nelle trasformazioni in rapporti a tempo indeterminato sia dei contratti a termine che di quelli di apprendistato. Calo che non solo si è verificato rispetto allo stesso periodo del 2015 ma anche rispetto allo stesso periodo del 2014.

Nella regione Marche la tendenza emersa a livello nazionale è la stessa ed ancor più marcata è la variazione in negativo sia relativamente ai nuovi rapporti a tempo indeterminato (- 40,7%) rispetto al 2015, sia delle trasformazioni a tempo indeterminato dei rapporti a termine (- 40%).

Nella nostra regione, infatti nei primi dieci mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 19.079 contro le 32.200 del 2015 e le 20.278 del 2014 e a tal fine va ricordato che nel 2014 il “Job act” non era in vigore. Per quanto riguarda invece le trasformazioni in contratti a tempo indeterminato, nei primi dieci mesi del 2016 si è registrata una contrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che nel complesso è stata del – 33,9% e che per le trasformazioni da contratti a termine a contratti a tempo indeterminato è stata del 40% come già detto sopra

tab2

Abbiamo provato a verificare se tale tendenza si è registrata anche nel nostro ambito territoriale ed il risultato ha confermato l’andamento a livello nazionale con una perdita in termini percentuali molto più marcata.

I dati che abbiamo analizzato, sono quelli del Ciof di Senigallia e sono relativi agli avviamenti registrati nel suo ambito territoriale nel primi dieci mesi degli anni 2014-2016.

Al fine di poter valutare l’impatto, in termini di incremento delle assunzioni a tempo indeterminato, delle agevolazioni contributive introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 per il 2015 e, in misura decisamente ridotta, con la Legge di Stabilità 2016 per il 2016, non si è tenuto conto delle assunzioni presso le P.A. né di quelle con contratto di lavoro domestico (entrambi i settori sono infatti esclusi dalle predette agevolazioni contributive). In tal modo si è reso possibile anche il confronto con i dati prodotti, con riferimento all’intero territorio nazionale, dall’Osservatorio sul Precariato dell’Inps.

Nel primi dieci mesi del 2016, nell’ambito territoriale del Ciof di Senigallia, si sono registrati 993 avviamenti a tempo indeterminato a fronte dei 1.737 dei primi dieci mesi del 2015. Ben 744 avviamenti in meno con una variazione percentuale pari a – 43%.

Calo degli avviamenti che si registra anche rispetto ai primi dieci mesi del 2014 quando si registrarono 1.185 avviamenti a tempo indeterminato e quindi ben 192 avviamenti in più rispetto a quelli registrati nei primi dieci mesi del 2016, con una variazione percentuale 2016 su 2014 del -16%.

tab3

Come riportato dalla Tabella n. 6 anche nell’ambito territoriale del Ciof di Senigallia nel 2016 (gen-ott) si è registrata una forte contrazione delle trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Nel 2016 sono state 258, contro le 479 del 2015  (- 46%) e contro le 337 del 2014 (-23%).

Il quadro che emerge sia a livello nazionale che locale è allarmante soprattutto se si considera che il lavoro accessorio (voucher) continua la sua crescita esponenziale.

Nel periodo di tempo considerato in Italia sono stati venduti 121.506.894 voucher il 32,3% in più dello stesso periodo dell’anno precedente. Nelle Marche nei primi dieci mesi del 2016 sono stati venduti 5.170.735 voucher con un incremento del 26,1% rispetto allo stesso periodo del 2015. Segno questo che il lavoro accessorio negli ultimi quattro anni ha subito uno stravolgimento normativo che ne ha modificato profondamente e irrimediabilmente la formulazione iniziale della c.d. Legge Biagi. Da strumento nato per fronteggiare le ipotesi di lavoro “nero” per dati soggetti e in dati settori (lavoro domestico ed agricoltura) è divenuto a seguito delle varie riforme uno strumento utilizzassimo per far fronte a rapporti di lavoro in ogni settore senza che sia tra l’altro richiesta (riforma del governo Letta) l’occasionalità della prestazione lavorativa.

tab4

Il Job Act è stato un fallimento e non ce ne stupiamo di certo. Non abbiamo mai creduto che una ripresa stabile delle dinamiche occupazionali potesse fondarsi sulla libertà di licenziamento o su agevolazioni contributive sin troppo generose ma limitate ad un solo anno. La decontribuzione introdotta con la Legge di Stabilità 2015 è stata esclusivamente funzionale al tentativo, per altro maldestro perché smentito dai numeri, di dimostrare l’efficacia del Jobs Act. Noi invece pensiamo che non vi possa essere crescita dell’occupazione senza una effettiva ripresa economica, che deve essere sostenuta da efficaci politiche industriali e da investimenti pubblici orientati piuttosto che alle grandi opere a interventi diffusi volti in primo luogo alla tutela e salvaguardia del territorio e alla manutenzione del patrimonio pubblico. Indispensabili anche interventi strutturali volti ad una progressiva diminuzione del costo del lavoro (cuneo fiscale) che può frenare la perdita di posti di lavoro connessa ai processi di esternalizzazione e aiutare la competitività delle  imprese.

Così come continuiamo a ritenere il lavoro accessorio (voucher) uno strumento “diabolico” che estremizza al massimo la precarizzazione del lavoro e per questo sosterremo convintamente il referendum abrogativo dei voucher voluto dalla Cgil. La nostra battaglia contro l’eccessiva precarizzazione del mercato del lavoro continua perché è una battaglia di diritti, di dignità e di libertà.

The following two tabs change content below.
  Categorie:
leggi altri articoli

L'autore dell'articolo

Massimiliano Giacchella
Massimiliano Giacchella

Leggi altri articoli
scrivi un commento

Nessun commento

Ancora nessun commento

Inizia tu stesso una nuova conversazione.

Aggiungi un commento

I tuoi dati sono al sicuro! Il tuo indirizzo email non sarà reso pubblico. Anche altri dati non saranno condivisi con altri. Tutti i campi sono obbligatori.