“Flop Act”: senza sgravi calano le assunzioni, anche nel senigalliese

“Flop Act”: senza sgravi calano le assunzioni, anche nel senigalliese
maggio 07 14:40 2016 Stampa questo articolo

Prendiamo spunto dagli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio sul Precariato dell’Inps per fare alcune considerazioni sull’andamento del mercato del lavoro in Italia e sull’impatto che hanno avuto su di esso le misure introdotte dal Governo Renzi (Jobs Act e sgravi contributivi previsti con le Leggi di Stabilità 2015 e 2016).

Innanzi tutto è necessario precisare che i dati forniti dall’Inps riguardano, relativamente al periodo considerato (nella fattispecie gennaio-febbraio 2016), i nuovi rapporti di lavoro instaurati nonché le trasformazioni di rapporti di lavoro preesistenti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Poi, per una lettura critica dei dati, bisogna ricordare che con il “pacchetto” di decreti che vanno sotto il nome di Jobs Act si sono introdotte norme con l’obiettivo, tra gli altri, di favorire la crescita occupazionale ed in particolare di incrementare le forme di lavoro stabile. Le previsioni normative finalizzate a ciò erano soprattutto l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e la abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. L’ovvio presupposto era che i datori di lavoro esitassero ad effettuare nuove assunzioni a causa delle difficoltà che poi avrebbero incontrato a licenziare e quindi la convinzione che rendendo più semplice la risoluzione dei rapporti di lavoro le aziende si sarebbero decise ad assumere di più.

Bisogna anche ricordare che con la Legge di Stabilità 2015 è stato introdotto, limitatamente al 2015, l’esonero contributivo, per 3 anni e per l’importo massimo di € 8.060 all’anno, per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato e per le trasformazioni da tempo determinato ad indeterminato. Si tratta di un incentivo estremamente oneroso per le casse pubbliche e dunque per tutti noi cittadini visto che ogni nuova assunzione viene a costare oltre 24.000 €, senza che, viste le nuove norme in materia di licenziamenti, vi sia alcuna garanzia che i nuovi rapporti di lavoro proseguano oltre il termine di godimento dei benefici contributivi. Successivamente, con la Legge di Stabilità 2016 è stato introdotto, in sostituzione del precedente, non più finanziariamente sostenibile, un nuovo incentivo molto meno consistente ed appetibile: l’abbattimento dei contributi previdenziali nella misura del 40% (per l’importo massimo di € 3.250 all’anno) e per la durata di due anni, in caso di assunzioni con contratto a tempo indeterminato e per le trasformazioni da tempo determinato ad indeterminato.

Fatte queste doverose premesse possiamo provare a capire quanto emerge dai dati forniti dall’Inps. Complessivamente le assunzioni (attivate dai datori di lavoro privati) a febbraio 2016 sono risultate 341,000, con un calo di 48.000 unità (-12%) sul febbraio 2015; a gennaio il calo era stato del 17%. La contrazione ha riguardato essenzialmente i contratti a tempo indeterminato per i quali vi è stato un autentico crollo: – 46.000, pari ad un – 33% su febbraio 2015.

Questi dati costituiscono la prova, se fosse mai servita, che nel 2015 a trainare i rapporti di lavoro “stabili” sono stati i generosi sgravi contributivi concessi dal Governo e non il Job Act. Fatto sta che  nei primi mesi del 2016, cioè da quando la decontribuzione non è più totale ma limitata al solo 40% e per soli due anni anziché tre, c’è stato un calo molto consistente delle assunzioni ed anche delle trasformazioni di rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Il calo è talmente significativo che il numero totale delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nei primi due mesi del 2016 non solo è significativamente più basso rispetto al primo bimestre 2015 ma lo è anche rispetto al primo bimestre 2014 quando non vi era nessuno sgravio e soprattutto quando il Jobs Act non era in vigore.

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Abbiamo provato a verificare se tale tendenza si è registrata anche nel nostro ambito territoriale ed il risultato ha confermato l’andamento a livello nazionale con una perdita in termini percentuali molto più marcata.

I dati che abbiamo analizzato, sono quelli del Ciof di Senigallia e sono relativi agli avviamenti registrati nel suo ambito territoriale nel primo trimestre degli anni 2014-2016.

Abbiamo pertanto considerato un mese in più rispetto a quanto fatto dall’Osservatorio dell’Inps che ancora non ha pubblicato il dato relativo al mese di marzo.

Al fine di poter valutare l’impatto, in termini di incremento delle assunzioni a tempo indeterminato, delle agevolazioni contributive introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 per il 2015 e, in misure decisamente ridotta, con la Legge di Stabilità 2016 per il 2016, non si è tenuto conto delle assunzioni presso le P.A. né di quelle con contratto di lavoro domestico (entrambi i settori sono infatti esclusi dalle predette agevolazioni contributive). In tal modo si è reso possibile anche il confronto con i dati prodotti, con riferimento all’intero territorio nazionale, dall’Osservatorio sul Precariato dell’Inps.

Nel primo trimestre 2016, nell’ambito territoriale del Ciof di Senigallia, si sono registrati 218 avviamenti a tempo indeterminato a fronte dei 485 del primo trimestre 2015. Ben 267 avviamenti in meno con una variazione percentuale pari a – 55,1%.

Calo degli avviamenti che si registra anche rispetto al primo trimestre del 2014 quando si registrarono 372 avviamenti a tempo indeterminato e quindi ben 154 avviamenti in più rispetto al primo trimestre 2016.

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Le tabelle n. 3 e n. 4 rendono evidente che quanto “guadagnato” nel primo trimestre 2015 (+ 113 assunzioni con contratto a tempo indeterminato, pari ad un + 30,38%) è stato completamente eroso nel primo trimestre 2016 (- 267 assunzioni, pari ad un – 55,1%).

Il quadro che emerge a livello nazionale e locale è allarmante soprattutto se si considera che aldilà dei proclami del Governo nazionale su una stretta per il lavoro accessorio, i così detti Voucher continuano a crescere. Nel primo bimestre 2016 sono stati venduti in Italia ben 19,6 milioni di voucher con un incremento, rispetto al primo bimestre 2015, del 45%.

Nella nostra Regione sempre nel primo bimestre 2016 sono stati venduti 805.146 voucher contro i 588.736 del primo bimestre 2015 ed i 337.862 del primo bimestre 2014.

La variazione percentuale del primo bimestre 2016 sul 2015 è del + 38,8%.

A nostro avviso dunque le ricette miracolose del Governo Renzi hanno clamorosamente fallito (e i dati analizzati ce lo confermano). Del resto non ce ne stupiamo. Non abbiamo mai creduto che una ripresa stabile delle dinamiche occupazionali potesse fondarsi sulla libertà di licenziamento o su agevolazioni contributive sin troppo generose ma limitate ad un solo anno. La decontribuzione introdotta con la Legge di Stabilità 2015 è stata esclusivamente funzionale al tentativo, per altro maldestro perché smentito dai numeri, di dimostrare l’efficacia del Jobs Act. Noi invece pensiamo che non vi possa essere crescita dell’occupazione senza una effettiva ripresa economica, che deve essere sostenuta da efficaci politiche industriali e da investimenti pubblici orientati piuttosto che alle grandi opere a interventi diffusi volti in primo luogo alla tutela e salvaguardia del territorio e alla manutenzione del patrimonio pubblico. Indispensabili anche interventi strutturali volti ad una progressiva diminuzione del costo del lavoro (cuneo fiscale) che può frenare la perdita di posti di lavoro connessa ai processi di esternalizzazione e aiutare la competitività delle  imprese.

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Massimiliano Giacchella
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1 Commento

  1. maggio 09, 10:12 #1 “Flop Act”: senza sgravi calano le assunzioni, anche nel senigalliese - Senigallia Notizie

    […] ulteriori approfondimenti: – “Flop Act”, a cura di Massimiliano Giacchella: http://goo.gl/pqRQlc – “Il Buon Lavoro”, la registrazione audio-video dell’incontro organizzato da […]

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