Approvata la mozione sui voucher

Approvata la mozione sui voucher
febbraio 25 19:35 2016 Stampa questo articolo

Il Consiglio Comunale di Senigallia di mercoledì 24 febbraio, ha approvato, con 16 voti favorevoli e 2 astenuti, la mozione presentata da Nausicaa Fileri sull’impatto dei voucher nel sistema economico senigalliese. Per La Città Futura è un risultato importante e incoraggiante. Su questo tema siamo stati tutti impegnati per almeno tre mesi, ma soprattutto dobbiamo dire grazie al lavoro qualificato e tenace di Massimiliano Giacchella e Francesca Paci.

La mozione chiede a Sindaco e Giunta di sensibilizzare i parlamentari marchigiani sull’uso distorto dei buoni lavoro e di promuovere, sul nostro territorio, incontri tra sindacati e organizzazioni di categoria al fine di definire linee guida di comportamento per evitare gli usi elusivi di tale tipologia contrattuale, nata, lo ricordiamo, per far emergere il lavoro nero e comunque per lavori effettivamente occasionali.

Riteniamo molto significativa la compattezza della maggioranza su questo voto, il che non era proprio scontato, così come non sottovalutiamo il voto favorevole di due rappresentanti dell’opposizione: Maurizio Perini (Progetto in Comune) e Stefania Martinangeli (Movimento 5 Stelle), quest’ultima in difformità con gli altri due rappresentanti del suo gruppo che si sono astenuti.

Il nostro grazie però va soprattutto al Sindaco Mangialardi che si è speso in aula con parole impegnative e che sappiamo ha lavorato molto per portare tutta la maggioranza all’approvazione di questa mozione.

 

Un promemoria sulla questione voucher

Nel mercato del lavoro italiano c’è un nuovo protagonista: il Voucher.
Era stato introdotto per far emergere e regolarizzare il lavoro sommerso in determinati settori (agricoltura e piccoli lavori domestici) ma ci è letteralmente esploso in mano.

I dati resi noti il 19 gennaio dall’Inps e relativi al 2015 ( in Italia sono stati venduti nel 2015 114.921.574 buoni con un incremento del 66,1% rispetto al 2014. Nella regione Marche si sono venduti 5.029.512 buoni con un incremento del 61% rispetto al 2014) non fanno altro che confermare la crescita esponenziale del ricorso a tale strumento (attraverso il quale vengono rese “mere prestazioni di lavoro” senza che si costituiscano dei veri e propri rapporti di lavoro). Il lavoro accessorio non è infatti, evidente anomalia, uno dei vari tipi di contratti di lavoro subordinato o parasubordinato oggi presenti nel nostro ordinamento, tale istituto manca infatti degli elementi essenziali del contratto disciplinati dall’art. 1321 del C.C. Ed in particolare è del tutto assente l’accordo delle parti per costituire uno specifico rapporto giuridico. La stessa legge non parla mai di “contratto di lavoro accessorio” ma per l’appunto di “prestazioni di lavoro accessorio”.

Il lavoro accessorio è stato introdotto nel nostro ordinamento dal D.lgs 273/2003 con lo scopo di regolamentare delle attività lavorative “occasionali”, spesso svolte al di fuori della legalità e non facilmente riconducibili alle tipologie contrattuali tipiche del lavoro subordinato o autonomo, al fine di assicurare ai prestatori di lavoro minime tutele previdenziali ed assicurative. L’ ambiguità, derivante dalla non chiara definizione di “occasionalità” ed “accessorietà”, era stata superata andando a circoscrivere il lavoro accessorio ad una serie di attività tassativamente elencate (es. lavori di giardinaggio, pulizia, manutenzione di edifici, manifestazioni sportive ecc.) ovvero limitando l’istituto ad alcune categorie di lavoratori (giovani con meno di 25 anni regolarmente iscritto ad un ciclo di studi limitatamente ai periodi estivi e festivi ecc.).
La così detta Riforma Fornero, pur ribadendo “la natura meramente occasionale” dei rapporti di lavoro “accessorio”, ha ridefinito, allargandoli, i limiti di applicazione dello stesso, stabilendo che per “lavoro accessorio” s’intende quello per il quale il prestatore di lavoro, nel corso dell’anno solare, non percepisse più di euro 5000,00 netti complessivi e non più di euro 2000,00 netti da ciascun committente, imprenditore o professionista. Ciò ha determinato che dal 2012 i voucher si siano estesi a “tutti i settori produttivi compresi gli enti locali”.
Successivamente (Governo Letta) con l’entrata in vigore della Legge 99/2013 si è modificata profondamente anche la natura stessa del “lavoro accessorio”, togliendo dalla definizioni di prestazioni di lavoro accessorio le parole “ di natura meramente occasionale.
Pertanto questo tipo di rapporto di lavoro è ora definito dai soli limiti economici dei compensi a prescindere dalla tipologia della attività svolta, limiti che dai 5.000 euro del 2012 sono stati portati ai 7.000 attuali dal Job Act, fermo il il limite, valido per imprenditori e committenti professionisti, di 2.000,00 euro per ciascun prestatore.

Ciò ha fatto si che il lavoro accessorio in questi anni abbia conosciuto una crescita inarrestabile che lo ha visto sottrarre spazio a quelle che sono le tipiche tipologie contrattuali previste dal nostro ordinamento in tutti i settori. Si pensi solo al fatto che oggi forti limitazioni all’utilizzo dei voucher si hanno proprio in agricoltura che nelle intenzioni del legislatore del 2003 era il settore nel quale si sarebbe dovuto applicare il voucher per far emergere il lavoro sommerso.
Oggi i settori più interessati dall’esplosione del lavoro accessorio (dati alla mano) sono quelli del commercio, del turismo e dei servizi.

Anche nel nostro territorio la diffusione del lavoro accessorio ha comportato una consistente riduzione del numero degli avviamenti e ciò ha interessato soprattutto il settore turistico che in termini di avviamenti, da solo, costituisce ¼ del mercato del lavoro del nostro territorio.
Infatti, nonostante che i dati sulle presenze turistiche registrino, anche in controtendenza rispetto ad altre località della nostra regione e non solo, un costante trend positivo, consacrando Senigallia prima metà turistica della regione Marche, i dati raccolti ci mostrano come gli avviamenti in tale settore siano in costante e preoccupante calo,3.823 nel 2010, 4.200 nel 2011, 4.828 nel 2012, 3.464 nel 2013, 2.880 nel 2014 e 2.881 nel 2015, (dato riferito al periodo gen-ott).

Il lavoro accessorio non è un contratto di lavoro ma uno scambio di prestazioni ai minimi termini. Non sono previste ferie, non è prevista malattia, non è previsto tfr e non da diritto all’indennità di disoccupazione (la c.d. Naspi per la quale da un lato si è previsto di allargare la platea dei beneficiari mentre dall’altro, quello dei “lavoratori accessori” si prevedono delle esclusioni totali).
Il lavoro accessorio non serve ad accrescere la competitività delle azienda, ma semmai la loro redditività. Non è un investimento sulle persone ma un risparmio immediato per le aziende, che si traduce in un inevitabile abbassamento della qualità del lavoro che non potrà che tradursi, in un immediato futuro, in una grave perdita di competitività di un intero sistema economico.
Quale figure professionali, quali professionalità possono nascere e svilupparsi da un’eccessiva precarizzazione e dequalificazione dei rapporti di lavoro?

Infine e soprattutto i voucher si prestano ad una colossale evasione contributiva come ci dicono le testimoniane raccolte ( a fronte di un mese di lavoro vengono erogati pochi voucher e tutto il resto viene retribuito in nero) e gli stessi numeri che, se ben analizzati, dimostrano che i voucher venduti non valgono neanche in minima parte a compensare i contratti a tempo determinato che si sono persi.
Non possiamo negare che in parte (sicuramente residuale)i voucher permettano di conseguire la finalità del legislatore del 2003 che era quella di far emergere il sommerso ma ci sembra del tutto evidente che oggi lo strumento, prevalentemente, si inteso come una sorta di parafulmine in previsione di sempre possibili visite ispettive da parte dell’Inps e dell’Ispettorato del Lavoro.
Del resto l’obbligo, imposto dal Job Act, di comunicazione alla Direzione Territoriale del Lavoro, prima dell’inizio della prestazione, i dati anagrafici ed il codice fiscale del lavoratore, nonché il luogo di lavoro, non è sufficiente a scongiurare il fenomeno elusivo perchè riferita ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni senza indicare l’orario riferito alla prestazione lavorativa che si remunera con voucher. Tra l’altro ad oggi non è ancora disponibile un apposito sistema per la comunicazione preventiva alla Direzione Territoriale del Lavoro, tant’è che ad oggi s’applica ancora la vecchia normativa che prevede un’unica comunicazione resa all’Inps.

Gli stessi dati sull’utilizzo dei voucher che sono detenuti dall’Inps, l’ente che gestisce il servizio, sono raccolti in modo tale da non riuscire a fornire un’utile informazione a chi dovrebbe svolgere azioni di controllo e monitoraggio del fenomeno ( tra l’altro previsto fin dal 2003), si pensi che non si ha la possibilità di avere una dato più periferico rispetto a quello provinciale e quindi non potremo avere un dato su Senigallia o su un ambito territoriale più vasto e più interessante che è poi quello del Ciof. Ma soprattutto in relazione ai settori di attività il dato comunque presenta un quadro non molto chiaro, in quanto quasi la metà dei voucher venduti non viene classificata l’attività. Ciò evidenzia tra l’altro che l’Inps ha un sistema di statistica sui voucher che necessita, a parer nostro, di ampi miglioramenti.

Con questa mozione noi chiediamo a Sindaco e Giunta di impegnarsi a:
promuovere ed avviare un serio confronto, a livello locale, con le parti sociali (organizzazioni sindacali ed associazioni di categoria) al fine di definire quantomeno delle linee guida di comportamento volte ad evitare usi elusivi di tale tipologia contrattuale, e più in generale, a promuovere la qualità dei rapporti di lavoro e lo sviluppo di elevate professionalità;
farsi promotori nei confronti dei Parlamentari eletti nella nostra regione per un’azione volta a far si che, anche relativamente ai voucher, come già avvenuto per il lavoro a chiamata, vengano introdotte misure correttive volte a contrastarne l’utilizzo distorto e di fatto elusivo degli obblighi contributivi, recando con ciò notevole danno ai lavoratori ed alle casse degli Istituti Previdenziali (Inps ed Inail).
Con il lavoro a chiamata le misure correttive apportate dalla Riforma Fornero hanno ottenuto il risultato di rendere tale tipologia contrattuale residuale. I dati da noi raccolti ed elaborati lo stanno a dimostrare. Il lavoro a chiamata fino al 2012 è costantemente cresciuto sottraendo spazio al tempo determinato (storicamente la tipica tipologia contrattuale del lavoro stagionale), poi dal 2013, per effetto della legge Fornero, si è registrato un crollo a dimostrazione che la propensione ad utilizzare tale tipologia di contratto non era tanto dovuta all’appetibilità data dalla estrema flessibilità di tale formula, ma più che altro era da ricondurre si prestava quanto meno ad elusione. Siamo passati infatti dai 1.559 avviamenti del 2010 ai 413 del 2015, registrando un – 74%. Raffronto questo ancora più marcato se confrontiamo il dato del 2015 (413 avviamenti a chiamata) con il dato del 2012 (2.227 avviamenti a chiamata). Cos’è accaduto nel 2012, o meglio cos’è accaduto nel luglio 2012 a seguito dell’entrata in vigore della riforma Fornero relativamente al lavoro a chiamata ma non solo? Con la riforma del 2012 sono state varate, relativamente a tale tipologia contrattuale, delle misure volte a contrastare l’elusione contributiva. Da qui la previsione che il datore effettui, oltre alla comunicazione obbligatoria pre-assuntiva, anche una comunicazione amministrativa prima di ogni chiamata dello stesso. Questo spiega il picco di avviamenti del 2012 (avviamento è infatti il rapporto che s’instaura e conseguentemente nei confronti di uno stesso soggetto possono attivarsi più rapporti di lavoro in un dato arco temporale. Il 2012 ed il 2013 del resto sono stati anche gli anni in cui gli avviamenti a tempo determinato hanno raggiunto il picco (1.991 nel 2012 e 2.148 nel 2013), segno che molti contratti a chiamata sono stati trasformati in contratti a tempo determinato. Poi è esploso il voucher …

Massimiliano Giacchella

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