Lavoro a chiamata abusi e sfruttamento

aprile 21 09:30 2011 Stampa questo articolo

A Senigallia  il lavoro a chiamata
è letteralmente esploso

 

 

 

Qual è il senso di tutto ciò? Sicuramente venire incontro alle particolari esigenze di alcune tipologie di attività: si pensi ad un ristorante che, oltre al personale normalmente impiegato, ha necessità di personale aggiuntivo da “chiamare” in occasione di pranzi di cerimonie o ai cosiddetti contratti weekend nel settore commercio. Ma, almeno sulla carta, il contratto a chiamata avrebbe dovuto rappresentare una opportunità interessante per alcune tipologie di soggetti: si pensi ad uno studente universitario che potrebbe trovare conveniente guadagnare qualcosa con una prestazione lavorativa discontinua. Più difficile, per la verità, capire quale interesse potrebbe avere ad essere occupato in tale forma un disoccupato over 45, spesso ancora lontano dalla pensione e dunque alla ricerca di sicurezze sia retributive che contributive.

Ma il vero problema del lavoro a chiamata sta nella sua effettiva e concreta applicazione. Secondo un malcostume tipicamente italiano, che potremmo riassumere nell’espressione “fatta la legge, trovato l’inganno”, il lavoro a chiamata è stato di fatto utilizzato come paravento per dare veste di legalità a situazioni di abuso e sfruttamento. In buona sostanza dietro molti rapporti di lavoro a chiamata, comportanti l’utilizzo del lavoratore per un numero ridotto di giornate (anche pochi giorni all’anno!) e dunque buste paga e versamenti fiscali e contributivi proporzionalmente ridotti, si celano in realtà prestazioni lavorative a tempo pieno. Siamo dunque in presenza di un fenomeno elusivo di proporzioni molto ampie e molto difficilmente stanabile. Non esiste infatti, una volta effettuata l’assunzione con contratto a chiamata, alcun obbligo di registrare la presenza in azienda del lavoratore, prima dell’inizio della prestazione lavorativa giornaliera. Pertanto la presenza in azienda del lavoratore riscontrata in occasione di eventuale visita ispettiva, da parte dell’Inps o dell’Ispettorato del Lavoro, non può dar luogo ad alcuna contestazione né sanzione.

Anche a Senigallia il lavoro a chiamata è letteralmente esploso, soprattutto nel settore degli alberghi e ristoranti, come documentano i dati forniti dal Centro per l’Impiego riprodotti nel riquadro qui a fianco. A guardare i dati, che si riferiscono all’intero territorio del Ciof, comprendente 10 Comuni, si può davvero dire che questo tipo di contratto non è stato neppure sfiorato dalla crisi! Forse perché in tempi di crisi le aziende cercano il risparmio a tutti i costi (a cominciare dalla spesa per il personale, come insegna il Sig. Marchionne) e chi è senza lavoro è disposto ad accettare tutte le condizioni.

 

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“La Città Futura” è una libera associazione culturale e politica, interessata a sviluppare e promuovere il confronto e il dibattito su temi che appartengono al patrimonio culturale della sinistra italiana ed europea quali giustizia e promozione sociale, contrasto alle diseguaglianze, accoglienza ed integrazione, salvaguardia dell’ambiente e tutela del paesaggio, ecologia e sviluppo sostenibile, diritti civili e laicità dello stato, democrazia, trasparenza e partecipazione.
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3 Commenti

  1. marzo 22, 10:32 #1 Il lavoro a chiamata » La Città Futura

    […] « Lavoro a chiamata abusi e sfruttamento […]

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  2. luca
    novembre 14, 22:30 #2 luca

    Le profumerie (..omissis..) fanno parte di questa categoria di BASTARDI che sfruttano i giovani!!

    Rispondi al commento
  3. roxy
    gennaio 25, 18:36 #3 roxy

    io purtroppo ne sono una vittima di questo sciagurato contratto non tutelato

    Rispondi al commento

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