Il Museo della Città

marzo 18 12:45 2012 Stampa questo articolo

La proposta: un museo diffuso, ma occorre un centro di gravità

di Virginio Villani

 

Notava qualche tempo fa Andrea Carandini sul quotidiano “La Stampa” che l’Italia ha una classe dirigente “inconsapevole del tempo in cui viviamo, quello post industriale”. Così che nella difficile congiuntura economica in cui ci troviamo, mentre si parla continuamente e concitatamente di sviluppo, “mai si accenna alla cultura, come se essa fosse una ciliegina sulla torta, una decorazione inutile ai più”, non rendendosi conto che ormai lo sviluppo è sempre più affidato alla crescita della conoscenza e che quindi “l’ambiente, il paesaggio, la storia, l’arte, i documenti, i libri e la produzione culturale rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo della società e della persona” in una visione dell’economia in cui la ricerca della conoscenza, della bellezza e dell’armonia con la natura avranno un peso sempre maggiore ai fini del benessere psicologico, fisico e mentale.

L’articolo lancia poi un appello a favore di quella grande massa di giovani che hanno creduto nelle potenzialità occupazionali offerte dalle specializzazioni universitarie nei settori dei beni culturali (archeologia, archivistica, biblioteconomia, restauro, turismo culturale ecc.) e che oggi pagano la loro illusione con la disoccupazione, il precariato o lavori di fortuna.
Il clima che si respira a livello nazionale si riflette quasi sempre anche nella dimensione locale, dove le risorse culturali non mancano, ma manca spesso una progettualità di ampio respiro che sappia andare al di là della cultura intesa solo come evento-spettacolo. Se prendiamo il caso di Senigallia, le testimonianze archeologiche che stanno lentamente affiorando e che verranno alla luce ancora di più se andrà avanti questa coraggiosa operazione di archeologia urbana, confermano l’importanza della storia urbanistica della città, contrassegnata da abbandoni, ricostruzioni e ampliamenti pianificati e progettati, che ne fanno un esempio fra i più interessanti a livello nazionale, assolutamente meritevole quindi di una forma stabile e moderna di musealizzazione, insieme a tutti gli altri eventi e aspetti culturali, sociali, economici necessariamente collegati alle fasi della storia urbana. Si tratta di un progetto che pone delle sfide, non solo perché richiede un’opera di ricerca laboriosa e lunga nel tempo, sostenuta da qualche investimento pubblico e privato, ma anche e soprattutto perché presuppone fin da ora la necessità di predisporre una sede in cui in cui tutte le conoscenze sui beni culturali e sulla storia cittadina e del territorio, presenti e future nel loro delinearsi possano essere presentate, organizzate e comunicate.
Attualmente Senigallia dispone di varie istituzioni museali. Le più dipendono dal comune: il Museo dell’Informazione, il Museo dell’Agricoltura e l’Area Archeologica della Fenice, cui si aggiungerà in prospettiva la Casa Museo di Palazzetto Baviera. Altre appartengono alla Curia Vescovile, quali il museo di Palazzo Mastai e la Pinacoteca Diocesana. Questi luoghi hanno direzioni e gestioni separate e non sono connessi in una rete di fruizione e informazione unitaria, in altre parole mancano di un portale informatico che sappia tradurre il complesso di informazioni in una visione unitaria e ordinata della storia culturale della città correlata alla storia urbanistica, che dovrebbe costituire l’anima e l’ordito del progetto di conoscenza. Non parliamo poi dei luoghi e delle strutture sparsi nell’entroterra. Per questo si propone da tempo il progetto di un “Museo della Città e del Territorio” che potrebbe far svolgere a Senigallia, come città capovalle,  quella funzione di traino culturale che ha rappresentato nel passato, a differenza di altre città. Si tratterebbe comunque di un museo di nuova concezione, che presenta una polivalenza ed una molteplicità di funzioni di gran lunga superiori a quelle dei tradizionali musei tematici (arte, archeologia, scienza ecc.).
La sua base materiale sarebbe costituita dal cosiddetto “museo diffuso”, cioè dall’insieme delle realtà museali e monumentali più rappresentative esistenti nella città e nel territorio, che segnano altrettante fasi cronologiche e altrettanti aspetti (urbanistici, economici, sociali, artistici ecc.) della storia: ad esempio i siti archeologici (Sena, Suasa, Ostra, Madonna del Piano, Conelle, Montefortino ecc.), i musei (oltre quelli già menzionati, il museo delle arti monastiche di Serra de’ Conti, i musei archeologici di Ostra Vetere, di Arcevia, Castelleone di Suasa ecc.), i centri storici e i borghi murati con le loro fortificazioni, le chiese e i santuari e quanto altro. Così il “Museo della città” e il “Museo diffuso”, pur non essendo  la stessa cosa, verrebbero ad essere complementari e inscindibili, l’uno il presupposto dell’altro.  Gli strumenti operativi dovrebbero essere costituiti dalla rappresentazione mediante immagini riprodotte e digitali, ricostruzioni virtuali e reali su scala dei contesti, simulazioni ecc., accompagnata anche dall’esposizione dei materiali più rappresentativi.
Un museo in sostanza che verrebbe a rappresentare il PORTALE  d’accesso ad un percorso conoscitivo sui molteplici aspetti della storia così come si è venuta cristallizzando nei beni culturali della città e del territorio, le cui diverse componenti andrebbero messe in relazione attraverso un allestimento espositivo multidisciplinare. Un percorso interdisciplinare mirato ad evidenziare gli aspetti salienti di ogni fase storica, collegati alle testimonianze materiali e ai musei e avendo sempre come filo rosso la storia urbanistica della città. Questo farebbe di un museo di questo tipo non solo un raccoglitore e un espositore di testimonianze, ma anche e soprattutto un luogo di promozione e formazione della conoscenza con molteplici funzioni: dare una visione e una fruizione unitarie della storia e del patrimonio culturale della città e del territorio, offrire strumenti per entrare in rete con altre strutture culturali nella regione e fuori, promuovere ricerche ed esposizioni in collaborazione con le altre istituzioni cittadine (biblioteca e archivio, musei, scuole ecc.) in modo da costituire il perno della ricerca culturale e della sperimentazione didattica nella città e sulla città.
Inoltre potrebbe svolgere un grande ruolo didattico in connessione con le scuole cittadine, da quelle dell’obbligo a quelle superiori, allestendo laboratori di ricerca e sperimentazione, organizzando lezioni e incontri di studio e quanto altro. Infine l’allestimento, il progressivo aggiornamento e la promozione del museo costituirebbe anche un’occasione di collaborazione, interazione e sperimentazione per tutti gli studiosi della città che già si occupano per professione o interesse personale dei vari aspetti della storia cittadina afferenti alle tematiche del museo, oltre che un supporto alla loro attività di ricerca. Insomma il museo verrebbe a costituire il motore e il catalizzatore della cultura cittadina in materia di storia e beni culturali attraverso un’organizzazione dotata di una polivalenza, una flessibilità, senza peraltro escludere uno spazio autonomo dedicato all’arte contemporanea e all’importante settore della fotografia senigalliese.

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