Vaucher: il lavoro accessorio

ottobre 08 09:52 2011 Stampa questo articolo

Giorgio Lucarelli

Scheda

 

 

Il lavoro accessorio è meglio noto come lavoro retribuito tramite voucher e cioè tramite buoni acquistati dai datori di lavoro presso le rivendite autorizzate.

 

E’ stato introdotto nel nostro ordinamento, insieme a numerose altre forme di lavoro atipico, con la c.d. Legge Biagi (D.Lgs. 10 settembre 2003 n.276 artt. 70- 71- 72). La norma recita testualmente: “per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative di natura occasionale”. Pertanto l’occasionalità si presenta da subito come requisito essenziale di questa particolare tipologia di lavoro. Essa non è mai stata messo in discussione dai successivi provvedimenti legislativi che sono intervenuti a modificare la disciplina iniziale ampliandone a dismisura il campo di applicazione.

Nella sua formulazione iniziale, infatti, il lavoro accessorio era destinato a regolare una serie di attività marginali, quali ad esempio i lavori domestici, di giardinaggio, di pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, l’insegnamento privato supplementare, le attività agricole stagionali svolte da pensionati e casalinghe, ecc., attività che, per la loro modesta entità, erano certamente destinate ad incrementare l’area del lavoro nero e che si voleva invece portare ad emersione. A questo limite di tipo oggettivo, se ne aggiungevano altri di tipo soggettivo: il lavoro accessorio era riservato esclusivamente a soggetti a rischio di esclusione sociale e con difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro (disoccupati da oltre un anno, casalinghe , studenti, pensionati, disabili, extracomunitari e soggetti in comunità di recupero). Vi erano infine 2 ulteriori limiti: massimo 30 giorni e non più di 3000 euro nel corso dell’anno solare e nei confronti dello stesso committente.

Una serie di interventi legislativi successivi (D.L.35/2005 convertito in L.80/2005, art. 22 del D.L. 112/2008 convertito in L.6 agosto 2008 n.133, art.7 Ter del D. L. 5/2009 convertito in L. 9 aprile 2009 n.33, commi 148 e 149 della L. 191 del 23 dicembre 2009 (Finanziaria 2010)), ha via via rimosso molte delle limitazioni inizialmente previste, che avrebbero dovuto contenere le ipotesi di utilizzo di questo strumento, e, a causa di ciò, il lavoro retribuito tramite voucher si è diffuso con straordinaria rapidità incontrando il favore dei committenti sia privati che pubblici.

Oggi è possibile ricorrere al lavoro accessorio in moltissimi settori produttivi e sono stati quasi integralmente rimossi i limiti di carattere soggettivo. Il lavoro accessorio può essere utilizzato anche dalle pubbliche amministrazioni. E’ stato soppresso anche il limite delle 30 giornate annue; resta il limite retributivo annuo, da parte dello stesso committente, per altro elevato da 3.000 a 5.000 euro.

Il rischio naturalmente è quello di un utilizzo improprio e cioè che vengano inquadrati come lavoratori accessori, prestatori che svolgono in realtà una attività che avrebbe tutte le caratteristiche del lavoro subordinato e cioè di un lavoro più tutelato e meglio retribuito.

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