Il lavoro a chiamata

aprile 21 10:18 2011 Stampa questo articolo

Scheda

 

 

Il lavoro a chiamata, o lavoro intermittente, è una delle numerose tipologie di lavoro atipico introdotte nel nostro ordinamento con la cosiddetta Legge Biagi (L. 30/2003) e relativo Decreto Delegato (D.Lgs. 276/2003). In coerenza con lo spirito complessivo della riforma, anche con questa tipologia contrattuale si sono voluti introdurre nel mercato del lavoro italiano, considerato troppo rigido, elementi di flessibilità da tempo richiesti dalle imprese. Ci si è riusciti? O meglio, si è riusciti a flessibilizzare il mercato favorendo lo sviluppo delle imprese e creando nuove opportunità per i lavoratori? Oppure anziché flessibilità (in ingresso e per un tempo limitato) si è creata una precarizzazione permanente del mercato del lavoro? Sono domande complesse che richiedono risposte articolate (se non si vogliono dire banalità). Risposte che vogliamo cominciare a cercare, a partire da questo primo numero, con l’intervista alla Responsabile del C.I.O.F. (Centro per l’Impiego, l’Orientamento e la Formazione) di Senigallia.

L’art. 33 del D.Lgs. 276/03 definisce il lavoro a chiamata come “il contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa” secondo le proprie esigenze. In concreto: il lavoratore assunto con contratto a chiamata, a tempo determinato o indeterminato, sa che per tutta la durata del contratto potrà essere chiamato a lavorare e deve tenersi a disposizione in vista di questa prospettiva, ma non sa quando ne quante volte sarà chiamato e, di conseguenza, su quale reddito poter contare.

La possibilità di ricorrere a questo tipo di contratto è limitata ai seguenti casi:

•  giovani con meno di 25 anni e lavoratori con più di 45 anni che siano stati licenziati da un precedente rapporto di lavoro;

•  attività di lavoro a carattere discontinuo (quali ad esempio: custodi, guardiani, portinai, addetti a centralini telefonici, receptionist di albergo, camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi ed esercizi pubblici in genere, addetti alle pompe di carburante, lavoratori dello spettacolo, ecc.);

•  periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno (e cioè nei fine settimana, durante le ferie estive, le festività natalizie, ecc.).

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“La Città Futura” è una libera associazione culturale e politica, interessata a sviluppare e promuovere il confronto e il dibattito su temi che appartengono al patrimonio culturale della sinistra italiana ed europea quali giustizia e promozione sociale, contrasto alle diseguaglianze, accoglienza ed integrazione, salvaguardia dell’ambiente e tutela del paesaggio, ecologia e sviluppo sostenibile, diritti civili e laicità dello stato, democrazia, trasparenza e partecipazione.
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