Acqua Pubblica: rispettare il referendum

Acqua Pubblica: rispettare il referendum
ottobre 08 10:46 2012 Stampa questo articolo

di Carlo Girolametti e Enrico Pergolesi
Consiglieri comunali de La Città Futura

Senigallia è tra le città delle Marche che più hanno contribuito al successo del referendum, secondo cui l’acqua è un bene comune privo di rilevanza economica e non determina guadagni per chi la gestisce. La Città ha raccolto 4000 firme, si è costituito un forte e numeroso comitato a sostegno del referendum e la stragrande maggioranza dei cittadini ha votato a favore.

L’amministrazione e il consiglio comunale hanno sostenuto tale volontà dei Senigalliesi con modifiche dello statuto, delibere, mozioni, ecc., eppure la Multiservizi s.p.a. continua a gestire l‘acqua come se il referendum non ci fosse stato!
Il risultato referendario doveva tradursi in azioni concrete, come quella di garantire (da parte del gestore direttamente o per intervento dei comuni) 50 lt. pro-capite gratuiti al giorno ai cittadini inadempienti indigenti. E soprattutto doveva escludere il 7% di interesse sul capitale investito dal gestore, come previsto dal quesito referendario. Di tutto ciò non c’è traccia nelle “bollette” di Multiservizi.
Strumentalmente si è sostenuto che occorresse una disposizione governativa!
Il recente pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittime le disposizioni di legge emanate dal governo Berlusconi (art. 4 legge finanziaria-bis 2011) e sostenute dal governo Monti, con le quali si era tentato di reintrodurre l’obbligo della privatizzazione dei servizi pubblici nonostante il referendum, ha ribadito il rispetto della volontà popolare e dato più forza all’applicazione concreta dell’esito referendario.
Noi della “Città Futura” riteniamo che la vera partita si giochi sulla natura del gestore, in quanto la gestione pubblica dell’acqua non trova il suo strumento migliore in una s.p.a. per quanto a capitale pubblico come la Multiservizi, che prima del referendum serviva a ritardare la privatizzazione dell’acqua. Questa scelta oggi è inadeguata perché la gestione pubblica dell’acqua non va intesa solo come gestione economico-organizzativa, ma deve coinvolgere utenti, associazioni, comitati, amministratori di un dato territorio. Inoltre gi interessi di una s.p.a. sono diversi da quelli di una gestione pubblica, perché la ragione sociale della Multiservizi s.p.a. è “vendere l’acqua” e paradossalmente se si risparmia l’acqua, se ne vende di meno e aumenta il prezzo!
Se a gestire la risorsa idrica  è una società per azioni, questa avrà più interesse ad individuare nuovi pozzi nell’Appennino, anziché la bonifica dei pozzi di fondovalle inquinati da una agricoltura scriteriata. Non cercherà il recupero dell’acqua disponibile e sarà poco propenso a considerare l’acqua risorsa e problema di tutto un territorio.
In ultimo, una s.p.a. non ha l’obbligo del rendiconto pubblico!
Per queste ragioni e dopo 5 commissioni consiliari, la “Città Futura” cercherà di coinvolgere tutta la maggioranza in un ordine del giorno che impegni il Sindaco a chiedere all’assemblea di Multiservizi il rispetto dell’esito referendario senza ulteriori indugi e ad intraprendere le iniziative necessarie per la gestione della risorsa idrica con una azienda speciale pubblica consortile, perché l’obbiettivo non è “vendere l’acqua”, ma coinvolgere nella gestione di questo bene comune tutto il territorio, inteso come cittadini con le loro organizzazioni e come ambiente con le sue ricchezze e necessità.

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