Una spiaggia viva e vegeta. L’ecosistema dunale

Una spiaggia viva e vegeta. L’ecosistema dunale
ottobre 07 20:01 2012 Stampa questo articolo

C’è vita sulla sabbia

La spiaggia segna il confine tra la terra emersa e il mare. In questa tipologia di ambiente, apparentemente priva di vita, trovano posto invece numerose specie viventi, tra le quali animali e piante sono tra le più evidenti. In particolare le formazioni che maggiormente si notano sono le dune, dossi di sabbia ricoperti da vegetazione psammofila (così si chiamano le piante adattate a vivere sulla sabbia). La formazione delle dune è principalmente dovuta all’azione del vento, che trasporta la sabbia, e delle piante, che trattengono i granelli di sabbia trasportata appunto dal vento. In un lento e paziente processo, da piccoli cumuli di sabbia si arriva alle vere e proprie dune che, se lasciate progredire, possono arrivare anche a decine di metri di altezza.

L’ecosistema dunale, dunque, è costituito da piante e animali che si sono adattati a vivere in questa difficile tipologia di ambiente: terreno incoerente, alte temperature, siccità, salinità e vento costante sono i fattori che maggiormente condizionano la vita sulla spiaggia. E per poter vivere sulle dune, piante e animali hanno adottato particolari accorgimenti per far fronte ai fattori sopraccitati. Ad esempio la Medica dei litorali ha un portamento strisciante in modo da offrire meno parti possibili al vento, la Calcatreppola

Calcatreppola Eryngium maritimum

ha foglie lucide e rigide per disperdere meno acqua possibile,

Gramigna delle spiagge Elymus farctus

la Gramigna delle spiagge ha radici profonde per ancorarsi al terreno e cercare acqua, il Papavero delle spiagge

Papavero delle spiagge

ha foglie carnose che sfrutta come riserve d’acqua.

Fratini

Tra gli animali presenti nell’ambiente dunale, due sono tra i più rappresentativi: il Fratino e il Rospo smeraldino. Il primo è un uccello che ha la particolarità di fare i nidi sulla sabbia e sulla ghiaia delle spiagge, in genere in presenza di vegetazione: le uova sono mimetiche e rimangono adagiate su piccole buche sulla sabbia o ghiaia; anche il colore del piumaggio risulta mimetico e quando si avvicina un pericolo al nido, gli adulti mostrano una parata particolare in modo da attirare l’attenzione su di sé e non sulle uova. I pulcini dopo pochi minuti dalla nascita sono già in grado di correre e scappare di fronte a un aggressore.

Rospo smeraldino

Il Rospo smeraldino è un anfibio che si è adattato a vivere in ambienti di acqua salmastra, come ad esempio i fossi in spiaggia e i laghetti retrodunali (quando erano presenti anche a Senigallia). Ha abitudini notturne e già dal tramonto lo si può osservare girovagare in spiaggia nei pressi dei fossi; è più piccolo rispetto al classico “ciambotto” e deve il suo nome alle varie macchie verdi che gli dipingono il corpo.
Da questa breve descrizione si capiscono subito quali siano i problemi e le minacce a cui va incontro l’ecosistema dunale e le sue componenti. Il turismo di massa, le errate pratiche di pulizia dell’arenile e dei fossi, la presenza di animali domestici durante il periodo di riproduzione della fauna sono tra le cause principali della distruzione delle dune e della sua flora e fauna. Queste minacce sono state recepite dall’Unione Europea in due direttive che ha emanato a tutela dell’ambiente: in particolare la Direttiva “Habitat” inquadra le dune e la loro vegetazione tra gli habitat da salvaguardare, precisando che per alcune tipologie, come quelle presenti a Senigallia, andrebbero istituiti i Siti di Interesse Comunitario (SIC). Anche il Rospo smeraldino è presente nella Direttiva “Habitat” tra gli anfibi che necessitano di misure di tutela. Il Fratino è presente nell’allegato I della Direttiva “Uccelli”, vale a dire tra le specie per le quali sono previste l’istituzione delle Zone a Protezione Speciale (ZPS): nello specifico, questo animale è considerato un indicatore della salute dell’ambiente dunale, in quanto per nidificare necessita della vegetazione psammofila. In parole povere la presenza del Fratino testimonia la buona qualità dell’arenile, con presenza di vegetazione, poco inquinamento e presenza di cibo (si nutre di piccoli crostacei, insetti e altri invertebrati, ossia la base della catena alimentare). Tutelare il Fratino significa, quindi, proteggere il suo ambiente e quindi anche le dune.

 

 

Dune a Cesanella

Il progetto di tutela

 

Il Comune di Senigallia sostiene da tre anni il Progetto di Ripristino e Gestione dell’Ambiente Dunale Senigalliese, promosso dallo Studio Naturalistico Diatomea con la collaborazione del Gruppo Società e Ambiente. Il progetto ha come obiettivi il ripristino morfologico delle dune dove queste non sono più presenti, essenzialmente nella spiaggia libera di Cesanella, attraverso la tutela e la gestione delle piante dunali in modo da favorire il processo naturale di formazione delle dune stesse; la tutela delle dune esistenti attraverso una “recinzione” con corda e paletti; la tutela delle specie floristiche e faunistiche di interesse conservazionistico su tutto il litorale, il contenimento/eliminazione della “zaganetta” (scientificamente chiamato Cenchrus incertus),

“Zaganetta” Cenchrus incertus

pianta esotica e infestante originaria del nord America, e la promozione della biodiversità autoctona delle dune. A questo scopo si intende gestire in maniera corretta i fossi in spiaggia; garantire la fruizione balneare della spiaggia ponendo dei limiti alla sviluppo della vegetazione, sensibilizzare i turisti, i bagnanti e i residenti dei lungomari sull’ecosistema dunale e incentivare una fruizione turistica sostenibile della spiaggia.
Dopo tre anni dall’avvio del progetto si vedono alcuni buoni risultati, come le prime dune embrionali in alcuni tratti del litorale a Cesanella, l’aumento delle specie di piante dunali con l’arrivo della Erba kali,

Salsola kali

della Cutandia maritima, della Enula

Inula Inula chrtimoides

e la diffusione della Calcatreppola  e del Papavero delle spiagge.

 

 

Anche il Fratino è in positivo: i monitoraggi e la tutela dei nidi e dei pulcini hanno portato ad un aumento del numero di coppie (ora sono circa 20-25, il numero più alto delle Marche) e dei pulcini che riescono ad arrivare ad età adulta.

Fratina e uova

Il Rospo smeraldino viene tutelato attraverso la pulizia dei fossi solamente dopo che i girini sono diventati “rospetti”, e anche loro stanno bene e si stanno diffondendo su altri fossi (sono ottimi “ammazza zanzare”). Turisti, bagnanti e operatori balneari si stanno mostrando sempre più sensibili alla tutela delle dune e della vita su di esse, anche se non mancano ancora resistenze da parte di alcuni di essi.

Pancratium maritimum

Infine, le zaganette si stanno riducendo sempre più: la diffusione di questa pianta è dovuta inizialmente alla globalizzazione (proviene dal nord America, probabilmente rimasta attaccata a vestiti o cose e poi diffusasi in Europa) e poi alle errate pratiche di pulizia dell’arenile che si effettuavano fino a 4 anni fa. L’uso della fresa non faceva altro che favorire la zaganetta, in quanto distruggeva tutte le altre piante e gli lasciava campo libero: i semi di questa pianta sono molto resistenti e possono rimanere quiescenti anche per qualche anno. Il sistema migliore per eliminarla, o per lo meno contenerla, ma che necessita di tempo, è il taglio selettivo con decespugliatore prima che metta i semi spinosi. Dopo aver applicato per tre anni questo metodo la pianta è sensibilmente calata sia come numero di piante che di aree dove è presente. Attualmente, l’amministrazione si sta adoperando anche per partecipare al bando LIFE della UE con un progetto di tutela del Fratino (e quindi anche delle dune) insieme ad altri partner della costa adriatica: se il progetto verrà finanziato, dal 2013 ci saranno per quattro anni risorse economiche maggiori per migliorare quello che già di buono è stato fatto.

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Niki Morganti

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