Lettera aperta a Ceriscioli e Volpini: ‘No alla lobby dei petroli nell’Adriatico’

Lettera aperta a Ceriscioli e Volpini: ‘No alla lobby dei petroli nell’Adriatico’
giugno 23 14:33 2015 Stampa questo articolo

Gentile Presidente, Caro Consigliere, siamo molto preoccupati per quanto sta avvenendo in sede ministeriale e per quello che potrebbe accadere nel nostro mare Adriatico.

Lo scorso 3 giugno il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, di concerto col Ministero dei Beni culturali e del Turismo, ha decretato la compatibilità al programma dei lavori collegato ai permessi di prospezione “d 1 B.P. – S.P.” e “d 1 F.P. – S.P.” situati nel mare Adriatico in corrispondenza delle coste di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Il decreto di compatibilità ambientale permetterà la ricerca in un’area immensa, complessivamente di 30mila chilometri quadrati, e autorizza la “Spectrum geo ltd” alla ricerca sismicadi idrocarburi in mare, con la tecnica della air gun. Come è chiaro, il progetto della “Spectrum geo”, riguarda tutto l’Adriatico da Rimini fino al Salento. Un vero e proprio regalo alla lobby dei petrolieri: milioni di ettari di mare, 1,4 milioni nel tratto tra Rimini e Termoli e 1,6 milioni tra il Gargano e il Salento, consegnati ad un’azienda in un’unica soluzione per svolgere ricerche con una tecnica considerata dagli scienziatinociva per i pesci e per i cetacei.

Con la tecnica di ispezione con gli air gun, infatti, l’ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo, procede emettendo spari fortissimi e continui di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. La tecnica è una delle più contestate dagli ambientalisti di tutto il mondo che sostengono che questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci e, soprattutto, la perdita dell’orientamento, una delle cause dello spiaggiamento dei cetacei. L’intero Adriatico e le nostre risorse ittiche sono, quindi, sotto attacco e in pericolo. Lo scorso 6 maggio 2015, in Gazzetta Ufficiale, è stato pubblicato il nuovo disciplinare tipo, adottato con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 25 marzo 2015: “Aggiornamento del disciplinare tipo in attuazione dell’articolo 38 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164”.

Un disciplinare che dando attuazione al famigerato art. 38 dello Sblocca Italia, reca, al contempo, una disciplina transitoria delle attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi e una disciplina di tali attività da esercitare sulla base del nuovo «titolo concessorio unico», destinato a sostituire i vecchi titoli minerari (permessi di ricerca e concessioni di coltivazioni). I dubbi di legittimità che emergono in questo Decreto sono principalmente due e concernono: 1) l’immediata operatività delle nuove norme dello Sblocca Italia sul «titolo concessorio unico»; 2) il ruolo della Regione nel procedimento amministrativo. Infatti il nuovo Decreto attuativo solleva fondati dubbi di legittimità in relazione sia all’immediata applicabilità delle nuove norme dello Sblocca Italia al «titolo concessorio unico» sia al nuovo ruolo, del tutto marginale, assegnato alle Regioni nel procedimento finalizzato al rilascio del titolo, che viola le prerogative costituzionali riservate alle Regioni. Prima del Decreto attuativo, che innova il Disciplinare tipo che le compagnie devono seguire,le società dovevano chiedere un Permesso di Ricerca e poi, in caso di ritrovamento di un giacimento, una Concessione di Coltivazione. Ora il procedimento è unico, il Ministero potrà rilasciare titoli concessori che comprendono la fase di estrazione anche senza sapere se vi è petrolio o gas nel sottosuolo.

Con il particolare significativo, previsto dal decreto, che le aree concesse, che spesso sono vaste centinaia di kmq ciascuna, vengono gravate dal vincolo preordinato all’esproprio. Se non bastasse, ecco un altro regalo alla lobby dei petrolieri. A questo punto è necessario ed urgente che le Regioni impugnino senza indugio dinanzi al TAR Lazio il decreto che dà attuazione allo “Sblocca Italia” e promuovano contestualmente conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Tale conflitto seguirebbe logicamente i ricorsi in via principale promossi tra la fine dello scorso anno e gli inizi del corrente anno da Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto a seguito dell’approvazione della legge di conversione dello Sblocca Italia e della di Legge di Stabilità 2015. Lo stesso ricorso va fatto rispetto al decreto di compatibilità al programma dei lavori collegato al permesso di prospezione “d 1 B.P. – S.P.” della “Spectrum geo” situato nel mare Adriatico in corrispondenza delle coste di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. Tra l’altro questo decreto venne emanato nonostante i parere sfavorevoli delle Regioni Marche, Abruzzo e Puglia.

La Regione Marche, a più riprese, ha espresso in maniera chiara ed inequivocabilela propria ferma contrarietà ad ogni ulteriore attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, facendosi altresì promotrice, sulla scia di analoghe iniziative intraprese da altre Regioni dell’Adriatico, di una proposta di legge alle Camere recante il divieto generalizzato di tali attività nei tratti prospicienti le proprie coste. Nella passata legislatura il Consiglio Regionale delle Marche ha approvato due atti significativi: il 14 ottobre 2014,la Mozione n. 730 ad iniziativa del consigliere Cardogna, concernente: “Contrarietà della Regione Marche agli indirizzi contenuti nel cosiddetto decreto “Sblocca Italia” in punto di semplificazione delle procedure relative al settore energetico (idrocarburi convenzionali e non)”e, il 16 dicembre 2014, la Mozione n. 749 ad iniziativa dei consiglieri Cardogna, Binci, concernente: “Impugnazione avanti la Corte costituzionale degli articoli 37 e 38 della legge di conversione del decreto legge 133/2014 cosiddetto ‘Sblocca Italia’”. Se vogliamo salvare il nostro mare, il turismo e tutte le attività economiche ad esso connesso è indispensabile continuare a costruire una rete con le altre regioni rivierasche, sia dal punto di vista istituzionale che sociale, per andare alla radice del problema: cambiare le politiche del Governo e abrogare le norme anticostituzionali contenute nel Decreto Sblocca Italia.

La Regione Puglia e la Regione Abruzzi intendono presentare ricorso. E la Regione Marche? Il tempo è stretto: sia per impugnare il decreto dinanzi al TAR Lazio, sia per adire la Corte Costituzionale c’è tempo fino al prossimo 5 luglio 2015 per il nuovo disciplinare tipo. Nell’augurarVi un buono e proficuo lavoro per la nostra comunità regionale, ci aspettiamo che vogliate, e sappiate, mettere subito in atto tutte le procedure e i ricorsi necessari per bloccare i diversiprocedimenti e gli atti che stanno concretamente esponendo la Regione Marche e il mare Adriatico a rilevanti rischi ambientali, sociali ed economici derivanti da una indiscriminata attività estrattiva.

Il Capogruppo Consiliare della Lista Città Futura del Comune di Senigallia di Senigallia Carlo Girolametti
Per il Coordinamento Comunale della Lista Città Futura Virgilio Marconi e NausicaaFileri

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