L’ipotesi: Palazzo Gherardi. Perché no?

marzo 18 12:54 2012 Stampa questo articolo

di Virginio Villani

Nel programma della coalizione “Città Futura” elaborato per le primarie del 2009, era stato ipotizzato che il perno museale della città potesse essere il “Palazzo Gherardi”, come il luogo più idoneo per la sua centralità e il suo valore simbolico a costituire il contenitore nobile di un sistema museale e a svolgere il ruolo di baricentro culturale della città in sinergia con tutti gli altri luoghi della cultura circostanti, quali Palazzo del Duca, Palazzetto Baviera e Rocca Roveresca, con cui collegarsi anche per mostre ed esposizioni temporanee o sezioni separate.

La struttura, oltre ad un notevole valore storico-architettonico, inserita com’è nella scenografia dei Portici Ercolani e posta sul fronte del porto, presenta una particolare importanza strategica e simbolica come portale di ingresso della città storica. Inoltre  per aver ospitato per circa settanta anni il Liceo Classico e la Biblioteca Comunale è percepita dalla maggior parte dei Senigalliesi come luogo destinato tradizionalmente alla cultura. Per questo motivo è stato chiesto da più parti di conservare questa sua destinazione pubblica di carattere culturale, adibendola a contenitore museale, l’unica destinazione che potrebbe giustificare un ingente investimento da parte del Comune. Il programma di coalizione e l’attuale amministrazione non hanno recepito però completamente la proposta, ipotizzando soluzioni di ripiego, che sono tutt’altra cosa rispetto al progetto “Museo della città”.
Palazzo Gherardi dispone di una superficie utile di circa 1800 mq., che in prospettiva potrebbero anche essere ampliata, ed ha tutti i requisiti per porvi la sede stabile del Museo e la direzione del sistema. La sua posizione centrale permetterebbe di espandersi e collegarsi, anche per mostre ed esposizioni  temporanee o sezioni separate, con le altri sedi vicine. La sua ampiezza gli consente anche una destinazione mista, utilizzandone una parte per gli uffici comunali o, solo nel caso estremo in cui non si potesse trovare altra soluzione, concedendone un utilizzo parziale a residenza privata al solo fine di impiegare le risorse provenienti dagli oneri di urbanizzazione per un primo intervento di consolidamento.
L’opposizione che si fa normalmente a questa proposta sono gli alti costi di ristrutturazione, per i quali l’Amministrazione non dispone di risorse. Ma allora come penserebbe di far fronte al progettato “Museo della fotografia” o di altro genere ipotizzato per l’aerea ex Sacelit? E se là è stata pensata la possibilità di una struttura museale (realizzarla poi è un’altra cosa) e qui è stata esclusa, allora il problema non è tanto di natura economica quanto ideologica. L’impressione è che fin dalla sua dismissione più di dieci anni fa palazzo Gherardi sia stato pensato come un bene da alienare per finanziare il bilancio comunale e oltre non si sia andati, scartando pregiudizialmente ogni altra ipotesi per paura di non avere le risorse e per la mancanza di idee sulla sua possibile utilizzazione. E se invece esistessero risorse alternative per valorizzare questo bene e destinarlo ad utilità pubblica sarebbe disposta l’Amministrazione a cambiare parere? Le possibilità potrebbero derivare ad esempio dalla dismissioni del patrimonio comunale già in corso con l’ex Musinf, aggiungendovi l’area edificabile ex Sacelit attualmente destinata a museo, il Palazzo Fagnani con il trasferimento della scuola media alle Scuole Pascoli per unificare in un solo luogo l’istituto comprensivo, la parte di proprietà comunale dell’ex Collegio Pio, trasferendo i pochi uffici nel Palazzo Gherardi e come ultima risorsa destinare una parte limitata del palazzo a residenza privata.
Sono soluzioni percorribili? Secondo noi sì. Ma la risposta ultima può venire solo da un atto di convincimento dell’Amministrazione Comunale, che può contare comunque su un ampio consenso nella cittadinanza.

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