Il tirocinio: opportunità o sfruttamento legalizzato?

luglio 21 03:19 2011 Stampa questo articolo

Tirocini formativi: spesso usati come manodopera non retribuita

 

“Cerco lavoro ma mi propongono solo tirocini!”. Molto spesso, troppo spesso, succede oggi di sentire frasi come questa. Il contratto di tirocinio viene infatti proposto, in alternativa ad una regolare assunzione, quasi fosse una sorta di lavoro nero legalizzato o, comunque, al riparo da verifiche ispettive da parte degli organi competenti. Il risultato? Il tirocinante lavora come un qualunque lavoratore dipendente con la differenza che non percepisce alcuna retribuzione né vengono versati a suo favore contributi previdenziali. E’ vero che spesso i datori di lavoro “generosamente” elargiscono somme, per lo più modestissime, a titolo di rimborso spese, ma si tratta di elargizioni spontanee, non dovute, assolutamente discrezionali.

Eppure i tirocini erano nati con uno spirito ben diverso. La loro introduzione nel nostro ordinamento risale al cosiddetto pacchetto Treu (Legge 196/1997), e cioè al provvedimento normativo con cui si tentò, ben prima della Legge Biagi, di rendere meno rigido il nostro mercato del lavoro. In particolare, le disposizioni in materia di “tirocini formativi e di orientamento” avevano l’obiettivo di superare la storica separatezza, tutta italiana, tra il mondo dell’istruzione/formazione e quello del lavoro, favorendo precoci esperienze in contesti lavorativi da parte di studenti, neo-diplomati e neo-laureati, ma anche, più in generale, quello di consentire a persone di tutte le età lo svolgimento di “esperienze sul campo” con finalità formative e di orientamento rispetto alle scelte professionali. Finalità dunque nobilissime e sicuramente condivisibili. A garanzia di questo risultato la norma prevedeva la stipula di una apposita convenzione (tra azienda ospitante, tirocinante e soggetto promotore), la predisposizione di un progetto formativo, la presenza di un tutor aziendale e di un tutor messo a disposizione dal soggetto promotore (Università, Istituzioni Scolastiche, Centri per l’Impiego, ecc.), verifiche in itinere e a conclusione dell’esperienza, ecc. Purtroppo, nella pratica, i tirocini sono spesso diventati altro: il mezzo per procacciarsi manodopera non retribuita, lavoratori usa e getta (spesso finito un tirocinio se ne stipula un altro con un altro soggetto) senza prospettive e senza diritti o, nella migliore delle ipotesi, nei casi in cui l’azienda intenda effettivamente assumere, per non retribuire i prime sei mesi di lavoro. Eppure, siamo convinti, il tirocinio, se correttamente utilizzato, è uno strumento utile e necessario. Un esempio per tutti: il neo-laureato che lo utilizza consapevolmente per fare una prima esperienza nel settore che più lo interessa, per arricchire le proprie conoscenze teoriche con un po’ di pratica, per verificare il suo effettivo interesse per un certo ambito lavorativo, per rendere più appetibile il proprio curriculum, per farsi conoscere da una azienda leader. E allora, come contrastare un uso distorto dello strumento che rischia di diventare l’uso prevalente? Due proposte: limitare l’utilizzo dei tirocini ai profili professionali medio alti e rendere obbligatoria la corresponsione di una somma mensile che, senza avere natura retributiva, rappresenti comunque il corrispettivo per la prestazione resa. Queste due modifiche alla normativa riteniamo siano sufficienti ad indurre le imprese a ricorrere ai tirocini solo nei casi in cui vi sia l’effettiva necessità di un periodo di addestramento pratico e a restituire dignità alla attività che comunque il tirocinante presta anche a vantaggio e nell’interesse dell’impresa. Resta inteso che nessuna disposizione di legge per quanto stringente potrà mai essere sufficiente fino a quando nel mondo del lavoro continuerà a latitare l’etica, la cultura della legalità, la responsabilità sociale e l’unica regola riconosciuta rimarrà quella del profitto.

Dati: tirocini avviati nel territorio del Centro per l’Impiego di Senigallia*

 

Confronto 2008-2010

2008

2009

2010

Numero progetti di tirocinio avviati

224

272

347

* I dati riportati si riferiscono alle sole convenzioni di tirocinio delle quali è stato promotore il Centro per l’Impiego.

 

Nel 2010, in quasi il 14% dei casi, al tirocinio ha fatto seguito un’assunzione (presso l’azienda ospitante o altra azienda). Nel 2009 questo era successo nell’11% dei casi, si registra pertanto un incremento significativo. Bisogna tener conto però che un numero consistente di tirocini (il 40% del totale) sono stati promossi dal Ciof per proporre agli adolescenti delle scuole superiori, durante la stagione estiva, una prima esperienza lavorativa. Questi tirocini vanno dunque considerati come non finalizzati all’assunzione, ma ad un primo orientamento nel mondo del lavoro. Nel 2010 di questi tirocini ne sono stati effettuati 141 ad iniziativa dei comuni di Castelleone di Suasa, Ostra Vetere, Ripe e Senigallia.

Scheda tecnica: cosa dice la legge?

Le disposizioni in materia di tirocini formativi e di orientamento sono contenute nell’art. 18 della Legge 196/1997 e nel D.M. 142/1998.

Obiettivo della norma è quello di “realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mento del lavoro”.

I tirocini non costituiscono rapporti di lavoro ed hanno una durata, nella generalità dei casi, non superiore a 6 mesi. Il tirocinante deve essere assicurato contro gli infortuni sul lavoro e per la responsabilità civile verso terzi. Al tirocinante non è dovuto alcun compenso.

Il numero massimo di tirocinanti che possono essere contemporaneamente ospitati dalle aziende è stabilito in relazione al numero dei dipendenti (per esempio, le aziende fino a 5 dipendenti non possono ospitare più di un tirocinante per volta).

I tirocini devono essere svolti sulla base di apposite convenzioni intervenute tra l’azienda ospitante, il tirocinante e un soggetto promotore (Centri per l’Impiego, Università, istituzioni scolastiche, ecc). Alla convenzione deve essere allegato un progetto formativo e di orientamento. A garanzia del regolare e proficuo svolgimento dall’attività al tirocinante è affiancato un tutor nominato dal soggetto promotore ed un responsabile individuato dall’azienda.

L’azienda non ha alcun obbligo di assumere il tirocinante a conclusione del periodo di tirocinio né gode di particolari agevolazioni fiscali o contributive nel caso in cui decida di farlo, salvo quelle previste per la generalità dei casi.

 

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