In difesa del paesaggio

In difesa  del paesaggio
ottobre 08 08:29 2012 Stampa questo articolo

Proposta di legge regionale di iniziativa popolare

di Virginio Villani
presidente Italia Nostra

Nell’ottobre 2011 si è costituito formalmente il “Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio”, un aggregato di associazioni e cittadini di tutta Italia, che intende perseguire un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio. Il movimento nazionale si articola in coordinamenti regionali e quello marchigiano si è costituito lo scorso inverno con l’adesione di tutte le associazioni ambientaliste e dei vari comitati esistenti nel territorio, una rete regionale di 85 associazioni di diversa scala e storia (associazioni presenti a livello nazionale ma anche comitati locali) e singoli cittadini distribuiti su tutto il territorio marchigiano, organizzati in cinque coordinamenti, uno per ciascuna Provincia.
La prima importante iniziativa che il Forum marchigiano intende mettere in campo è una propo-sta di legge di iniziativa popolare per la tutela del paesaggio, lo sviluppo ecocompatibile ed il governo partecipato del territorio regionale, con modifiche alla l.r. n. 34/1992 (norme in materia urbanistica, paesaggistica e di assetto del territorio), alla l.r. n. 18/2008 (norme in materia di comunità montane e di esercizio associato di funzioni e servizi comunali) e con abrogazione della l.r. n. 13/1990 (norme edilizie per il territorio agricolo). La proposta è stata depositata a giugno presso i competenti uffici regionali ed ha superato l’esame di ammissibilità.
La legge intende in sostanza mettere fine alla lunga stagione della dissipazione speculativa dei nostri beni comuni, quella che ha fatto crescere negli ultimi decenni la superficie cementificata del 274% a fronte di una popolazione residente aumentata del solo 15%, che nel 38% dei Comuni ha costruito interi quartieri in zone ad alto rischio ambientale, che ha fatto delle Marche una delle regioni d’Italia con la più alta percentuale di pannelli fotovoltaici installati a terra anche in zone ad economia rurale di qualità e ad alto valore paesaggistico, che sta facendo delle Marche un nodo della speculazione nazionale ed internazionale per l’ acquisizione e lo stoccaggio del gas, per la produzione di energia da combustione (rigassificatori e biomasse) e per la  sua distribuzione attraverso megaimpianti quali l’elettrodotto Terna da 380.000 Volt.
I Comuni finora hanno impostato i loro piani urbanistici sull’espansione delle città, occupando e quindi compromettendo ampie porzioni di suolo agricolo fertile, piuttosto che puntare sul recupero e riuso di edifici esistenti vuoti o obsoleti e sulla riqualificazione e riabilitazione di aree urbane dismesse. I punti qualificanti della proposta di legge sono:

 

  • A – riconoscere come primario principio fondativo della nuova legge, da inserire all’art. 1, che il territorio, l’ambiente ed il paesaggio costituiscono “beni comuni”, appartenenti all’intera col-lettività regionale, a cui associare valore sociale e culturale (e non solo economico) e quindi da considerare nel loro insieme “patrimonio non alienabile e inscindibile”;
  • B – introdurre il principio della partecipazione, reale e non solo dichiarata, delle comunità locali alle scelte di governo del territorio da rendere obbligatoria, effettiva e strutturata attraverso la codificazione di metodologie in parte già sperimentate con successo o in fase di sperimentazione in altre regioni italiane e soprattutto in paesi europei dove sono ormai consolidati metodi avanzati di urbanistica partecipata;
  • C – raggiungere l’obbiettivo di “consumo suolo zero”, tramite il congelamento delle aree po-tenzialmente edificabili dei PRG vigenti attraverso una specifica norma di legge o ancor meglio attraverso la rapida adozione del nuovo Piano Paesaggistico Regionale (PPR), ancora in fase di predisposizione dal 2008;
  • D – dichiarare la decadenza dei diritti edificatori, introducendo il termine prescrittivo di cinque anni sulla validità dei diritti di edificabilità delle aree libere, attuali e futuri, decorso il quale, in assenza di interventi edilizi (leggasi stipula della convenzione urbanistica), la destinazione d’uso delle aree stesse torna ad essere quella agricola o comunque esse perdono la capacità edificatoria;
  • E – aprire la strada ai Piani Strutturali Intercomunali (o piani d’area vasta) che mettano fine ai Piani Regolatori autarchici e autoreferenziali, introducendo la cogenza della pianificazione intercomunale per ambiti omogenei da individuare a cura dei Piani Territoriali di Coordinamento (PTC), previa opportuna concertazione tra Province e Comuni, sentita la Regione (salvo modifiche delle rispettive). A tal fine i PTC devono individuare quali siano i temi di valenza territoriale (mobilità, energia, servizi, impianti e attività strategiche, gestione dei fiumi e delle risorse idriche, tutela delle aree naturali, ecc.) che necessitano di una programmazione concertata e per i quali deve essere attivata una pianificazione strutturale intercomunale; quest’ultimo è un nuovo strumento che per la maggioranza dei casi può sostituire il piano strutturale comunale, da rendere obbligatorio solo per i Comuni di maggiore dimensione (p. es. oltre i 15.000 o 20.000 abitanti).
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