Presto che è tardi

luglio 11 12:43 2011 Stampa questo articolo

Sette giorni che sconvolsero le Marche

 

di Leonardo Badioli

 

Rileggiamo il racconto di questi ultimi giorni attraverso la cronaca quotidiana.

5 luglio. Il Ministero comunica ufficialmente che non con concederà nessun rinvio della Conferenza dei Servizi che si dovrà tenere a Roma il 12 luglio prossimo. Lo avevano chiesto numerosi sindaci tra i quali il nostro, per capirci meglio. Nello stesso giorno viene presentata al summit dei partiti una bozza di accordo tra Regione e Api sulla quale si registra un sostanziale consenso.

6 luglio. La stampa può dunque annunciare che è stato TROVATO L’ACCORDO PER IL RIGASSIFICATORE, e che ne discuterà in giornata l’Assemblea Regionale. Frattanto è già arrivato il consenso di Confindustria, di Confapi, dei sindacati e delle associazioni degli artigiani CGIA e CNA. In Assemblea Regionale verranno discusse alcune garanzie che si vorranno ottenere in tema di occupazione e ambiente, mentre quelli che non sono d’accordo – SEL, RC, Italia Nostra, comitati cittadini e circoli sociali – potranno esprimere in quella sede la loro contrarietà. In questo stesso giorno la Regione Marche acquista un’intera pagina di giornale per sintetizzare il senso e i particolari contenuti dell’accordo proposto. Lo fa premettendo che la comunicazione istituzionale di altri Enti la obbliga ad alcune precisazioni.

7 luglio. OK ALL’IMPIANTO, CAOS IN REGIONE. L’Assemblea Regionale approva una risoluzione con la quale dà mandato al presidente Spacca di sottoscrivere l’accordo con l’API e autorizzare l’opera. La seduta è davvero “incandescente” come dicono i giornali. La parte del pubblico “preoccupata per la salute e per le ricadute ambientali del progetto” urla e lancia facsimili di banconote con su scritto API gridando “venduti”; presenti gli operai dell’Api in tuta gialla, dimostrano anch’essi la loro opinione favorevole all’impianto. Alla fine i voti a favore sono 28, bipartisan; astenuto 1, contrari 9, anch’essi bipartisan, tra i quali sono tutti i consiglieri i cui partiti aderiscono a Senigallia a “La città futura”. I vari consiglieri hanno modo di esprimere la singolarità delle proprie opinioni, in realtà assai disuguali e disparate: “chiariamo prima il fabbisogno energetico nazionale”; “perplessità sulla società mista tra Regione e Api”; “invito a essere meno ideologici e dubbi sulle effettive ricadute occupazionali”; “un giusto equilibrio tra chi è favorevole e chi è contrario”; “ci sono ambiguità e falle nel Piano Energetico Regionale”; “il progetto è poco chiaro”; “cerchiamo di individuare tutte le garanzie possibili”; “non fate casino in aula”; “qui vacilla il rispetto per il consiglio regionale”; “ci avete informati dei contenuti dell’accordo all’ultimo minuto”; “servono dati certi sulle ricadute occupazionali”; “ci sono carenze sotto il profilo tecnico”; “le bozze di accordo rispondono alle esigenze sia occupazionali che ambientali”; ”non c’è alcun rischio per l’ambiente e per la salute”.

8 luglio. Acquisito il consenso dell’assemblea, il dibattito prosegue a tutto campo. Intervengono gli assessori regionali: Luchetti al lavoro e Mezzolani alla sanità: per il primo la condivisione ampia dimostra la validità delle garanzie su salute, ambiente e lavoro; per il secondo “la salute è per la Regione prioritaria anche rispetto al rigassificatore. Seguono cascami politici di varia pertinenza: Favia dell’IDV reclama una maggiore apertura alla sua parte nel comune di Ancona in cambio dell’affidabilità dimostrata in Regione in tema di rigassificatore, e critica Busilacchi del PD che invece ha votato contro, come non affidabile. FLI annuncia una raccolta di firme e un’interrogazione parlamentare contro il rigassificatore. Ancora un paginone della Regione in risposta al “clima emotivo e pregiudiziale di alcuni”.

9 luglio. Ancora commenti. Per l’assessore all’industria Sara Giannini la decisione “è stata trasparente”. Per Anna Maria Ragaini del comitato “No al rigassificatore”, le preoccupazioni sul fronte della sicurezza, della tutela ambientale e per gli stessi impegni economici restano tuttora intatte. Busilacchi frattanto ricorda a Favia che fino a poco tempo prima lui e il suo gruppo si erano dichiarati contrari; e che poi hanno cambiato idea.

10 luglio. Chiudiamo la redazione. Ci riserviamo di ritornare sull’argomento col prossimo numero di LCF. Compilando questa relazione sommaria ci siamo riguardati dall’entrare, a causa del tempo e dello spazio esigui, nei temi specifici dell’accordo che è stato approvato, e anche astenuti da qualsiasi possibile commento: il lettore si farà da sé un’idea della situazione che si è venuta a creare intorno alla vicenda del rigassificatore. Il tema che rappresenta il nostro modo di vedere e che intendiamo sviluppare nel prossimo numero ha un titolo: “L’inadeguatezza”. Perché anche da una cronaca scheletrica come questa a noi sembra traspaia evidente l’inadeguatezza di chi si trova ad assumere decisioni le cui conseguenze sono molto più consistenti  della loro capacità di rappresentarsele. Vorrei dunque cominciare così l’articolo in cui, nel prossimo numero, cercherò di dimostrare le mille circostanze di questa inadeguatezza:

“Certe volte mi piace immaginare che un procedimento amministrativo che conduce a decisioni importanti per la nostra esistenza sottenda un processo mentale che gli fa da guida; e che il sistema amministrativo che lo produce (con le sue propaggini rappresentative, che i sociologi chiamano establishment) debba a sua volta sottendere una mente sufficientemente articolata per riprodurre la complessità della vita dei suoi amministrati”.

In questo senso “immaginare” non è altro che il rischio positivo che ci conviene correre. Sappiamo infatti che le cose cambieranno solo quando la maggior parte di noi imparerà a ragionare in termini di complessità. Metto a tema un esempio del modo di pensare che al momento manca: “E’ pur vero che l’Api dà posti di lavoro ed è dotata di un indotto consistente. Ma quanti posti di lavoro sottrae una simile concentrazione? E, in quanto all’indotto, perché non parliamo anche di “dedotto”, ossia di quello che questa “città di Dite” sottrae, anche in termini economici, all’ambiente in cui si trova collocata e alle persone che le vivono attorno per un largo raggio?

Aspetto vostri contributi da affiancare ai miei.

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