Germogli di economia solidale

ottobre 08 07:53 2012 Stampa questo articolo

Visita all'azienda Bio-Malavolta

Chilometri  zero

 

 

di Giordano Mancini

 

 

Tutto il lavoro e le attività connesse ai GAS, a La Fonte ed ai bio-abbonamenti hanno evidentemente un valore proprio, ma nello stesso tempo sono parte di un discorso e di un progetto più grande che cerca la sua realizzazione nella costruzione di un Distretto di Economia Solidale (DES). Da circa due anni, con tutte le difficoltà insite nella grandezza del progetto, è stato promosso da REES Marche un tavolo per l’avvio di un DES nella valle del Misa e del Nevola. Il modello ed i metodi nati all’interno della REES, hanno lo scopo di rafforzare l’economia solidale e di prossimità a livello territoriale, per questo l’estensione del DES è limitata alle valle formata dai due fiumi che vanno dal comune di Arcevia a quello di Senigallia.
Si è scelto di operare in un territorio storicamente collegato e relativamente omogeneo per cultura e tradizioni, con l’obiettivo di connettere le diverse iniziative presenti, allo scopo di fare “massa critica” e di aumentare la visibilità della nuova forma di economia solidale che cerchiamo di promuovere. Questo andando anche oltre il settore alimentare. La nostra valle è ricca di ogni genere di piccole imprese e di artigiani che operano nell’edilizia, nell’abbigliamento, nell’energia, nel settore della pesca ed in tanti altri ambiti connessi ai nostri bisogni. C’è già gran parte di ciò che serve per una florida economia locale. Rob Hopkins del movimento delle Transition Town direbbe che il nostro è un territorio potenzialmente “resiliente”, ovvero capace di reggere a shock economici e a picchi di scarsità come quello del petrolio, già iniziato da tempo. Anche le persone meno sensibili ai temi del sociale e del rispetto dell’ambiente, dovrebbero rendersi conto dell’importanza economica delle cosiddette filiere corte e a km zero. Se, ad esempio, spendo 100 euro in un qualunque supermercato, meno del 10% dei miei soldi rimarrà sul territorio: ovvero quello che il supermercato gira sotto forma di stipendi ai suoi impiegati. Il 90 % dei soldi lascia il territorio sotto forma di logistica appaltata, acquisto di prodotti fatti altrove, ricavi aziendali, ecc.. Quando invece acquisto presso un produttore locale, il 90% della ricchezza resta sul territorio! La produzione è locale, la logistica quasi assente e i ricavi restano sul posto. Solo il denaro necessario all’acquisto ed alla manutenzione delle attrezzature, del computer tramite il quale in genere si effettua l’ordine e pochi altri “spiccioli” lasciano la valle.
Assistiamo poi a paradossi che vedono ad esempio la Terra e il Cielo, la più antica cooperativa di agricoltori bio delle Marche con sede a Piticchio, vendere in altre parti d’Italia e soprattutto all’estero, più dell’80% dei 7.800 quintali di ottima pasta bio prodotti. I GAS della valle sono i principali consumatori locali di quella pasta bio. Questo mentre la nostra valle ogni anno consuma in media 24.000 quintali di pasta, quasi tutta importata da altri luoghi, di qualità inferiore e spesso pure più cara! Ha senso che a Tokio mangino la Pasta de La Terra e il Cielo e bevano acqua di Frasassi, mentre noi importiamo acqua minerale dalla Francia e pasta (non bio) dalla Romania? Quanto petrolio dovremo bruciare e quanta CO2 dovremo immettere in atmosfera prima di diventare più saggi? Oltre ai promotori ed ai facilitatori della REES, uno dei soggetti più attivi del tavolo DES è certamente Paolo Manoni, banchiere ambulante di Banca Etica. Dal suo osservatorio privilegiato ha potuto osservare la ricchezza di iniziative di economia solidale presenti nella valle e ha sentito forte l’esigenza di fare in modo che tali realtà si incontrassero ed iniziassero a collaborare. Infatti accade che non sempre i vari soggetti impegnati nell’economia solidale si conoscano, anche se operano nello stesso territorio. Così ci si è accorti che alcune verdure bio che La Fonte era costretta a cercare a qualche decina di km di distanza, erano disponibili in loco presso la Cooperativa Sociale 11° ora, impegnata nell’impiego di persone svantaggiate e/o portatori di handicap nell’agricoltura biologica. Abbiamo scoperto che nella valle è stato avviato un progetto per il “mocassino a km zero” e che un imprenditore impegnato nel settore della maglieria stava creando un campionario di capi bio tinti al naturale, anche con il famoso Guado di Borgo Pace. In città da tre mesi è aperto “qb” (quanto basta), un negozio dove i valori sono quelli del prodotto locale, sfuso, biologico e solidale. Il negozio è stato avviato da una decina di ragazzi della cooperativa RiDotti bene. L’iniziativa va ad aggiungersi ad altre 3 realtà che vendono prodotti a filiera corta, equo e solidali e biologici. Si sta avviando nella valle un progetto per il ripristino della coltivazione della canapa da fibra. Poi abbiamo produttori d’olio, di  formaggi, di vino e allevatori di mucche e capre bio e tanto altro ancora.
E’ molto importante però che accanto alle fondamentali iniziative basate sulla gratuità e sul volontariato di cui si è detto sopra, emergano e si consolidino in fretta iniziative di economia solidale in grado di generare anche lavoro nell’area dei servizi connessi alla distribuzione ed al commercio locale. Gran parte delle persone che costituiscono i GAS e La Fonte hanno conseguito nel tempo una loro consapevolezza. Chi non ha fatto gli stessi percorsi può non essere così disponibile al volontariato ed al lavoro gratuito. Oppure sono impegnati in altre attività sociali. Mentre ai negozi come “qb”, “Alcatraz” o “La terra e il cielo”, presidiati da persone pagate per il loro lavoro, accedono anche numerosi clienti che non appartengono all’area del consumo critico e consapevole, i GAS sono formati solo da un certo genere di fruitori. Questa modalità mantiene stabile, quindi scarsa (marginale?), la domanda di prodotti generati dall’economia solidale. A volte mancano i prodotti, perché non c’è abbastanza domanda da rendere conveniente la produzione. I GAS sono formati da persone impegnate direttamente e gratuitamente nei servizi connessi agli acquisti, quindi non si fa proselitismo e ciò rallenta lo sviluppo dell’economia solidale. La Fonte è il punto di snodo e di possibile evoluzione dell’attuale modello. Il DES può fornire punti di aggregazione e progetti per aumentare la massa critica e la visibilità dell’economia alternativa al sistema dominante.

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