Immigrato, se non mi servi mi dai fastidio

luglio 21 03:02 2011 Stampa questo articolo

Lavoratori stranieri: come vengono percepiti

 


di Alessia Girolimetti

 

Partirei da un’affermazione difficilmente contestabile per iniziare una riflessione  sulla percezione che si ha nei confronti del lavoro degli immigrati: se oggi è molto difficile per un giovane italiano neolaureato trovare un lavoro in Italia che non si allontani troppo dal suo percorso di studi, per un giovane immigrato laureato lo è ancora di più. È quindi raro che un italiano laureato percepisca come eventuale concorrente nella ricerca di un posto di lavoro un immigrato, sia perché spesso i titoli di laurea conseguiti in paesi extraeuropei non vengono riconosciuti come equipollenti, sia perché spesso l’immigrato ha innanzitutto esigenze di sussistenza che lo inducono ad accettare lavori molto meno qualificati di quelli a cui potrebbe ambire.

La situazione è molto più delicata quando si parla della percezione che hanno i lavoratori non qualificati o comunque con livello più basso di scolarizzazione. Se prima della crisi la fobia dell’immigrato che rubava lavoro agli Italiani poteva venir smascherata con mille argomentazioni, la crisi economica degli ultimi anni ha reso la situazione più complessa, perché non è più sempre vero che gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono fare. I tanti licenziamenti e la disoccupazione crescente hanno spinto molti Italiani a ripiegare su lavori che in passato non avrebbero svolto. Allora la percezione degli immigrati come concorrenti da parte di questa fetta di Italiani è facilmente utilizzabile, dato che il sentimento della paura, a differenza di quello dell’empatia, “è una dotazione di serie di ogni essere umano e non risparmia neppure i progressisti, soprattutto quando si trovano in difficoltà.”1

Se è vero che molte richieste di lavoro sono divenute negli ultimi anni sovrapponibili, è anche vero che gli immigrati sono in genere i primi a pagare le spese della crisi.

Così capita che fino a che l’economia tira, e ha bisogno di manovalanza, gli immigrati si accettano, quando le conseguenze di una crisi economica, come quella che stiamo vivendo, non risparmiano nessuno allora si preferirebbe che non ci fossero più, così magari potremmo sentirle un po’ di meno.

Ma non è detto che questi sentimenti siano inevitabili e non è altrettanto scontato che, per accaparrarsi una buona fetta dell’elettorato, si debba per forza cavalcare l’onda della paura che riconosce l’altro come un diverso da escludere o, ancora peggio, da sfruttare nel momento del bisogno. Le recenti elezioni amministrative lo dimostrano.

È proprio nelle situazioni di difficoltà che dovrebbe emergere quello spirito di solidarietà e fratellanza che è alla base di un’istanza etica universale e che concretamente si manifesta con politiche di sostegno alle famiglie delle classi più deboli o politiche occupazionali che tengano conto delle classi più svantaggiate, tanto per fare degli esempi.

 

 1 R. Staglianò, “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti.”, Chiarelettere editore, Milano, 2010

Alcuni dati sulla realtà locale

 

Secondo i dati del Centro per l’Impiego, l’Orientamento e la Formazione di Senigallia il confronto tra gli ingressi in stato di disoccupazione avvenuti nel 2009 e quelli avvenuti nel 2010 evidenzia come a crescere siano le autocertificazioni rese dalle donne e dagli stranieri e, incrociando i dati, quelle rese da donne straniere.

Cittadinanza

2009

2010

Variazione 2010 su 2009

V.A.

V.%

Italiani

2.060

2.146

86

4,17

Stranieri

546

693

147

26,92

Totale

2.606

2.839

233

8,94

 

 

Gli avviamenti delle dieci comunità nazionali maggiormente rappresentate negli avviamenti 2010 costituiscono circa il 73% del totale degli avviamenti di stranieri al CIOF di Senigallia. I dati testimoniano che le comunità sono rimaste sostanzialmente le stesse dal 2009, tranne che per l’entrata nelle prime dieci posizioni della comunità macedone a discapito di quella ceca. Fortemente in crescita sono la comunità bengalese e nigeriana mentre cala di circa 3 punti percentuali la comunità russa.

Cittadinanza Femmine Maschi Totale
RUMENA 507 196 703
CINESE 214 241 455
ALBANESE 127 132 259
BANGLADESH 9 179 188
UCRAINA 126 32 158
POLACCA 122 14 136
NIGERIANA 32 84 116
MAROCCHINA 25 83 108
RUSSA 61 28 89
MACEDONE 19 47 66

 

 

Se si esamina la composizione per cittadinanza sul totale degli avviamenti di ciascun macro-settore, si nota come la presenza degli stranieri sia particolarmente marcata nel settore industria (38%), seguito dalle costruzioni (26,7%) e dal settore alberghi e turismo (24,32%). Il confronto con il 2009 evidenzia come la presenza in termini percentuali degli Italiani sia in calo un po’ in tutti i macrosettori, fatta eccezione per le costruzioni, in cui aumenta di uno 0,54%.

AVVIAMENTI PER MACRO-SETTORE DI ATTIVITA’

ITALIANI

STRANIERI

TOTALE

V.A.

V.%

V.A.

V.%

V.A.

Agricoltura

775

78,84

208

21,16

983

Industria

1.022

61,53

639

38,47

1.661

Costruzioni

571

73,30

208

26,70

779

Commercio

1.107

90,66

114

9,34

1.221

Alberghi e turismo

3.106

75,68

998

24,32

4.104

Altri servizi pubblici e priv.

4.236

81,92

935

18,08

5.171

Dato ND

8

80,00

2

20,00

10

TOTALE

10.825

77,72

3.104

22,28

13.929

 



[1] R. Staglianò, “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti.”, Chiarelettere editore, Milano, 2010.

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