Per ridurre lo spread della vergogna

marzo 19 19:44 2012 Stampa questo articolo

I Compagni di Jeneba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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di Beatrice Brignone

 

Nelle ultimi mesi l’Italia si è scoperta razzista. Forse lo sapevamo e non ce lo volevamo dire apertamente, ma l’intolleranza verso il debole e il “diverso da noi” è ormai palpabile, nella città in cui viviamo e nelle notizie di cronaca che hanno invaso giornali e televisioni negli ultimi mesi.

Una ragazzina di Torino inventa di essere stata stuprata da due rom, perché è troppo impaurita di dire alla famiglia che ha fatto l’amore prima del matrimonio “per amore”. Per tutta risposta la comunità che la circonda dà fuoco al campo nomadi che si trova  nei dintorni. Poco importa che non ci fossero prove sul colpevole. Poco importa che fosse già venuto fuori che non c’era stato stupro: degli zingari non se ne può più!
Un ragioniere di Pistoia, iscritto a Casa Pound e con la passione neonazista, esce di casa per far fuoco sui Senegalesi che lavorano ai mercati fiorentini di Piazza Dalmazia e Piazza S. Lorenzo, uccidendo Samb Modou e Diop Mor e ferendo gravemente altri due uomini, per poi uccidersi una volta accerchiato dai carabinieri. Sul web si scatena la solidarietà all’assassino: dei negri non se ne può più!
Una maestra di Caserta abbassa il voto di un’alunna spiegandole, di fronte a tutta la classe: “Tu non sei come gli altri, sei nera”.
Anche a Senigallia si respira da un po’ un’aria di intolleranza più o meno strisciante. Di fronte alla gravissima crisi economica che tante aziende fa chiudere e tantissime famiglie lascia senza stipendio e senza prospettive, di fronte alla difficoltà dei più giovani di costruirsi un futuro decente che non sia finanziato dai risparmi di una vita dei genitori, di fronte a giovani e giovanissimi che rinunciano a studiare e a cercare un lavoro, perché non vedono una via di uscita valida verso il futuro, fiumi di parole e di inchiostro sono state sprecate intorno alla presenza di immigrati nei parcheggi. Colpevoli di non aver altro posto dove andare o mezzi per sopravvivere, alla luce di una legge iniqua (la Bossi-Fini), che li relega da anni alla condizione di clandestini-fuorilegge, negando loro la possibilità di avere un permesso di soggiorno che gli consenta di trovare un lavoro fuori dai nostri parcheggi. E sui social network proliferano quegli auspici alla “pulizia” e i distinguo sulla ” razza” che speravamo relegati alla drammatica Storia del Secolo scorso.
E’ in questo contesto che vale la pena parlare della Sierra Leone, dei Compagni di Jeneba e di Massimo Fanelli, uno che ha visto negli occhi la disperazione di un paese martoriato dalla guerra civile. Guerra che spinge, chi ce la può fare, a emigrare in altre terre nella speranza di sopravvivere.
Lo ascolti parlare di bambini. Bambini soldato nella guerra dei diamanti sporchi del loro sangue. Bambini drogati perché si credano invincibili, Rambo con la missione di sterminare il nemico, magari i loro genitori o fratelli. Bambini fatti uscire dal ventre materno squarciato dai soldati per vedere chi tra loro ha vinto la scommessa sul sesso del nascituro. Bambini mutilati per punizione o per impedirgli di abbracciare in futuro un’arma per ribellarsi.
Bambini con un sogno: studiare per avere la speranza di un futuro.
Ascolti Max e il magone ti assale a ogni parola. Poi lo ascolti parlare della catena di solidarietà che in pochi mesi è esplosa intorno al suo progetto: a Verona, Milano, Roma, Lecco, Matera, Como, Monza, Oristano, fino a Senigallia dove nasce la sede operativa dei Compagni di Jeneba e allora pensi che c’è un Italia silenziosa che nulla ha a che vedere con la Lega e con Casa Pound, con gli elogi della razza, con la meschinità e la frustrazione di chi versa il proprio odio su chi è più debole.
Max mi racconta che se in Sierra Leone chiedi a una madre cosa sogna per suo figlio, in una casa dove non c’è né acqua, né cibo, lei ti risponderà  che tutto quello che sogna per lui è che possa studiare, per garantirsi un futuro, per uscire da quell’inferno. Perché in Sierra Leone è in atto un piano molto chiaro: se è negato l’accesso allo studio, non si offrono gli strumenti per ribellarsi alle sopraffazioni.
E’ così che nasce l’urgenza di darsi da fare. Dal 2004 Max riesce a fornire materiale scolastico per le scuole di Goderich-Freetown in Sierra Leone  e grazie alla collaborazione di Emergency, Informatici Senza Frontiere, Banca Etica e dei tanti volontari che hanno conosciuto il suo progetto e la sua affidabilità, nasce i  “I Compagni di Jeneba ONLUS”, un’associazione dedicata alla storia di una bambina che non poteva studiare in quanto femmina, ma che ha vinto la sua battaglia contro l’ignoranza e la discriminazione riuscendo a diventare medico.
A pochi mesi dalla fondazione I Compagni di Jeneba, oltre a continuare a rifornire di materiale scolastico le scuole, sono già stati in grado di costruire un  centro polifunzionale con biblioteca e pc, a cui insegnanti e alunni possono accedere gratuitamente, e prendere in carico un gruppo di bambini in età prescolare in condizioni di particolare bisogno per accompagnarli nel percorso formativo fino alla scuola elementare.
L’obiettivo dei Compagni di Jeneba è duplice: riuscire a costruire una missione in Sierra Leone volta all’assistenza socio-sanitaria, concretizzando nel frattempo microprogetti di più veloce realizzazione e favorire una cultura di pace e di solidarietà in Italia, aspetto, con tutta evidenza, affatto secondario.
Proprio a tal fine 64 classi delle elementari (oltre 1500 bambini)da nord a sud, hanno già aderito a un gemellaggio con le scuole sierraleonesi, affinché bambini della stessa età che vivono in paesi tanto lontani, possano imparare a conoscersi e a rispettarsi nelle reciproche differenze.
Si può sostenere l’attività dei Compagni di Jeneba ONLUS in molti modi: innanzi tutto iscrivendosi, diventando quindi a pieno titolo un “compagno di Jeneba”; è possibile anche sostenere uno dei tanti bambini che vengono levati dalla strada e dai cani randagi e accolti in un asilo per bambini poveri del quartiere, con soli 10 euro al mese. Inoltre maestri e dirigenti scolastici possono aderire con le loro classi elementari al gemellaggio con le scuole; medici, ostetriche, infermieri e dentisti possono offrire la propria disponibilità a partecipare al progetto socio-sanitario che si sta costituendo; tutti possono fare  una donazione sul  c/c di Banca Etica numero: IT87D0501802600000000139822 con offerte libere o partecipando al progetto: “Dona un anno di scuola a un bambino in africa. Aiutalo a costruirsi un futuro”; un anno di studi costa 42 euro, una cifra insostenibile per un padre di famiglia sierraleonese.
Max e Monica, entrambi soci fondatori dell’associazione, sono da poco tornati dalla missione 2011-2012 in Sierra Leone. Non ci resta che andare a leggere i loro racconti: sul sito dove si possono anche trovare tutte le informazioni utili per sostenere i progetti.

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Beatrice Brignone

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