Disabili: la res(s)a dei conti

Disabili: la res(s)a dei conti
ottobre 08 08:33 2012 Stampa questo articolo

Intervista a Fabrizio Volpini Assessore ai Servizi Sociali

di Alessia Girolimetti

L’accaduto in breve, prima di addentrarci nel vivo dell’argomento: gli Uffici dell’Assessorato ai Servizi Sociali si sono accorti a giugno di non avere le risorse sufficienti per poter mantenere inalterato il servizio di assistenza educativa garantito fino a quel momento ai portatori di handicap.

L’immediata conseguenza è stata un taglio del servizio con un doppio impatto: le famiglie dei ragazzi si sono trovate con un servizio ridotto e i dipendenti di H MUTA, la cooperativa sociale che ha in appalto il servizio, hanno subito una riduzione dell’orario di lavoro.

Con questa premessa cerchiamo di entrare nel merito.

1) Nel corso di un incontro con le famiglie Sindaco e Assessore hanno riconosciuto le responsabilità dell’Amministrazione ed è stata decisa la costituzione di un tavolo di lavoro che si è riunito per la prima volta il 20 agosto. Erano presenti i rappresentanti delle famiglie coinvolte, dell’ANFAS, dell’H MUTA e dell’Amministrazione Comunale, per concertare una riorganizzazione del servizio verosimilmente a partire dal prossimo anno.

Cosa si dovranno aspettare le parti coinvolte? Come verrà in sostanza riorganizzato il servizio?

Partendo da una disponibilità di bilancio per il servizio immutata  rispetto allo scorso anno,  si è avuto modo di verificare, già nel mese di aprile, che le ore consumate nel primo semestre sarebbero state lievemente superiori rispetto al primo semestre dell’anno 2011. Tuttavia si può solitamente contare, durante il periodo estivo, su un contenimento strutturale del monte ore dovuto alla chiusura delle scuole. Non si poteva invece avere ancora certezza circa le richieste per il periodo estivo ed invernale.

Infatti, per fare una qualsiasi previsione e per ipotizzare un qualsiasi intervento, era necessario attendere le proposte del piano estivo e del successivo piano per l’ anno scolastico 2012/2013.

Il 20 maggio ci sono state trasmesse le nuove richieste.

Andando a costruire il piano estivo e il successivo piano invernale, che parte con l’inizio della scuola, è emerso un significativo aumento dei casi, nonché un consistente aumento del monte ore  per utenti già in carico.  Il quadro delle richieste estive ed invernali, raffrontato alle effettive disponibilità finanziarie, ha evidenziato una situazione di difficile sostenibilità e l’esigenza di attuare interventi contingenti, a partire dal piano estivo – privilegiando comunque la frequenza presso i centri estivi –  ed interventi a medio e a lungo termine sul piano invernale.

In considerazione dell’urgenza adottata nell’attuazione del programma estivo per il servizio, gli uffici, su mandato dell’Amministrazione, hanno invitato le famiglie, non conosciute dal Comune perché in carico ai Servizi dell’Area Vasta 2, al fine di scusarsi per le modalità e per i tempi della comunicazione, sicuramente non idonei, e per avviare un rapporto di conoscenza ed interlocuzione, attraverso colloqui sociali, necessariamente svolti singolarmente per garantire la privacy, non per trattative individuali sotto banco, ma per avere un quadro chiaro della platea dei beneficiari, necessario per un  qualsiasi lavoro di  ridefinizione del servizio.

Al termine dell’operazione conoscitiva delle famiglie, preso atto  dei forti disagi sollevati  da alcune di esse e delle proteste che venivano mosse, l’Amministrazione ha considerato l’ipotesi e l’opportunità di rivedere il percorso attuato.

Nel corso di un incontro con le famiglie Sindaco e Assessore hanno ascoltato e condiviso le problematiche espresse ed hanno riconosciuto che qualsiasi intervento doveva trovare una modalità di attuazione più graduale e condivisa, affinché non si creasse un controproducente muro contro muro. Era  infatti inutile in questo contesto dividersi, rivendicare, contrapporsi. Amministratori, cittadini, utenti, associazioni, sindacati, terzo settore, siamo tutti di fronte, al di là di errori ed approssimazioni sui singoli processi gestionali, ad un problema comune: come difendere una rete di servizi alla persona in un momento di crisi generalizzata.

Sindaco e Assessore si sono assunti l’ impegno di costituire un tavolo di confronto, che si è riunito il 20 agosto scorso, con l’Area Vasta, la Cooperativa H Muta che eroga il servizio per conto del Comune, la Consulta del Volontariato,  i sindacati, ma soprattutto i genitori, rappresentati da un’associazione storica, l’ANFAS, e da un nuovo gruppo in via di costituzione per concertare una riorganizzazione del servizio verosimilmente a partire dal prossimo anno.

Vorrei aggiungere alcuni elementi per completare il quadro. L’Area Vasta ha la titolarità della programmazione degli  interventi nei confronti dei disabili. I programmi di intervento (PEI, piano educativo di intervento) sono realizzati  da unità valutative[1], delle équipes composte da specialisti (psicologi, assistenti sociali, neuropsichiatri infantili, fisiatri, medici legale a volte). Vengono inviati sia alle scuole che al Comune per una programmazione integrata con il sostegno inviato dall’Ufficio Scolastico Provinciale.

Il futuro ha un solo faro, quello dell’appropriatezza delle prestazioni. Con la  rivisitazione  di alcuni aspetti  del servizio si intende cercare di dare la prestazione più giusta per quel problema in quel determinato contesto, tenendo conto delle compatibilità generali, che non sono solo economiche. Solo un tipo di prestazione del genere è efficace ai fini dell’obiettivo dell’assistenza e del recupero di alcune funzioni nell’ambito della disabilità.

Alcuni casi con disabilità consolidate, in cui prevale solo l’aspetto della non autosufficienza e con un’età tale per cui il discorso del recupero delle capacità residue non ha più senso, hanno bisogno di un altro tipo di assistenza, più materiale e caratterizzata da costi minori rispetto a quelli che comporta un educatore.

Certi momenti della vita di alcuni ragazzi poi potrebbero vedere coinvolte più persone allo stesso momento, diventando anche più educativi.

Appropriatezza secondo me è sinonimo di qualità degli interventi e non significa necessariamente risparmio.

All’incontro del 20 agosto l’Amministrazione, su richiesta delle famiglie e delle forze sindacali, si è impegnata  ad attuare il piano invernale così come programmato dalle équipes dell’Area Vasta 2 fino al 31 dicembre. Ciò comporta un reperimento di risorse ingenti, di circa 160.000 euro. Tutti gli Assessori dovranno fare economie sui singoli capitoli.

2) Il budget riservato all’assistenza educativa ai portatori di handicap si è rivelato insufficiente rispetto alla domanda. Perché? Come è possibile che di anno in anno questi casi aumentino in misura tale da non permettere un facile e rapido riaggiustamento dei conti?

Come emerge dalla tabella, lo sforamento del numero di ore è avvenuto sia a causa dell’aumento del numero di casi, che per l’aumento del monte ore assegnato a ciascuno. Il programma, molto complicato ed articolato, si suddivide in piano invernale e in piano estivo. Viene realizzato all’inizio di ciascun anno scolastico e alla fine per quello estivo, ma poi in corso d’anno  si verificano inserimenti nel servizio di nuovi casi.

A Senigallia, dal 2000 al 2012, si è passati da 30 a 139 casi di portatori di handicap, un numero di gran lunga superiore rispetto a quello di una città molto più grande come Ancona.

Una delle interpretazioni è che il sistema di welfare efficace e consolidatosi negli anni rappresenti un polo attrattivo. Ci sono casi di cambi di residenza di persone che addirittura vengono da fuori Regione per attingere ai servizi. Molti Comuni non forniscono l’assistenza educativa  domiciliare.

Finora il nostro Comune ha sempre rispettato le ore stabilite dalle commissioni e non a caso a Senigallia la media annua delle ore di assistenza domiciliare procapite è di circa 500. Ad Ancona sono circa 250, a Fabriano sono circa 400 e a Jesi circa 300.

Le commissioni operano all’interno di ogni distretto. La Valle del Misa e quella del Nevola fanno parte di un unico distretto che da indicazioni a tutti i Comuni che ne fanno parte.

A Senigallia la metà del bilancio dei servizi sociali è impegnata nella disabilità. Ci sono tantissimi altri casi di fragilità: anziani, anziani malati di Alzheimer, malati psichiatrici, nuove povertà.

Anno Utenti Ore complessive erogate Ore annue pro-capite erogate
2000 39 21.132,00 542
2001 45 24.066,50 535
2002 52 25588,00 492
2003 55 24.055,50 437
2004 61 25.552,00 418
2006 61 25.244,50 413
2007 67 34.173,00 510
2008 81 41364,50 510
2009 96 51.110,00 532
2010 113 57.852,00 511
2011 126 64.678,00 519

3) Il Comune sembra essere un soggetto su cui ricadono i piani di intervento decisi dalla sanità pubblica sulla base di una diagnosi funzionale con cui viene conteggiato il numero di ore attraverso criteri esclusivamente sanitari. Come potrebbe essere superata questa condizione di passività?

Non spetta noi fare le leggi ma è nostro compito applicarle e magari far notare l’inadeguatezza di norme in un contesto sociale  che ha subito negli ultimi anni  mutamenti profondi.

Con la legge attuale è necessario un percorso condiviso.

Il modello potrebbe essere quella della Comunità Nilde Cerri: si tratta di un servizio residenziale che ospita otto ragazzi malati psichici, fortemente voluta dall’Amministrazione  Comunale, insieme alle famiglie, ex I.R.A.B., il terzo settore,il volontariato (Associazione Primavera).

L’accesso a questa struttura è stabilito dai medici e dagli operatori del DSM, al quale si affiancano gli assistenti sociali del Comune e gli operatori della Cooperativa con l’intento e l’obbiettivo di rispettare le finalità e gli obbiettivi decisi in maniera corale.

È fondamentale  il dialogo e la condivisione; per questo si è formato un tavolo di confronto che ha già svolto la prima riunione con tutti i soggetti sopracitati, che si sono messi a disposizione per progetti specifici al fine di intercettare dei bisogni,con il compito di tracciare un percorso dentro il quale può essere possibile immaginare modifiche di alcuni  e limitati aspetti del servizio.

4)Non sono mancate le critiche e le polemiche sulla gestione dell’errore e sull’inevitabilità di creare un diverso tipo di servizio, che sia all’insegna della compartecipazione alla spesa delle famiglie che ne hanno la possibilità e di interventi personalizzati a seconda dei diversi casi di difficoltà dei ragazzi. Il risparmio non può essere l’unico criterio per la riorganizzazione. Le famiglie coinvolte possono essere rassicurate?

E’ stato un provvedimento forte e non graduale, applicato per le motivazioni sopradescritte e in modo unilaterale direi, anche perché i rappresentanti delle famiglie e le associazioni del settore per anni sono stati lontani. Proprio per questa non conoscenza delle famiglie ho dato immediata indicazione di incontrarle  tutte, con lo scopo di spiegare le ragioni del provvedimento e di conoscerle.

La bussola non è il budget né il risparmio, ma l’appropriatezza. Nella prima riunione del tavolo sono emerse alcune proposte, tra cui quella della compartecipazione alla spesa,secondo il principio che chi ha di più può partecipare maggiormente. Tra l’altro si è in attesa della nuova formulazione dei criteri e dei parametri delle ISEE sui quali sta lavorando il Governo nazionale.

Adesso c’è una piccolissima quota di compartecipazione, meno di un euro all’ora. Il nostro servizio è universalistico, quindi viene rivolto indistintamente, senza esclusione di quanti non siano in possesso di certificazione di gravità come avviene in altri Comuni. Non sono previste liste di attesa e dal punto di vista reddituale non c’è alcuno sbarramento in uscita. L’inappropriatezza genera costi e anche mancanza di qualità.

5) Dalla questione è emersa probabilmente una scarsa rappresentanza delle famiglie. Chi le rappresenta realmente? 

Pochi in questi anni, anche per mia responsabilità, sono stati gli incontri con le famiglie che usufruiscono di questo servizio, diversi quelli avuti con i rappresentanti dell’ANFAS, associazione storica da sempre impegnata per la difesa dei diritti dei disabili. Con l’ANFAS abbiamo affrontato più volte il problema del periodo di apertura della Comunità Alloggio, altro importante servizio attivato dall’Amministrazione Comunale per rispondere alle esigenze di alcune famiglie di disabili. Questa vicenda che ha coinvolto emotivamente un po’ tutti può essere utile se produce un ritorno del protagonismo delle famiglie su questo tema. Ho salutato con piacere la nascita di un comitato in rappresentanza delle famiglie e con il quale intendiamo nelle prossime settimane confrontarci.

Il risvolto più positivo di questa vicenda è questo nuovo protagonismo.

Credo che su certi temi, come quello della disabilità e della malattia in generale, la dialettica politica dovrebbe abbassare i toni, l’approccio dovrebbe da parte di tutti essere più sobrio, rispettoso della sofferenza  e alcune volte della solitudine del disabile e della sua famiglia, e l’azione dovrebbe essere di aiuto e di sostegno.

Questo per il futuro intendo fare nel ruolo e nell’incarico che ricopro.

 

 


[1] UMEE (Unità Multidisciplinare per l’Età Evolutiva) e UMEA (Unità Multidisciplinare per l’Età Adulta).

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Alessia Girolimetti
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