Sanità: una flebo di politica e passa tutto

aprile 18 22:58 2011 Stampa questo articolo

Il racconto: come funziona davvero

 

 

 

di Leonardo Badioli

 

 

La mia vicina Alessia M., giovane mamma, telefona al CUP della Regione per prenotare, con una qualche premura, un’ecografia per un problema ovarico della sua bambina. Eh sì, signora, risponde la centralinista: c’è un po’ da aspettare. A gennaio.

A gennaio? Alessia sa che ci sono tempi d’attesa nella sanità pubblica, ma cinque mesi per una semplice ecografia le sembrano un’esagerazione. Equivale a un servizio non dato: chi vuole bene a una figlia non aspetta cinque mesi per sapere che problema ha. E’ disposta tuttavia a concedere: “Non so, erano i primi giorni del CUP regionale quando ho telefonato, e c’era tutto quel casino: magari col tempo le cose sono andate migliorando”.

“Ma sai tu dove ci mandavano dopo cinque mesi per quell’ecografia?”, aggiunge poi con aria quasi divertita. “A Fabriano. Pensa un po’: la risposta alle nostre richieste non è solo differita nel tempo: adesso è differita anche nello spazio”. Una simile considerazione Alessia ha esteso alla centralinista, che a sua volta le ha consigliato: “Perché non prova al CUP della sua zona, al Poliambulatorio?”.

Alessia è andata al Poliambulatorio, ha chiesto, ma le hanno risposto che da loro non esiste il codice per un’ecografia esterna: ce l’hanno solo interna, e comunque anche lì non prima di gennaio. Chiaro che due giorni dopo la bambina di Alessia già aveva avuto la sua ecografia “esterna” da un laboratorio privato. I privati in generale riescono – chissà come fanno – a stare nei tempi prescritti e a non tardare troppo nel fornire il servizio.

Era il 15 marzo scorso il giorno di questa conversazione sul pianerottolo di casa, e i giornali locali davano grande spazio alla crisi (ri)organizzativa del nostro ospedale. I titoli suonavano: “Salvo l’Ospedale. Investimenti di qualità. Rischiano Otorino e Oculistica. Non è escluso che qualche servizio possa essere ridimensionato o razionalizzato”; e le fotografie mostravano il sindaco Mangialardi e il presidente Spacca che si tengono a bada l’un l’altro con larghi sorrisi e coi gomiti appoggiati sul tavolo cremisi della Sala Giunta. La Regione, però, in quella stessa pagina aveva messo un’inserzione a pagamento contenente un monito piuttosto irritato.

“Leggi qua”, dico io spiattellando il giornale sotto gli occhi di Alessia. “Vedi? Il governatore dice che non dobbiamo chiuderci nei nostri egoismi municipali, e che l’accentramento dei servizi serve solo per renderli nello stesso tempo efficienti e solidali”. Lei dà una scorsa rapida e ride con aria sconsolata: “Ma sì, dev’essere proprio che siamo incorreggibili egoisti!”

Ecco: la distanza tra le spiegazioni che vengono date e la realtà quotidiana che ciascuno di noi vive mi è parsa in quel momento incolmabile. Un link che non funziona. Come mettere una spina italiana in una presa tedesca. E’ un pezzo veramente che ne siamo lontani. Difficile però sapere dove sta il peccato originale. Le spiegazioni ascoltate ci mostrano solo le ombre. Quelle della Regione: il governo non ci dà più i soldi, perciò dobbiamo centralizzare e razionalizzare. Quelle di Senigallia (dette con le parole di Umberto Solazzi, Tribunale del Malato): “Sta a vedere che anche stavolta a pagare saremo soltanto noi”.

Così mi domando: quale dei due principi è quello che ci farà stare bene: quello dell’egoismo municipale o quelle dell’accentramento regionale?

Nessuno dei due, se li guardiamo separatamente dal nostro problema. Il percorso di Alessia dice questo. E va là che ci siamo tenuti sul leggero: non si chiede di più a due chiacchiere su un pianerottolo. Ognuno si tiene per sé le cose più scabrose, le più dolorose. La prossima volta che la incontro, magari, entriamo sul terreno delle cure prestate. In quel caso però non avrò nemmeno un giornale da metterle sotto il naso. Si sente in effetti la mancanza di una informazione medica libera e critica (paragonabile a quella che faceva negli anni settanta Giulio Alfredo Maccacaro con l’Associazione Medicina Democratica – e chi non sa consulti Wikipedia) che faccia per noi il punto-mare di dove ci troviamo.

Per parte sua, il sistema sanitario non perde occasione per ricordarci che siamo clienti. Infatti per il momento quella che ci raggiunge è più che altro informazione pubblicitaria.

 

The following two tabs change content below.

Leonardo Badioli

  Categorie:
leggi altri articoli

L'autore dell'articolo

Leonardo Badioli
Leonardo Badioli

Leggi altri articoli
scrivi un commento

Nessun commento

Ancora nessun commento

Inizia tu stesso una nuova conversazione.

Aggiungi un commento

I tuoi dati sono al sicuro! Il tuo indirizzo email non sarà reso pubblico. Anche altri dati non saranno condivisi con altri. Tutti i campi sono obbligatori.