Montesi e Fileri: ‘La Buona Scuola’ di Renzi, ecco perché la respingiamo

Montesi e Fileri: ‘La Buona Scuola’ di Renzi, ecco perché la respingiamo
maggio 11 20:28 2015 Stampa questo articolo

Ad una prima superficiale lettura della cosiddetta “Buona Scuola” è facile cadere nelle suggestioni e non cogliere le tante gravi ingiustizie e lacune che questa riforma nasconde. È evidente anche che il documento sia scritto da chi non fa scuola.

Non si può pensare la scuola come un’azienda che deve sottostare alle “leggi di mercato”; questo va a discapito della formazione, del pensiero critico, delle relazioni, dell’accoglienza, della sicurezza degli alunni e della professionalità di chi vi opera. Respingiamo questa proposta di riforma.
– È inaccettabile il ruolo arbitrario attribuito al Dirigente scolastico con la conseguente delegittimazione del Collegio dei Docenti; pericoloso è il potere della chiamata discrezionale dei precari e della loro immissione in ruolo.
– Non è accettabile che la valutazione del Dirigente crei competizione tra i docenti che serenamente collaborano per un progetto educativo comune.
– Non c’è nessuna chiarezza riguardo al numero delle assunzioni dei precari ma si prospetta una forte diminuzione rispetto alle promesse iniziali. Dopo anni di supplenze annuali i docenti precari specializzati che non rientrano nell’obbligo di assunzione vedranno drasticamente ridotte le possibilità di lavoro.
– È grave che in tutto il documento non ci sia alcun accenno all’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni a contrasto dell’elevato tasso di abbandono scolastico. Con la proposta “alternanza scuola-lavoro” è alto il rischio per i ragazzi della scuola superiore che questa si traduca, nei mesi estivi, in lavoro non remunerato.
– È inaccettabile e gravissimo che collaboratori scolastici e personale della segreteria siano stati citati solo in previsione dei prossimi tagli di organico e non come parte integrante del progetto educativo pedagogico, dell’attività didattica e di supporto per la sicurezza quotidiana degli alunni. Già da settembre questi collaboratori non saranno sostituiti per assenze inferiori a una settimana.

Come per i docenti andrebbe predisposto un piano di stabilizzazione ripristinando l’organico ATA già tagliato. Da troppi anni non si investe sulla didattica e sull’innovazione: sono stati ridotti i fondi per la ricerca, la formazione e l’acquisto di materiale. Le scuole sono poco sicure, le aule insufficienti, mancano i laboratori e le attrezzature digitali; questo rende ancora più inaccettabile l’aumento dei finanziamenti alle scuole private e il finanziamento delle scuole pubbliche da parte di privati che entrerebbero così nella scuola condizionando le scelte didattiche sulla base delle loro esigenze . La realtà nelle scuole italiane è assolutamente eterogenea ed è inconcepibile che chi ci impone questa riforma non tenga conto di un dato così evidente e proponga come strumento di valutazione degli alunni e dell’operato dei docenti una prova impersonale come l’INVALSI, che non considera minimamente la peculiarità e le caratteristiche individuali degli alunni a cui viene somministrata.

Dal 2007 il nostro Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è bloccato. Solo in campagna elettorale tutti dicono che i nostri stipendi sono tra i più bassi d’Europa. Il Governo non riconosce che da almeno quarant’anni, nonostante i continui tagli, gli insegnanti si impegnano a rendere la scuola pubblica un’istituzione credibile e spesso eccellente. Credere nel personale, nella formazione libera e gratuita, finanziare la ricerca e l’innovazione della didattica è il vero modo di valorizzare la scuola pubblica.

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Luciano Montesi

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