Potenziare il pronto soccorso

aprile 18 21:15 2011 Stampa questo articolo

…è questo
il modo
giusto?

 

 

di Daniel Fiacchini

 

 

Daniel Fiacchini è dirigente medico nel Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’ASUR Zona Territoriale 6 di Fabriano. Nonché creatore del blog Salute Pubblica e Senigallia.

LCF gli ha chiesto di intervenire sulle questioni della sanità con contributi originali e autonomi

Chiedi ad un senigalliese quanto tempo ha passato in media al Pronto Soccorso se ne ha avuto bisogno e comincerà a lamentarsi delle sue 4, 6, 8 ore di attesa. Al di là di ogni facile qualunquismo chiunque è in grado di comprendere che se si giunge al pronto soccorso con un infarto in atto il soccorso sarà istantaneo ma se si chiederà aiuto per un vago dolore toracico, dopo i primi esami  utili ad escludere le patologie più urgenti, si entrerà in un protocollo diagnostico che ci vincolerà ad un’attesa di diverse ore.

E così sorge il problema dei tempi di attesa del Pronto Soccorso. Ancora a monte il problema è il numero elevato di cittadini che si rivolgono al PS per interventi che all’atto del triage (la pratica che consente di inquadrare la gravità delle condizioni di un paziente e consente di stabilire su quali pazienti intervenire prioritariamente) sono classificati come codici bianchi e verdi, codici che sono collegati a bisogni non urgenti e dunque che potrebbero essere gestiti differentemente, talvolta senza il ricorso al Pronto Soccorso (specie per i codici bianchi). Per capirne di più:

Codice rosso: situazione molto critica con pericolo di vita per il paziente; necessita di intervento immediato. A Senigallia l’1% degli interventi viene classificato come codice rosso.

Codice giallo: possibile pericolo di vita; necessita di intervento il prima possibile. A Senigallia i codici gialli sono il 17%.

Codice verde: situazione poco critica; l’intervento può essere ritardato. A Senigallia i codici verdi corrispondono al 76% degli accessi al Pronto Soccorso.

Codice bianco: situazione non critica; l’intervento sarà successivo a tutti i codici precedenti. A Senigallia i codici bianchi corrispondono al 6,5% degli interventi.

Eccoli, dunque, i numeri che ci fanno capire perché tanta attesa al Pronto Soccorso. E come risolvere il problema dei tempi di attesa dei numerosi codici bianchi e verdi che si registrano ogni giorno?

Il progetto di riorganizzazione della Zona Territoriale prevede una soluzione: attivare una postazione di Continuità Assistenziale con turni di 12 ore all’interno del Pronto Soccorso, per affiancare i medici del Pronto Soccorso e gestire i codici di minore gravità. Con quali fondi? Quelli recuperati dalla soppressione della sede di Guardia Medica di Ostra.

Intravedo due ordini di problemi.

Il primo problema è di natura organizzativa. Si riorganizza un servizio (quello di continuità assistenziale), depotenziandolo nei fatti (perché per ogni turno di guardia ci sarà un medico in meno sul territorio), per potenziarne un altro (Pronto Soccorso – 118). Si tratta di due servizi strettamente collegati ma comunque differenti. Si sceglie di migliorare l’offerta di un servizio ospedaliero (il Pronto Soccorso) a scapito del territorio, facendo una scelta in controtendenza rispetto alle strategie di politica sanitaria ordinarie che tendono a prevedere un potenziamento del territorio perché si ritiene che nel miglioramento dell’offerta territoriale si riesca ad ottenere la riduzione dell’utilizzo improprio del pronto Soccorso (vedi ad esempio la Deliberazione della Giunta Regionale n. 17 del 17/01/2011: “Linee di indirizzo per l’attuazione del Patto per la salute 2010-2012 e della Legge di stabilità 2011”).

Il secondo problema è di ordine professionale:  non mi sorprenderebbe se nessun medico rispondesse al bando per un incarico così gravoso: 12 ore consecutive di lavoro ininterrotto (vista la mole di codici verdi e bianchi che si presentano ogni giorno al pronto Soccorso) e l’ansia, motivata, di essere chiamati ad intervenire su pazienti critici in situazioni urgenti senza essere medici di Pronto Soccorso e, dunque, senza essere necessariamente formati per interventi del genere. Questa evenienza non dovrebbe presentarsi ma la realtà è differente dalla teoria e se tutti i medici del Pronto Soccorso fossero impegnati e sopraggiungesse un ulteriore paziente in pericolo di vita a chi toccherebbe intervenire se non al povero medico di Continuità Assistenziale presente all’interno del Pronto Soccorso?

Questa parte della riorganizzazione non convince… il tempo e i numeri chiariranno molte cose.

 

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