Cooperative sociali: uno slancio oltre il bilancio

Cooperative sociali: uno slancio oltre il bilancio
ottobre 08 08:32 2012 Stampa questo articolo

Intervista a Giuseppe La Duca e Gabriele Landi

a cura di Alessia Girolimetti

Abbiamo girato alcune domande scritte ai rappresentanti delle due cooperative sociali che operano nel nostro territorio. Ci hanno risposto in maniera concertata Giuseppe La Duca, Presidente della Cooperativa H Muta e Gabriele Landi, Presidente della Cooperativa Casa della Gioventù.

In un momento di contrazione della spesa pubblica rispetto alle politiche sociali, anche gli Enti Locali sono costretti ad operare dei tagli o quantomeno a razionalizzare la spesa e ciò comporta sicuramente gravi disagi ai cittadini.La cooperazione sociale che ruolo ha nel sistema del welfare locale e quale apporto sentite di poter dare per far sì che i cittadini più vulnerabili possano subire il meno possibile la conseguenza dei tagli delle risorse pubbliche?

La mission delle cooperative sociali senigalliesi nasce dallo Statuto stesso, da cui emerge che lo scopo è quello di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini; in particolare si prefiggono di promuovere e gestire forme di servizio sociale e socio-sanitario alle persone in stato di bisogno, anche in convenzione con Comuni, ASUR o altri Enti Pubblici.

La gestione è orientata a garantire lo sviluppo di occupazione e professionalità, assicurando la trasparenza e la puntualità negli adempimenti con i soci, gli utenti e i clienti.

Lo stile del lavoro sociale è sempre orientato a favorire la centralità della persona e della sua dignità, rispettando ogni forma di diversità. Ogni attività e tutti i servizi offerti sono rivolti a soggetti caratterizzati da un bisogno particolare e sono erogati da operatori professionalmente qualificati ed umanamente capaci.

Nel fare questo la nostra mission tiene conto:

  • del rispetto delle leggi e normative vigenti, soprattutto della legge quadro del settore 381/1991 e della legge quadro regionale 34/2002;
  • del rispetto dello Statuto Sociale e del CCNL;
  • dell’efficacia e della trasparenza dei processi organizzativi interni (progettazione, amministrazione, gestione risorse umane, segreteria e logistica);
  • dell’efficacia dei processi di erogazione del servizio in un’ottica di customer satisfaction;
  • della ricerca continua di miglioramento del servizio erogato;
  • della ricerca sociale in un’ottica di innovazione e sperimentazione di nuove tipologie di servizio in relazione ai nuovi bisogni sociali

Le cooperative senigalliesi, nell’interpretare un ruolo territoriale attivo, da anni redigono il Bilancio Sociale, la cui stesura annuale rende visibile ciò che viene fatto e il valore aggiunto delle scelte effettuate.

Le cooperative gestiscono servizi a favore dell’infanzia, dei diversamente abili, dei malati di mente e degli anziani.

INFANZIA: sviluppo di asili nido e di servizi ad essi integrativi, che consentano una risposta qualificata e flessibile ai bisogni sociali ed educativi diversificati.

DIVERSAMENTE ABILI: attività di sostegno alla persona disabile e alla sua famiglia mediante interventi socio-educativi di tipo domiciliare e scolastico; progetti individualizzati di socializzazione e integrazione mediante attività in centri diurni; interventi di avvicinamento alla residenzialità in una prospettiva di distacco dal nucleo familiare.

MALATI DI MENTE: “Servizio Sollievo” per persone con capacità di autonomia personale, con l’obiettivo di affiancare tutti gli interventi curativi e riabilitativi; le finalità sono quelle dell’ascolto, dell’accoglienza, del sostegno psicologico per utenti e familiari, l’inclusione sociale e lavorativa attraverso attività e laboratori occupazionali; per soggetti con uno stato di malattia psichica perdurante e stabilizzata, con riduzione del grado di autonomia, associata ad una sfavorevole condizione socio-ambientale, vi è la possibilità di un servizio residenziale in comunità.

ANZIANI: interventi  socio-assistenziali (cura e aiuto alla persona, governo dell’alloggio e attività di sostegno psico-sociale e relazionale) direttamente a casa della persona bisognosa, perseguendo la cultura della “domiciliarietà”, al fine di migliorare la qualità della vita della persona, mantenendola il più possibile nel proprio ambiente di vita.

Il terzo settore registra notevoli aumenti, a livello nazionale, nella gestione dei servizi alla persona; una realtà quindi significativa e consistente, le cui dimensioni sollecitano un’attenzione specifica e un investimento progettuale, sul piano culturale ed organizzativo, per consentire un uso appropriato della sussidiarietà orizzontale e un ricorso adeguato alle organizzazioni di tipo sociale.

La maniera in cui il pubblico si rapporta a questa realtà risulta essere importante, poiché in base all’approccio che intende perseguire viene a condizionare, nel bene o nel male, la sua evoluzione e la possibilità di intrattenere relazioni più o meno qualificanti tra i diversi attori nell’interesse del territorio e della risoluzione dei problemi in esso presenti. Pensiamo che è  proprio la  relazione  tra i soggetti un importante fuoco di attenzione che va curato, per evitare il rischio di non valorizzare i suoi tratti distintivi e la vera ragione della sua presenza nelle politiche sociali. Ci riferiamo al rischio di una sua omologazione, oppure dell’instaurarsi di meri rapporti strumentali guidati dalla sola finalità di contenimento dei costi, sulla difficoltà oggettiva di gestire servizi direttamente, rapporti che risultano essere meramente incentrati sull’efficienza e su logiche prestazionali. Infatti la sola interpretazione che vede il ricorso al terzo settore come risposta ai problemi di riduzione della spesa, o di soluzioni immediate a problemi contingenti, a fronte della generalizzata crisi dei finanziamenti pubblici, evidenzia un aspetto della situazione, ma non ne assume il plus distintivo che può essere sintetizzato attorno a tre elementi:

  • cogliere i nuovi bisogni che emergono, grazie alla prossimità ai problemi e alla vicinanza ai beneficiari;
  • sperimentare e consolidare nuovi interventi;
  • offrire risposte organizzative adeguate grazie alla capacità di gestire in modo flessibile i fattori produttivi.

Nel territorio senigalliese il lavoro condotto negli anni mette in luce un’evoluzione positiva in questo senso e da tempo la cooperazione sociale ha abbandonato  il ruolo di semplice fornitore per acquisire una funzione qualificata di partner.

Sul fronte delle azioni programmate e concretamente realizzate, sono da segnalare alcune esperienze che hanno visto la stretta interazione sui territori tra strategie pubbliche e private con il reciproco concorso di finanziamenti e di progettualità: ci riferiamo ad esempio alla realizzazione, nell’ultimo decennio, della Comunità Protetta “M.Nilde Cerri” per malati di mente a Senigallia e alla Comunità per Minori “L’Orizzonte” a Ostra; servizi che hanno avuto la loro ragione d’essere solo perché ci si è alleati insieme e si è lavorato insieme, dove le cooperative sociali si sono assunte direttamente anche la responsabilità di oneri finanziari per costruire le strutture necessarie, sino ad allora carenti sul territorio.

Riteniamo di essere soggetti attivi, propositivi e responsabili, assolutamente attenti alle esigenze e capaci di accettare le linee di indirizzo, costruite con senso e collaborazione dei più; allo stesso tempo vigili e attivamente partecipi nelle linee di indirizzo generale e nella programmazione integrata con le amministrazioni pubbliche coinvolte.

Per svolgere i diversi servizi che l’Amministrazione affida loro in convenzione, le cooperative sociali del nostro territorio impiegano soci lavoratori regolarmente retribuiti. Come sono improntati i rapporti di lavoro all’interno delle cooperative sociali? Come funziona la remunerazione del servizio prestato in questo tipo di appalti? 

Innanzitutto è bene ricordare che la cooperativa sociale è un’impresa costitutivamente caratterizzata dallo scopo mutualistico e senza fini di lucro: con finalità mutualistica interna s’intende l’obiettivo di perseguire, mediante l’attività aziendale, il raggiungimento di interessi comuni ai soci cooperatori, mentre la finalità mutualistica esterna è rivolta a finalità di promozione sociale a beneficio della collettività.

Nel nostro settore esiste ormai da 20 anni il CCNL, che regola sia la parte normativa sia la parte economica; pertanto esso rappresenta il nostro strumento applicativo per la regolazione dei rapporti di lavoro.

Gli stessi sono conseguenti alla tipologia e quantità di servizi da gestire; ovviamente, come è facile comprendere, se i servizi sono in struttura  saranno costanti e consolidati nel tempo, ma se i servizi sono territoriali soffriranno di una incostanza in virtù delle variabili insite nei servizi stessi.

Come in altri settori anche nella cooperazione sociale è previsto l’utilizzo del part-time, che è regolato sia dal CCNL, sia da un apposito accordo sindacale regionale che regola le molteplici variabili esistenti nel nostro settore.

Vale la pena ricordare che per essere contraenti della Pubblica Amministrazione è obbligatorio rispettare i contenuti contrattuali del CCNL. Per quel che ci riguarda noi facciamo certificare da un organismo terzo (le organizzazioni sindacali) la corretta applicazione della retribuzione dei nostri operatori.

 

Più in generale è possibile che a parità di mansioni il CCNL del pubblico impiego possa essere economicamente più remunerativo del nostro, ma ciò può solo significare che a lungo andare le parti si impegneranno verso un generale miglioramento della situazione. Inoltre non possiamo non ricordare che la stortura  storica tra il costo generale del lavoro ed il netto in busta paga è una questione su cui tutte le parti sociali da decenni cercano di trovare una soluzione, che inevitabilmente ha a che fare con la situazione economica che l’Italia sta vivendo e la cui soluzione a quanto ci dicono non è per adesso.

Un altro elemento che è importante far conoscere è quello per cui nella nostra Regione la cooperazione sociale si è sempre impegnata a versare i contributi previdenziali sulla reale retribuzione maturata dai lavoratori dipendenti, rifiutandosi di applicare i cosiddetti salari convenzionali, che permettono di versare i contributi su prestazioni minori del reale. Questo  è un meccanismo perverso, che penalizza la previdenza dei lavoratori soprattutto in chiave futura, in una fase che è già fortemente penalizzante per le giovani generazioni.

E’ bene soffermarsi anche su un ulteriore  concetto, al fine di rendere maggiore chiarezza in merito: una cosa è il costo del lavoro che rappresenta il totale delle voci riconosciute ai lavoratori dipendenti (lavoro ordinario – 13^ mensilità, ferie, tfr, ecc.) e la relativa copertura contributiva ed assicurativa, una cosa è la retribuzione lorda della prestazione, che è determinata dalle tabelle contrattuali, da cui vengono dedotte le voci contributive ed erariali a carico dei dipendenti e che determinano la retribuzione netta, un’altra cosa ancora è il tariffario regionale delle prestazioni dei servizi alla persona che include, oltre quelle già illustrate, le spese di gestione di un servizio.

Gestire e coordinare un servizio alla persona in convenzione con un Ente Pubblico comporta una serie di azioni tecniche ed amministrative, svolte da un’équipe multidisciplinare, che sinteticamente proviamo a riassumere:

  • programmazione generale del servizio e rendicontazione nel rispetto delle convenzioni in atto;
  • mantenimento della rete tecnico-professionale tra il servizio e i referenti dei servizi territoriali pubblici e scolastici;
  • gestione delle risorse umane (selezione, sostituzione per assenze, formazione annuale, applicazione delle norme cogenti in materia di sicurezza sul lavoro e della privacy);
  • stesura, monitoraggio e verifica del progetto educativo individualizzato (analisi dei bisogni, dei deficit e delle potenzialità del soggetto; analisi delle risorse disponibili interne e presenti sul territorio; determinazione degli obiettivi e delle modalità d’intervento; individuazione degli strumenti e delle strategie per il raggiungimento dei risultati attesi);
  • controllo della qualità delle prestazioni erogate (certificazione ISO 9001/UNI EN ISO 9001 2008) e valutazione della qualità percepita dall’utente;
  • verifica e rendicontazione mensile delle prestazioni effettivamente erogate;
  • gestione sociale dei rapporti con le famiglie e le associazioni territoriali.

Per ultimo vorremmo cogliere l’occasione per ricordare che le regole dell’erogazione dei servizi sociali che sono state applicate negli ultimi vent’anni sono nate da tavoli regionali cui hanno partecipato i rappresentanti del sindacato, dell’associazionismo delle famiglie degli utenti, degli enti locali e della cooperazione sociale in cui era fortemente rappresentata quella senigalliese. Questo insieme di regole ha per esempio stabilito che gli affidamenti venissero assegnati non al massimo ribasso, ma in base a criteri e parametri tecnici in cui il peso economico rappresentasse non più del 30 o 40% dell’offerta. Inoltre è stato stabilito che l’offerta economica non andasse a discapito del costo del lavoro, e quindi degli operatori impegnati nei servizi.

La presente situazione di crisi economica e finanziaria ha prodotto, tra gli altri effetti, la drastica riduzione delle risorse assegnate agli Enti Locali, a titolo di trasferimenti erariali, per lo svolgimento delle loro funzioni fondamentali. Anche i fondi nazionali per il finanziamento delle politiche sociali sono stati pesantemente tagliati e in alcuni casi addirittura azzerati. Dal vostro punto di vista, qual è stato l’impatto di tutto ciò in ambito locale? Come e quanto il nostro sistema di welfare sta risentendo della riduzione delle risorse per il suo finanziamento? Quali prospettive intravvedete per il mantenimento di un adeguato sistema di protezione sociale in uno scenario così radicalmente mutato?

Non riteniamo che la riduzione dei fondi statali per il sociale sia, semplicemente, la conseguenza della crisi economica: il taglio dei trasferimenti governativi ebbe inizio nel 2008, quando ancora la crisi veniva negata e ritenuta “psicologica”. È in corso un vero e proprio attacco mortale al sistema di protezione sociale e occorrerà indubbiamente rivedere gli investimenti in questo settore, anche in relazione al peggioramento della situazione generale in cui vengono a trovarsi singoli e famiglie, impreparati ad affrontare privazioni di collocazioni lavorative e di supporto al reddito e contemporaneamente appesantimenti legati a malattie invalidanti, handicap o anche a problematiche di figli adolescenti o genitori anziani, soli, poco o per nulla autosufficienti.

La tabella (Fonte: NENS –  http://www.nens.it) mostra i tagli che hanno azzerato ad esempio il Fondo per la Non Autosufficienza, Il Fondo per l’Inclusione degli Immigrati, il Fondo per i Servizi all’Infanzia.

Complessivamente si passa da oltre 2,5 miliardi di euro a poco più di 200 milioni.

Nonostante questo atteggiamento da parte dello Stato centrale,  va riconosciuto ai nostri Enti Locali (Regione Marche, Comune di Senigallia, ma in generale a tutti i Comuni del nostro territorio) di aver fronteggiato la situazione in maniera responsabile, coprendo i tagli con risorse provenienti dai propri bilanci, riducendo al minimo i disagi per le famiglie e le persone che vivono in situazioni di disagio.

I sacerdoti del liberismo, cioè gli stessi che hanno provocato la crisi con oltre 30 anni di politiche liberiste, ci spiegano che la soluzione sta nell’aumento della concorrenza, perché accrescendo la competitività cresce l’efficienza. Sono trent’anni che ci occupiamo di welfare e crediamo di averci ormai capito qualche cosa. Crediamo che sia vero l’esatto contrario: nel welfare non è aumentando la competizione che si migliora la qualità, ma aumentando la cooperazione tra i soggetti del territorio (Comuni, Area Vasta, Fondazioni, Cooperazione Sociale, Volontariato, Famiglie, Utenti, ecc.), la capacità di far squadra, le relazioni fiduciarie, la costruzione di reti, di partnership, l’equifinalismo, il perseguimento di obiettivi comuni e condivisi, il rafforzamento delle reti e dei soggetti del territorio.

Un altro aspetto su cui iniziare a riflettere e sperimentare insieme (Comuni, Cooperative Sociali, Associazioni di Utenti, ecc.) consiste nel reperire risorse per il sociale da fonti diverse da quelle convenzionali pubbliche: noi da tempo ci rivolgiamo a Fondazioni di Comunità, a Fondazioni Bancarie, a Fondi Europei e da qualche mese, come Consorzio Solidarietà, abbiamo iniziato una sperimentazione che consiste nel recuperare soldi destinati al sociale attraverso la gestione di “casette per l’acqua”. In buona sostanza stiamo proponendo a soggetti pubblici e privati del territorio di farci installare (a nostre spese) le casette per l’acqua destinando il ricavato (una volta recuperato l’investimento e le spese di gestione) a progetti sociali. Certo si tratta di una sperimentazione e sicuramente non può rappresentare l’unica strategia; stiamo elaborando anche altre proposte sulle quali siamo pronti a confrontarci con l’Amministrazione Comunale.

Come cooperazione territoriale, in rappresentanza delle Centrali Cooperative Provinciali, stiamo ragionando sulla sperimentazione di un modello economico alternativo attraverso l’avvio di un Distretto di Economia Solidale e indirizzando le istituzioni e le imprese locali nella sperimentazione di modelli di consumo più sostenibili e solidali che valorizzino il territorio nel suo complesso.

Come H Muta, convinti che la riduzione delle risorse deve portare ad un’appropriatezza degli interventi ed a una riorganizzazione dei servizi per evitare tagli alle prestazioni ed un peggioramento della qualità dei servizi, abbiamo recentemente aderito al progetto di salute nazionale di Legacoop “La persona al centro della rete del benessere”, una proposta integrativa all’intervento pubblico, articolata in una rete di servizi socio-assistenziali, sanitari e mutualistici diffusi sul territorio: un modello sussidiario ad alto valore sociale come contributo alla nascita di un nuovo welfare di comunità.

La situazione è così complessa che nessuno può illudersi di possedere da solo tutte le competenze necessarie per affrontarla. Crediamo che solo dal confronto, dalla messa in comune di competenze ed expertise diverse, dalla contaminazione ed ibridazione dei punti di vista… in una parola dalla cooperazione, si possano individuare insieme delle vie d’uscita.

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Alessia Girolimetti
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