Terminale di rigassificazione: rischi a mare

aprile 17 11:08 2011 Stampa questo articolo

 

Ma quanto sono grandi? Il rigassificatore di Treviso a confronto con la Rotonda sul mar

di Marcello Mariani

 

 

Il progetto di realizzazione di un terminale di rigassificazione di LNG (Liquified Natural Gas) prevede di utilizzare l’attuale punto di attracco per lo scarico del greggio ubicato 16 km a largo di Falconara Marittima modificandolo per renderlo idoneo all’attracco anche di navi gasiere, di tipo LNGRV (Liquified Natural Gas Regasification Vessel), munite di unità di rigassificazione, che andranno ad approvvigionarsi di LNG al largo nell’Adriatico da navi gasiere adibite al trasporto o direttamente dai siti di produzione e liquefazione.

Le operazioni di “allibo”  (abbordi in mare aperto tra nave LNGRV e navi  gasiere) per il travaso di gas allo stato liquido, vengono considerate operazioni ad altissima pericolosità, obbligatoriamente assistite da rimorchiatori e mezzi antincendio, regolate da restrittive disposizioni per ciò che attiene al Codice della Navigazione e  alla sicurezza dell’incolumità degli equipaggi (D.M. Min. Trasporti, 2 agosto 2007).

Bisogna poi considerare altri elementi di rischio a mare: l’ingente traffico in quel quadrante marittimo di navi  commerciali, passeggeri, da pesca e petroliere; la vicinanza del Porto di Ancona e le navi alla fonda e in manovra, per le tante installazioni fisse esistenti di perforazione e trasferimento di gas e idrocarburi, e le condizioni necessarie per allibi e ormeggi in mare aperto (16 Km.) senza nessun riparo per navi con imponente superficie emersa d’impatto ai venti.

Le modalità operative per le navi rigassificatrici, come esposte dalla Società proponente, presentano, per le caratteristiche dell’attracco off shore, parecchi interrogativi rispetto alla sicurezza. La nave ormeggerebbe di prua al terminale, con allungo di manichetta tramite braccio mobile. Significa che i rimorchiatori dovranno, di continuo (per 5 o 7 giorni filati), impedire l’urto della nave  sulla struttura fissa d’ormeggio (la cosiddetta “isola”), ma  per le grandi dimensioni della nave in caso di venti o peggioramenti meteomarini improvvisi, il pericolo di rottura dei cavi di traino dei rimorchiatori è oggettivo. In questo frangente, l’impatto tra  la nave e la struttura fissa potrebbe essere foriero di gravissime conseguenze.

La rigassificazione del gas naturale liquefatto verrà effettuata a mare. Il gas naturale passerà dai  -160°C dello stoccaggio in fase liquida sulla LNGRV, ai +3°C. (aumentando, nel passaggio di stato, di 600 volte di volume) attraverso  una pipe line da 32’’ che attraverserà la raffineria, passerà fra edifici residenziali, intersecherà strade, lambirà un centro commerciale e, infine, taglierà il Parco del Cormorano. Oltre a ciò, dovranno essere realizzate le strutture di misura e supporto per il collegamento alla rete SNAM.

I proponenti prevedono la rigassificazione di 4 miliardi di Standard metri cubi/anno. Le quantità previste appaiono largamente sovrastimate. La Società proponente ha dichiarato 40/41 attracchi/anno di unità navale rigassificatrice.

I tempi dichiarati sono: 5 giorni per rigassificazione e scarico (ma in letteratura scientifica, per navi classe  Excelsior e  Excelerate  dell’armatore belga Exmar, costruite dalla coreana Daewoo Shipbuilding Marine Engineering (DSME), con capacità di stoccaggio di LNG di 138.000 metri cubi, i tempi risultano essere 7 giorni); 1 giorno per ormeggio/disormeggio al punto d’attracco; 2 giorni per allibo; 1 giorno trasferimento da e per l’allibo. In tutto almeno 9 (o 11) giorni per ogni trasporto che, moltiplicati per 40 attracchi, vanno oltre i 365 giorni/anno. Le caratteristiche dell’attracco (in mare aperto e in assenza di ridossi o ripari) prevedono condizioni meteomarine estremamente favorevoli (per onda e vento) che, nella migliore delle ipotesi e in assenza di manutenzioni/riparazioni/avarie, consentirebbe circa la metà di quanto dichiarato come volume di rigassificazione annuale. Tempi che aumenterebbero ulteriormente laddove non si operasse con allibi  tra LGNRV e le navi gasiere ma (come anche dichiarato dai proponenti) con approvvigionamento della nave LGNRV nei luoghi di estrazione del gas.

Ma la Società proponente dichiara che il medesimo attracco off shore – che non è, come in tutti gli altri terminali di questo tipo esistenti, una boa galleggiante (Floating Storage Offshore), ma una struttura fissa –  sarà anche utilizzato per l’operatività di 35 navi petroliera/anno. Tenuto conto che il punto d’attracco gas/petrolio è il medesimo, e che nessuna sovrapposizione può esistere, la quantificazione di tempi e quantitativi dichiarati appare di molto sovrastimata, facendo sorgere il dubbio che l’uso dell’isola off shore per la rigassificazione comporti o preluda ad una dismissione delle attività di raffinazione.

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1 Commento

  1. ottobre 08, 10:21 #1 L’estinzione dell’Api operaia » La Città Futura

    […] 6         Marcello Mariani, Terminale di rigassificazione: rischi a mare, in La Città Futura, n. 0, p. 5, aprile 2011. Consultabile in http://www.lacittafutura.info/2011/terminale-di-rigassificazione-rischi-a-mare/ […]

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