Misa un pericolo e una risorsa

marzo 17 18:44 2012 Stampa questo articolo

Il fiume ingabbiato

 

di Luciano Montesi

Senigallia non è solo lungomare: abbiamo chiesto a Luciano Montesi, presidente dell’associazione ambientalista Confluenze, un contributo sul fiume Misa.

Il fiume Misa è tante cose: un ecosistema naturale tipico delle zone umide, una occasione di escursioni ed attività all’aperto per tutti, un luogo di attività didattiche per le scuole, una risorsa per le popolazioni che vivono nei paraggi, un problema in caso di piene ed esondazioni.
In questo articolo parleremo proprio di quest’ultimo aspetto. Dal punto di vista idrogeologico i rischi di alluvione da parte del fiume sono causati da due macro problemi: le sue strutture, la manutenzione.
Analizziamo le strutture: il Misa soffre di interventi umani utili fino ad un certo punto. Cominciando dalla foce, la ristrutturazione del porto, con il prolungamento della banchina di ponente facilita (grazie alle correnti marine prevalentemente da sud-est) l’insabbiamento della foce stessa (ne è testimonianza paradossale l’avviso apposto dalla guardia costiera, all’imbocco del canale, che vieta l’accesso ad imbarcazioni con un pescaggio superiore ad un metro). Un tappo al termine di un corso d’acqua che, insieme a possibili venti contrari, non facilita il deflusso a mare. Sarebbe necessario un continuo dragaggio della foce.
Risalendo verso monte la successiva strozzatura è costituita dal canale murato che arriva fino al ponte Garibaldi. Quest’opera in parte mitiga l’effetto di piene di modesta portata,  ma costituisce un ulteriore tappo al deflusso delle acque perché riduce la portata del fiume da 350 metri cubi al secondo del tratto a monte a 200 metri cubi al secondo. E’ ovvio che qui sta il problema ed il rischio più grande per la città. Se, ad esempio, ad  inizio ‘900 non si fosse chiuso il fosso Penna, avremmo almeno avuto un canale scolmatore utile.
Gli argini artificiali costruiti nel 1911 dalla città fino a Casine di Ostra svolgono una funzione analoga rispetto alle campagne: fino ad un certo punto contengono gli allagamenti. Nel corso degli anni per tutelare gli stessi argini si è intervenuto con difese delle sponde in muratura o in cemento armato, con briglie, cestonate e gradoni di pietrisco o di cemento, scogli di pietra o di cemento e, recentemente con la ingegneria naturalistica. Una serie fitta, brutta e costosa di “pezze” a difesa degli argini.
Ma quando le piene diventano importanti ed il fiume non riceve più l’acqua proveniente dalle campagne (per via di un sistema a portelle che si chiudono quando il fiume scorre al di sopra del piano di campagna) i campi, le case e i capannoni comunque si allagano e sorgono i problemi come alla Marazzana a marzo. Giustamente i residenti e titolari di attività protestano. Quei danni sarebbero da far pagare a chi ha rilasciato le autorizzazioni a costruire. Personalmente ho potuto verificare, in consiglio comunale (anno 2000) al momento della formulazione delle osservazioni al PAI (piano assetto idrogeologico della Regione) che Senigallia (chiedendo di ridurre tutte le zone a rischio da R4 a R1) ha privilegiato l’edificazione alla tutela del territorio.   Ed arriviamo all’ultimo sfregio strutturale, il fosso del Sambuco. Chi ha progettato e realizzato gli argini di questo fosso, probabilmente nei primi del ‘900, non era in una condizione molto lucida. Il Sambuco raccoglie acque da un bacino abbastanza vasto, inoltre riceve acqua da quello che un tempo era il vallato del mulino della Marazzana, che si immette perpendicolarmente al Sambuco stesso, il quale infine si immette controcorrente nel Misa: tombola! Per forza che in caso di piena da qualche parte esonda. Non a caso a marzo è stata rinvenuta ghiaia, portata dal fiume, per centinaia di metri nelle campagne circostanti. C’è chi attribuisce la responsabilità di tutto alle tane di tassi o istrici presenti lungo gli argini. Dove il fosso si è rotto quest’anno non c’erano tane, è per altro risaputo che quegli animali non costruiscono le tane dove si fa una accurata manutenzione. Ma di questo parleremo fra poco. Sicuramente il corso di quel fosso va rivisto e rettificato.
Per molti la panacea di tutti questi mali strutturali sarebbero le vasche di espansione previste da 30 anni in località Brugnetto. Una mega struttura a cui vorremmo dedicare un prossimo articolo.
Parliamo ora di manutenzione. Un tempo era a carico dei confinanti ed il fiume risultava fin troppo pulito, praticamente privo di vegetazione. Da quando la competenza è passata alla Regione prima ed alla Provincia poi sono esplosi i problemi. Non ci sono fondi sufficienti, le procedure burocratiche sono lente, non c’è continuità e spesso non c’è qualità negli interventi.
Fino a poco tempo fa i lavori venivano eseguiti da ditte movimento terra che intervenivano estirpando completamente gli alberi, interrando tutto e facendo tabula rasa; poi per anni il nulla. Da quest’anno la Provincia ha affidato i lavori ad imprese agricole locali, un primo passo significativo verso una maggiore qualità negli interventi. Sarà poi necessario dare continuità.
Personalmente, da anni, all’interno dell’associazione Confluenze, lavoro con i volontari alla pulizia del fiume: quest’anno opereremo lungo il torrente Nevola. E’ un’opera gratuita (anzi dobbiamo pagare per il legname che portiamo a casa) che cerca di combinare la tutela dell’ambiente fluviale con l’esigenza di favorire il deflusso delle acque. Ovviamente salvaguardando le essenze protette o poco presenti, le caratteristiche di ogni particolare tratto di fiume e gli habitat degli animali. E’ importante rimuovere i tronchi posti di traverso, gli alberi secchi o pericolanti, buona parte delle piante infestanti, o in eccesso, per impedire che, in caso di piena, vengano trascinati a valle e si appoggino ai piloni dei ponti creando rischi di esondazione e pericoli per la popolazione.
Molti ci indicano a modello, ma pochi ancora ci imitano o ci sostengono.

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Luciano Montesi

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1 Commento

  1. enrico dignani
    marzo 23, 19:11 #1 enrico dignani

    se non si conosce l’associazione Confluenze e il loro generoso e simpatico operare non si può capire o avere idea di quanto ci sia di interessante e straordinario nella loro esperienza, io e il mio spirito critico ne sono testimoni. Grazie Luciano.

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