Piano delle Mura: scoprirne il valore

Piano delle Mura: scoprirne il valore
ottobre 04 22:17 2011 Stampa questo articolo

Una valutazione obiettiva del progetto di riqualificazione degli ex-Giardini Catalani non può prescindere dal più ampio progetto di riqualificazione delle mura urbiche, proposto fin dal 2008 da Italia Nostra e ripreso successivamente dai Verdi con la proposta di un Piano delle Mura. La proposta partiva dalla considerazione che Senigallia, città di pianura, non ha avuto la stessa fortuna delle città collinari, la cui immagine con la linea degli edifici monumentali, delle torri e dei campanili è ancora visibile a distanza. La vista della Senigallia storica è ormai inaccessibile, nascosta dalla barriera delle periferie e dalle nuove edificazioni, e l’unica possibilità di restituire visibilità alla sua immagine storica è quella di liberare e recuperare il fronte delle mura, che da sempre rappresentano la forma urbis, cioè l’elemento più identificativo della città storica.

Il Piano delle mura, previsto dal programma amministrativo ma piuttosto lento ad avviarsi, dovrebbe costituire un vero e proprio strumento urbanistico in grado di guidare la riprogettazione unitaria degli spazi, spesso degradati, sia esterni che interni alle mura, predisponendo anche nel lungo periodo la delocalizzazione di molti manufatti addossati (artigianali e commerciali soprattutto), in modo da restituire piena visibilità alla cinta murata e costituire anche un elemento di riqualificazione estetica della città. Senza entrare nello specifico, basterà dire che la cinta delle mura si è conservata quasi integralmente e che il tratto che va dalla Rocca alle Caserme passando per via Leopardi (cioè i 2/3) è tutto recuperabile alla vista. Ma è necessario evitare di procedere per singoli progetti, come ad esempio per il bastione del Porto (via Rodi), dove si è lasciato costruire un condominio.

Una visione unitaria quindi di tutto il perimetro delle mura, considerato appunto un unico monumento e non una somma di segmenti separati e frammentati in singoli interventi difformi l’uno dall’altro. Il progetto deve essere quello di isolare il nucleo storico dalle strade, dai quartieri e dai singoli edifici sorti al suo esterno, immergendolo in un fascia di prato verde, la cui quota dovrebbe essere tenuta più bassa possibile, magari anche attraverso la realizzazione di una scarpata digradante verso la base delle mura in modo da restituire al manufatto parte della monumentalità originaria: ricordiamoci che fino agli inizi del ‘900 le mura erano circondate da un ampio fossato profondo quattro metri. Questo criterio dovrebbe ispirare anche il prossimo intervento nell’area dell’Opera Pia, che occupa il bastione del Portone, dando sempre priorità all’effetto scenografico, soprattutto per il puntone scarpato che si protende verso il fiume.

A questo criterio doveva ispirarsi anche il rifacimento degli ex Giardini Catalani, conservandone inalterata la fruibilità pubblica. Invece il progetto preliminare era ispirato a tutt’altra filosofia, proponendo un’operazione di restyling abbastanza convenzionale, secondo un discutibile gusto del decoro adottato anche per altri comparti urbani e sulla cui scarsa originalità (e costosità) sarebbe da aprire un capitolo a parte. Il pezzo forte di questo progetto era costituito da una vasca con mosaico e zampilli al centro di uno spazio verde contornato da marciapiedi in pietra, tutti elementi che finivano per mettere in secondo piano proprio quello che avrebbe dovuto essere al centro del campo visivo e cioè la monumentalità delle mura. Si chiese allora di modificare il progetto e inquadrarlo nelle linee guida già elaborate del Piano delle Mura, lasciando uno spazio più ampio possibile a prato, senza pregiudicare la fruibilità pubblica, dal momento che un prato più ampio avrebbe potuto contenere anche qualche percorso con piazzola e panchina. Si chiedeva poi di eliminare ogni ingombro di opere e vegetazione, ad eccezione delle conifere, che andavano comunque selezionate e diradate moderatamente, soprattutto a ridosso delle mura, mantenendo bassa la quota del terreno, installando una illuminazione leggera e moderna al posto dei lampioni in stile, con fonti di luce orientate sulle mura e quant’altro insomma andasse nella direzione delle linee del Piano, in modo che questo spazio potesse risultare omogeneo agli altri che sarebbero stati oggetto di analoghi interventi in futuro.

L’impostazione generale è stata accolta, ma l’esecuzione si è persa per strada l’obiettivo principale. La preoccupazione principale della direzione dei lavori sembra essere stata infatti quella di ostentare all’inaugurazione un prato perfettamente verde e ben illuminato e una bella pavimentazione in pietra. Così lo spazio verde è stato ridotto e stretto nella morsa di un marciapiede eccessivamente ampio. Sono stati abbattuti circa la metà dei pini, creando un vuoto al centro e verso piazza Saffi, mentre sono stati conservati tutti quelli verso le mura che si era chiesto di diradare; i sopravvissuti poi sono stati sottoposti a una potatura radicale (della chioma di qualcuno è rimasto solo un ciuffo) solo per la paura ingiustificata di impedire la crescita del prato. L’abbassamento della quota del terreno per dare maggiore visibilità alla cortina muraria non è avvenuto, anzi il livello è stata elevato con l’apporto di camionate di terra; la possibilità di realizzare una scarpata verso la base delle mura per scoprire almeno una parte dell’interramento è stata preclusa per il futuro dal momento che vi sono stati collocati i sottoservizi. L’illuminazione è stata posizionata con un eccesso di pali (oltre 30), lasciando in ombra proprio le mura.

Certo tutto si può migliorare, ma resta un interrogativo: questa amministrazione è veramente convinta dell’importanza di recuperare la scenografia delle mura e in generale la monumentalità e la storia urbanistica della città ? Se la risposta è affermativa, allora deve procedere con rigore e coraggio e rifuggire ogni rischio di improvvisazione. Altrimenti i risultati saranno sempre molto modesti e contraddittori.

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Virginio Villani

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1 Commento

  1. marzo 22, 02:48 #1 Il verde e la città storica » La Città Futura

    […] della sua città e dispiaciuto per la perdita di un luogo della memoria personale e generazionale. L’altro, da noi stimolato, di Virginio Villani, stimato studioso di storia locale che, ricostruendo la genesi dell’intervento sull’area e pur […]

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