Noi, scudi umani

Noi, scudi umani
ottobre 08 10:42 2012 Stampa questo articolo

Argomento: “Apragmosìne”, o “Della Disoccupazione”.

Persone del Dialogo: Socrate, intervistatore, con Trasibulo, Simonide, Glaucone, operai.

Luogo: davanti all’API, un pomeriggio di inizio settembre.

a cura di Leonardo Badioli

Socrate.     Prendiamo due date come estremi del nostro ragionamento: il 2003, anno dell’accordo per la riconversione, e il 2011, anno dell’accordo per il rigassificatore. Cosa è successo in questo intermezzo che ha eluso la prima previsione e sta invece realizzando la seconda?

Trasibulo. In mezzo c’è che l’azienda fa quello che le pare, ma è anche vero che la politica le permette tutto e i sindacati pure. Si spiega così la giravolta del PEAR,  [Piano Energetico Ambientale Della Regione Marche, n.d.r.], che prima dispone la produzione decentrata e distribuita dell’energia e favorisce una specie di dismissione o riconversione, poi consente all’API una concentrazione massima di produzione di energia. Una buona politica che resta solamente sulla carta.

Simonide. In mezzo c’è la Centrale di Cogenerazione, che utilizza gli scarti della raffineria per fare energia elettrica: la definiscono white rafinery, ma lì di bianco non c’è proprio niente: si prendono i residui della raffinazione che sono bitumi e altra robaccia, vengono gassificati e sparati dentro una turbina. Questa roba qui,  si chiama syngas, un gas di sintesi al quale vengono tolte l’H2S, i metalli pesanti e le altre cose impure con una tipologia di impianti che non fa bene per niente venirne a contatto. Ci sono voluti anni prima che mettessero dei dispositivi a tutela dei lavoratori.

Trasibulo. Insomma, loro hanno questa centrale e quello che mi dà fastidio è che la Regione, invece di concertare una riconversione, da un giorno all’altro ha detto sì al rigassificatore. “Noi sappiamo fare solo questo”, ha dichiarato di recente  l’azienda tagliando la strada a ogni possibile riconversione dell’attività in altro. Non mi pare però che sia tanto così: per esempio il conte Brachetti Peretti si è intrippato con i vini, ha chiamato tutti gli esperti migliori per fare il Pollenza, il Pio IX: dunque se ha voglia di fare cose diverse rispetto alla raffinazione le può anche fare. Anche nell’ultima assemblea in vista della cassa integrazione si è detto: “Riconvertiamo, noi lavoratori sappiamo fare tante cose, mica solo la raffinazione”; il conte Brachetti Peretti però ha detto: “No, no, io sono nato petroliere e rimango petroliere”. Ma è la Regione il problema, che per anni dice alla popolazione “adesso basta”, “adesso basta” – guarda caso sotto l’onda emotiva che segue un incidente – ma il problema è sempre quello: che questi signori sanno che col ricatto occupazionale possono continuare a smerdare il mondo intero e non gliene frega niente. Non ti sta bene così? Allora chiudo. Ti metto in cassa integrazione quattrocento operai più quelli delle ditte che fanno mille e passa. E poi vediamo chi la vince.

Glaucone. Noi ci mettiamo a protestare, e ancora una volta è una protesta strumentalizzata: come quella volta che sono andati a manifestare sotto la Regione a favore del rigassificatore: io ed altri non eravamo d’accordo, perché non esiste. Io non posso andare a manifestare per te padrone che mi dici di andare in piazza, e quando invece ci vado per me chiami i Carabinieri.

Anche tra i lavoratori c’è confusione. Io non posso andare a manifestare per una cosa che non so neanche quanti operai impiega. Lì arriva una nave, scarica, attacca una manichetta e arriva il gas qua da noi: ci vorranno quattro persone, tre… Adesso siamo centinaia di persone che lavorano lì e vai in piazza per ridurre il personale? Perché tu non sai qual è il piano aziendale. Pensa quanto siamo coglioni:  però siamo andati tutti lì.

Socrate.     Una volta, parlando con amici, dicevamo che trattano i lavoratori come scudi umani: perché quanto più l’Azienda crea le condizioni per mettere i dipendenti in prossimità del licenziamento, tanto più si vale della loro protesta, nelle piazze, per la strada; la loro presenza esterna, col problema familiare che si porta dietro, si traduce in consenso di chi assiste verso causa dell’Azienda, che è quello di esserci comunque e a qualsiasi costo…

Glaucone. Eh sì. Anche le proteste che stanno facendo adesso, secondo me anche in questo caso, l’API ti lascia fare perché è sempre un uso strumentale degli operai. Hanno bloccato il carico delle autobotti, ma è una sciapata perché tu lo blocchi la mattina alle 5, fermi il camionista che non può caricare gasolio, benzina, bitume e poi alla fine ti stufi perché stai lì otto ore e lui il giorno dopo carica più di prima. L’API ti fa vedere che ti lascia fare, perché se vuole ti denuncia e ti manda a casa. Ma anche in questo caso gli fa gioco: fanno vedere che c’è crisi, che chiudiamo, e quindi vuole gli operai per strada: per quali interessi non lo so, se ha qualcos’altro in mente. Ma io sono convinto che anche stavolta tu operaio non manifesti per te, perché poi alla fine di te faranno quello che gli pare. Tutti per la strada a bloccare il traffico: ma io non sono un vigile urbano che regola il traffico. Io devo fermare gli impianti, non la gente che va a lavorare. Basta pochissimo. Basterebbe seguire le procedure alla lettera per creare problemi alla fabbrica. Per dire, se vuoi ottenere qualcosa.

Socrate.     Ma a che serve bloccare la produzione? Tanto tra poco chiudono la raffinazione e bloccano loro l’impianto!

Trasibulo. Sì, però è diverso, loro fino a dicembre vogliono andare avanti perché la centrale che hanno adesso, l’IGCC, è equiparata alle rinnovabili e prendono i contributi statali delle rinnovabili, CIP6, che da dicembre finiranno. Comunque sì,  Brachetti Peretti vuole chiudere con la raffinazione; perché lui con la raffinazione ci guadagna comunque, ma non come prima. Se prima, per dire, guadagnava 100, adesso guadagna 60 e si considera in rimessa. Chiuderà, ma se gli fermi gli impianti adesso a lui gli dai fastidio. Alla fine del 2012 invece non gli dice più niente perché non avrà più i contributi. Solo per la cessazione dei CIP6 l’azienda percepirà 380 milioni di euro e comunque manderà a casa 400 operai. Per dirtene una, c’è stata un’assemblea determinatissima, dove tutti erano leoni: “Basta, facciamoci sentire, blocchiamo gli straordinari”. Beh, l’altro giorno, che hanno fatto la manutenzione alla centrale della cogenerazione, ci è arrivata addirittura una lettera di complimenti perché quelli hanno avviato l’impianto dodici ore prima rispetto alla procedura.

Allora, dove cavolo vuoi andare con gente così? Per difendere cosa, poi? Il posto di lavoro? Di ufficiale si sa che il 31 dicembre la raffineria sospende l’attività; ci sarà la fermata degli impianti, poi la bonifica;  dopo il congelamento degli impianti per un anno veramente non si sa se riprenderà o no: perché l’impianto già funziona poco quando va, figuriamoci cosa comporterà dopo un anno di fermo. Che poi è più pericoloso quando è fermo che quando è in marcia, paradossalmente.

Quello che mi dispiace è che gli operai non ci hanno capito niente. La possibilità di farsi valere ci sarebbe anche: se segui alla lettera le procedure – e ce ne sono diecimila per ogni roba – fermi tutto. Se per fare una manovra ci vuole tot tempo, loro invece corrono, si arrabattano, ritornano dalle ferie per fare i doppi turni; ma allora cosa vuoi pretendere? Perché poi il personale, quando c’è il riavviamento alla fermata della centrale, non basta per quanto è risicato. L’ultima volta che hanno ridotto il personale ne hanno mandati via 98 – e tra l’altro nell’accordo, anche questo non rispettato, c’era che “alla riduzione del personale seguirà il miglioramento degli impianti, tra un anno…” Ma quale miglioramento, ma quale anno: non hanno fatto niente. Ci sono le valvole serrate col fil di ferro, ragazzi, questa è la realtà.

Glaucone. Di anni ne sono passati due; ma il sindacato s’è risvegliato solo adesso che Brachetti Peretti ha annunciato la cassa integrazione. Ma dove sei stato tutto questo tempo? Noi lavoriamo su impianti sempre più vecchi e il personale è sempre più ridotto, dove c’erano quattro addetti adesso ce ne sono tre; dove ce n’erano tre adesso ce ne sono due.

Simonide. È così dappertutto, in Italia. In Germania, negli altri posti – tanto noi li sentiamo i camionisti – è tutta un’altra cosa; e già lo vedi da loro: la scaletta di accesso al camion, i cavi, la cintura di sicurezza: lì non lavori se non hai tutto quello che ci vuole, non ti fanno entrare. Qui è una baraonda. E poi cosa succede: viene giù un dirigente una volta ogni sei mesi e comincia a dire “questo non va bene, quello non va bene”, e poi la colpa è sempre del camionista o dell’operaio… Ma le cose sono sempre quelle: non cambiano un cazzo, non spendono una lira… È questa la politica lì dentro. Perché a livello ambientale, a livello di sicurezza, loro ti dicono che hanno investito ma… è vero? Perché se senti loro spendono dieci milioni, venti milioni, quaranta milioni di euro…

Trasibulo. Ma sono gli impianti di produzione quelli che fanno fare i soldi. Anche l’impianto nostro: hanno detto che adesso miglioreranno, rinnoveranno, non lo so: io spero che sia vero; già rispetto agli inizi di cose ne hanno fatte per il miglioramento, gli analizzatori ambientali, tante cose bisogna dire; ma anche perché a livello regionale i comitati, le associazioni dei cittadini, insomma, gliele hanno imposte. Quando vengono i controlli non sono efficaci, anche lì quanti ammanicamenti… Le certificazioni poi sono una cosa allucinante: tu vieni lì, paghi e gli esiti favorevoli sono scontati. Io non penso che la certificazione vada fatta in quel modo. Un ente di controllo dovrebbe venire alla quattro di notte, controllare come lavori e poi dire quello che è; non che io pago per farmi dire che sono bravo, perché è questo che succede. Che poi alla fine i miglioramenti in cosa consistono? Dai una pitturata, fai le strisce per terra e un po’ più di cartellonistica, ma l’impianto è sempre quello. Sai che giorno arrivano, è un po’ come una visita ufficiale: “Ci facciamo belli oggi, mi raccomando”, e poi il giorno dopo tutto ritorna come prima.

Socrate.     Le linee di produzione attuali sono dunque raffinazione di carburanti e elettricità da cogenerazione…

Glaucone. Vedi, questa raffineria ha avuto sempre prodotti ad alto tenore di zolfo, che altre raffinerie non vogliono, perché noi abbiamo impianti molto spinti, quindi una forte produzione di bitumi, di gasolio. Arrivano queste navi, le pagano una cazzata, perché nessuno le vuole, è più la mondezza che altro, loro fanno soldi con una roba che pagano pochissimo; non solo: prima ci fai la benzina e tutto quello che ti serve, poi gli scarti li gassifichi e ci fai l’energia elettrica: un sacco di soldi, e poi prendi anche i contributi statali e non garantisci neanche l’occupazione.

Socrate.     Parlando di riconversione. A voi pare sia tempo scaduto so si potrebbe ancora riaprire la questione?

Simonide. Beh, certo, è tardissimo. Quelle cose andavano fatte anno dopo anno e non a strappi dopo la spinta emotiva degli incidenti. Qua invece si è cercato di non far vedere all’esterno qual’è la realtà, perché se no la gente si arrabbia, se no chiudiamo, se no i posti di lavoro… alla fine hai fatto muro, ma chi rimane fuori è sempre l’operaio e il padrone intanto ha fatto i cavoli suoi alla grande. Perché non hai mai detto: qua voglio mantenere il posto di lavoro ma in condizioni di sicurezza e di rispetto dell’ambiente. Hai detto invece: andiamo avanti comunque sia. Il risultato è questo: quando c’era da reagire il sindacato non ha fatto niente, quando c’era da difendere le posizioni aziendali e schierare gli operai ci sono sempre andati, e questo è il risultato. Così lui dice: “Vedi? qualsiasi roba faccio a questi gli sta bene; gli diminuisco il personale e loro fanno scioperi che non sanno di niente e gli impianti fondamentalmente non li fermano”. Quindi…

Socrate.     Quando gli impianti si sono fermati, dopo un anno ci sono problemi per riavviarli? E durante l’anno poi avremmo una manutenzione costosissima senza produzione…

Simonide. Non so. Lui dice che riapre “se riprende il mercato, se, se se”…

Socrate.     Ma quegli accordi sull’occupazione che avevano fatto l’Azienda con la Regione erano dunque così fragili, così aleatori? S’era deciso che si sarebbe mantenuto lo stesso livello occupazionale per dieci anni…

Trasibulo. Il problema è che non hai strumenti per fargli rispettare gli accordi, e se li hai non li usi… Loro per esempio hanno una grossa rete distributiva. La raffinazione non gli conviene più per un sacco di motivi: i minori guadagni, i problemi del lavoro, la popolazione, gli ambientalisti… invece importano la benzina raffinata e tutto, hanno lo stoccaggio lì e via vanno. Non solo non hanno paura: a loro gli gira anche meglio…

Socrate. Rispetto alla situazione dell’ILVA, per esempio, qui manca l’azione della Magistratura.

Glaucone. Eh, quelle cose lì hanno avuto un tempo. Ma anche quando ci sono stati incidenti mortali s’è trovato il modo di dare la colpa a chi li ha subiti…

Socrate. Le Marche sono terra di concordia, mi pare di capire. Grazie comunque a voi per la disponibilità e per il contributo del vostro pensiero.

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