Viva l’Italia

aprile 18 20:31 2011 Stampa questo articolo

Sguardo migrante

 

di Mohamed Malih

 

Finalmente, pensavo, con le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, avrò l’occasione di sapere qualcosa di più su Garibaldi, Mazzini e Cavour. Non che io non sappia niente di questi signori. Non faccio per vantarmi, ma con Cavour, Mazzini e Garibaldi ho quasi quotidiana frequentazione. Infatti tutti i giorni passo sotto porta Mazzini, attraverso piazza Garibaldi e poi svolto a destra per via Cavour. Questo in tutte le città dove ho abitato e in qualunque parte fossi diretto (la statua equestre dell’eroe dei due mondi qui a Senigallia in verità mi manca). Tuttavia, fossi in un quiz televisivo, non saprei rispondere ad eventuali domande sulla vita di questi tre personaggi. Anche ricorrendo, da uomo della strada, a tutta la mia cultura toponomastica, oltre al fatto che sono tre eroi nazionali, non saprei che dire. Fossi invece in un talk show potrei polemizzare sul fatto che non mi sembra che la loro memoria sia degnamente onorata per via dei mille scostumati piccioni che scacazzano tutto il giorno sulle barbe dei Garibaldi e sugli occhialini dei Cavour rendendoli irriconoscibili. Ma eviterei. Di polemiche sull’Unità d’Italia e i suoi eroi ce ne sono anche troppe.

Ora che finalmente le celebrazioni sono finite, e i media hanno altro a cui pensare, (vedi Libia, Giappone, bunga bunga) su questi eroi e sull’Unità d’Italia ne so quanto prima. Tranne, forse, che l’Italia tanto unita non è. C’è un certo Bossi che vuole prendersi il Nord e costituirvi uno stato a sé: la Padania (questa questione dei separatisti, se non ho capito male, dovrebbe essere la famosa “grana padana”, ma non ci giurerei). La questione è complessa, la confusione regna sovrana.

Come si sarà evinto, io della storia d’Italia mi interesso. Amo l’Italia e vorrei che rimanesse sempre unita così com’è adesso. Se non altro per comodità. Perché, per lavoro, spesso noi stranieri siamo obbligati a spostarci inseguendo le stagioni e le relative raccolte: arance in Sicilia, mele in Alto Adige, pomodori in Puglia…no, non mi sembra proprio il caso di complicare ulteriormente le cose con altre frontiere, altri visti, altri permessi di soggiorno…non reggerei.

C’è poi una questione che stranamente non mi sembra sia venuta a galla in mezzo a tutte le polemiche che hanno caratterizzato le celebrazioni di questo 150° anniversario. Dico: “il “Made in Italy”, dove lo mettiamo il “Made in Italy”?  Sarà che guardo troppi Tg, ma a me pare che il “Made in Italy” conti più della lingua di Dante, più degli eroi nazionali, più dell’opera lirica, addirittura più degli spaghetti, del mandolino e del calcio. Più insomma di tutti quegli elementi che, presi insieme e ognuno a suo modo, contribuiscono a fare di questa penisola una nazione. Sembra sia l’unica cosa a cui nessun italiano, del Nord o del Sud, sarebbe disposto a rinunciare.

Anche per questo io amo l’Italia. Per la sua modernità. Forse è la prima nazione al mondo a potersi dire tale non per via di eroi o bandiere, ma unicamente per via del Brand. Il solo stato protetto dal copyright.

Viva l’Italia, Viva la Repubblica, Viva il Marketing.

 

Mohamed Malih, originario del Marocco, da diversi anni vive, lavora e scrive a Senigallia. Il suo blog si chiama STRACOMUNITARI:

http://www.malih.senigallia.biz/

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