I casi drammatici iniziano a rappresentare una percentuale rilevante

aprile 21 09:06 2011 Stampa questo articolo

Intervista: Carolina Mercolini responsabile del Centro per l’Impiego di Senigallia

 

 

di Giulia Angeletti

 

 

Di cosa si occupa il Ciof di Senigallia? Su quale ambito territoriale opera?

Il Centro per l’Impiego di Senigallia è una struttura della Provincia di Ancona che si occupa di servizi pubblici dell’impiego necessari per far incrociare efficacemente la domanda e l’offerta di lavoro. Sono tutti servizi gratuiti e sono rivolti ai disoccupati, inoccupati, occupati in cerca di nuovo lavoro e alle imprese che cercano personale. Il nostro ambito comprende 10 comuni: Barbara, Castel Colonna, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Monterado, Ostra, Ostra Vetere, Ripe, Senigallia, Serra de’ Conti.

Ci può dire qualcosa sul termine precariato? A noi risulta che si è iniziato a usare una decina di anni fa, questo vuol dire che prima non esisteva? E perché se ne parla tanto oggi?

Il precariato è la condizione di colui che non ha un rapporto di lavoro stabile e non può contare su un reddito adeguato per la propria famiglia. Questo si traduce in precarietà dei rapporti di lavoro e mancanza di reddito fisso. La condizione della maggior parte delle persone che si trovano in questo stato è involontaria, è una condizione che subiscono, non una scelta. A volte ci sono persone che optano, per un periodo limitato della loro vita, questo tipo di lavoro, perché per qualche motivo gli fa comodo un impiego saltuario.

Questo termine è venuto fuori da meno di 10 anni. Secondo la lettura che do dei dati, l’esplosione del fenomeno è avvenuta nel 2004/2005, quando è andato a regime il 276, il decreto attuativo della legge Biagi. Il decreto legislativo è del 2003, ma si sa che per andare a regime ci vogliono alcuni anni. Non è che prima non ci fosse niente: possiamo fare un passo indietro risalendo al pacchetto Treu, legge 196 del 1997. Tale decreto non ha fatto altro che regolare dei rapporti di lavoro che già esistevano, riformando l’apprendistato e i tirocini ed introducendo il lavoro cosiddetto interinale. Come dice Draghi nell’ultimo rapporto della Banca d’Italia, se si parla tanto di precariato oggi è perché si è cronicizzato.

Cos’è cambiato nel mercato del lavoro? Ci sono stati dei processi di ristrutturazione importanti,  cosa hanno provocato sulla domanda-offerta?

Con il decentramento c’è stata una riforma del collocamento. Prima gli ex-uffici del collocamento erano sotto controllo ministeriale, poi con il decentramento (la cosiddetta Bassanini) si sono delegati alle Regioni e alle Province. Inoltre prima c’era il monopolio pubblico degli uffici di collocamento, poi per indicazione dell’Unione Europea si è aperto al privato. Con il decreto legislativo 181 del 2000, modificato dal decreto legislativo 297 del 200, si è introdotta una nuova concezione del disoccupato che diviene colui che è alla ricerca attiva del lavoro. Si è passati dalla ricerca passiva del lavoro a una ricerca attiva su base volontaria: non si è obbligati a venire al Centro dell’Impiego e si può scegliere di rivolgersi al privato.

I canali di reclutamento del personale nel mercato del lavoro sono diversi: quello più ampio funziona con la rete dei contatti, con il passaparola. Secondo diversi studi, i Centri per l’Impiego in tutta Italia riescono ad incrociare un 10% della domanda e dell’offerta, ma mi tengo alta. La fetta più alta è tramite canali informali.

Secondo i dati da Voi forniti i disoccupati a Senigallia nel 2009 erano 4680, con il 39,9% in più rispetto al 2008. Qual è il trend per il 2010?

Parliamo di dati ancora indicativi, perché li stiamo elaborando. Quando io parlo di stock di disoccupati per il 2010 intendo quanti disoccupati ho al 31 dicembre 2010. Il dato è di 5374 persone, un 14,8% in più di quelli del 2009 (Tabella 1).

Questi numeri ci permettono di vedere la crisi economica attraverso i dati del nostro territorio: la crisi, in termini di perdita di posti di lavoro, l’abbiamo iniziata a sentire nell’ultimo quadrimestre del 2008, i segnali c’erano già prima, ma la percezione reale è avvenuta in ritardo. Per la ripresa invece vale il contrario, se c’è ripresa economica per riassorbire tutta la manodopera ci vuole molto più tempo. Il boom della crisi è stato nel 2009, quando abbiamo avuto un aumento quasi del 40% dei disoccupati rispetto al 2008, mentre nel 2010 l’aumento è stato del 14,8%. La crisi sembra un po’ frenata, anche se il dato dei disoccupati è sempre in aumento.

Quali sono le percentuali di disoccupati secondo il genere? Come è cambiato questo dato negli ultimi anni e come lo interpreta?

Nel 2008 la percentuale di disoccupate donne era molto più alta rispetto a quella degli uomini, rappresentando il 65%. Nel 2009 le donne disoccupate erano il 59,7% e questo dato è rimasto pressoché stabile nel 2010 (Tabella 2). Questo perché nel 2009 la crisi si è fatta sentire di più in alcuni settori in cui erano impiegati maggiormente gli uomini (metalmeccanica ed edilizia per esempio). La maggior parte delle donne invece erano impiegate nel tessile-abbigliamento, nei servizi, nel commercio e nel terziario.

Qual è il livello di disoccupazione per classi d’età? Sappiamo che la disoccupazione giovanile a livello nazione è al 28%, Senigallia segue questo dato?

Qui c’è da fare attenzione, perché il dato Istat a livello nazionale è rilevato in modo diverso rispetto al nostro. Il nostro dato rileva una disoccupazione amministrativa, basata solo sulla volontarietà di chi si rivolge al Centro per l’Impiego. L’Istat invece fa il raffronto tra gli occupati e quelli in cerca di un’occupazione. Non si può fare una comparazione diretta ma si può vedere se c’è una tendenza comune. La classe d’età 15-24 anni nel 2007 era presente nella totalità dei disoccupati con un 10,5%, nel 2008 con un 12,7%, nel 2009 con un 14,4%, per finire con un 16,8% nel 2010. Quindi sì, c’è stato un aumento…

Quanti lavoratori che hanno perso il lavoro nel 2010 si sono iscritti alle liste di mobilità?

Il flusso mobilità per il 2010 è stato di 670 lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e si sono iscritti alle relative liste (Tabella 3). Per iscriversi a queste liste di mobilità è necessario aver perso un lavoro a tempo indeterminato, il cosiddetto lavoro “buono”. Se vediamo il trend da una certa data ad oggi, vediamo che nel 2007 sono stati 331, nel 2008 438, il 2009 è stato l’anno nero con 789, per arrivare ai 670 del 2010. Già nel 2008 vediamo che si iniziava a sentire il  problema, mentre il 2009 è stato il culmine della crisi. Per parlare di genere, vediamo che di 789 persone che sono state licenziate nel 2009, 366 erano donne e 423 uomini, mentre prima a perdere il lavoro erano sempre le donne. Nel 2010 sono stati 670, è comunque un dato molto alto. Se si sommano le persone che sono state licenziate dal 2008 al 2010, si arriva alla cifra molto alta di quasi 1900 persone.

Quali tipi di avviamento al lavoro introdotti dalla legge Biagi vengono utilizzati? Quali sono i più comuni e quali settori li utilizzano di più nella realtà di Senigallia?

Il lavoro tipico è esclusivamente quello a tempo indeterminato, atipico tutti gli altri tipi di avviamenti. Su una totalità di avviamenti lavorativi (qui si parla di avviamenti non di persone perché una persona può essere protagonista di più avviamenti) nel 2008 avevamo 14921 avviamenti complessivi di cui 2350 tipici, nel 2009 13360 di cui 1742 tipici, per arrivare al 2010 con 13919 avviamenti di cui 1752 tipici (Tabella 4). La percentuale del lavoro tipico rimane molto bassa sul totale dei vari avviamenti, nel 2010 è scesa al 12,6% del totale.

Per quanto riguarda gli avviamenti secondo categoria di lavoro atipico, vediamo che il contratto a lavoro intermittente è quello che viene più utilizzato, soprattutto nella stagione estiva. Il lavoro d’apprendistato invece è calato molto.

Abbiamo poi fatto il conto degli avviamenti tipici o atipici per la fascia 15-24 anni: vediamo che nel 2010 di 2931 avviamenti, ben 2800, e cioè un 95,5% del totale sono stati avviamenti per contratto atipico (Tabella 5). Se la guardiamo con una logica di immettersi nel mercato del lavoro il dato è plausibile, chi a Senigallia non ha lavorato d’estate mentre studiava? Resta il fatto che i giovani sono i più colpiti dalla forma di lavoro atipico. Le forme più comuni sono il lavoro intermittente che è concentrato più nel settore turistico, il lavoro a progetto,il tempo determinato e l’apprendistato che è presente un  po’ ovunque.

I nuovi tipi di avviamento stanno cambiando la realtà sociale ed economica della città. Voi come percepite questa cosa?

Il problema è che a Senigallia molti abitanti cercano di lavorare solo nella stagione estiva. Faccio un esempio: ci sono molte donne che durante l’inverno preferiscono stare dietro alla famiglia e poi d’estate lavorano quei tre o quattro mesi per aiutare il bilancio familiare. Una buona percentuale è data da questo tipo di scelta. Poi è ovvio che la maggior parte dei lavoratori devono accettare un lavoro atipico perché l’offerta oggi è questa e in questo momento di crisi non c’è molta possibilità di scelta.

Senza dubbio c’è differenza tra un giovane che si presenta nei nostri uffici e una persona di 40/50 anni che ha perso il lavoro. A volte è più facile ricollocarsi per il quarantenne perché, se possono iscriversi alle liste di mobilità, poi ci sono agevolazioni per chi li riassume. Allo stesso tempo però c’è più scoraggiamento e abbattimento, soprattutto se in una famiglia a perdere il lavoro sono stati tutti e due. Queste situazioni le tocchiamo con mano. Va peggio per quelle persone che perdono un posto di lavoro con contratto atipico che non hanno la possibilità di iscriversi alle liste di mobilità, e quindi non possono beneficiare dell’ammortizzatore sociale. In tutte le ultime riforme sulle nuove forme di lavoro mi sembra che manchi proprio la parte sugli ammortizzatori sociali.

Secondo il Rapporto Caritas 2009, la mancanza di lavoro sta impoverendo sensibilmente le famiglie di Senigallia, Voi che percezione avete di questo fenomeno? Qual è il vostro termometro per misurare il disagio familiare rispetto al lavoro?

Alcuni nostri utenti molte volte arrivano veramente disperati. Noi li inviamo per le emergenze alla Caritas, e loro per altre cose li mandano a noi. Questo perché ormai si è creata una rete sul territorio tra Centro per l’Impiego, la Caritas e i servizi sociali. Auspico che questa rete venga rafforzata perché stiamo parlando di casi davvero drammatici, che ormai iniziano a rappresentare una percentuale rilevante.

Esiste una discriminazione tra lavoratori da parte di chi offre lavoro? (es. donne, immigrati)

Per quello che abbiamo visto, i primi che hanno perso lavoro sono stati gli stranieri. Riguardo al discrimine sulle assunzioni di donne e uomini  rimane un piccolo discrimine ai danni delle donne. Si sa che le donne  per la maggior parte chiedono il part-time, anche se questo non è molto diffuso. Finché la maternità viene vissuta come un “problema” e non come un bene per la collettività, ci saranno aziende che preferiscono assumere uomini per paura che la donna vada in maternità . Bisognerebbe  fare un salto culturale. Poi ci sono alcuni settori dove il genere non influisce, come nel commercio. Per gli stranieri invece qualche piccolo pregiudizio c’è, è inutile che ce lo nascondiamo.

 

Tabella 1. Stock disoccupati

2009

2010

Variazione 2010 su 2009. Variazione %

Femmine

2.796

3.178

+ 13,66

Maschi

1.884

2.196

+ 16,56

Totale

4.680

5.374

+ 14,83

Tabella 2. Stock disoccupati rispetto al genere. Percentuali

2008

2009

2010

Femmine

65,45

59,74

59,14

Maschi

34,55

40,26

40,86

Tabella 3. Flusso mobilità. Valori assoluti

2007

2008

2009

2010

Femmine

186

231

366

365

Maschi

145

207

423

305

Totale

331

438

789

670

Tabella 4. Incidenza lavoro tipico sul totale degli avviamenti

TIPOLOGIA CONTRATTUALE

2008

2009

2010

Lavoro tipico

2.350

1.742

1.752

Totale avviamenti

14.921

13.360

13.929

Incidenza lavoro tipico sul tot %

15,75

13,04

12,58

Tabella 5. Avviamenti 2010 nella fascia d’ètà 15-24

F

M

TOT

F%

M%

TOT%

Lavoro Tipico

61

70

131

4,01

4,97

4,47

Lavoro Atipico

1.461

1.339

2.800

95,99

95,03

95,53

TOTALE

1.522

1.409

2.931

100

100

100

 

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2 Commenti

  1. marzo 22, 10:33 #1 Il lavoro a chiamata » La Città Futura

    […] dire banalità). Risposte che vogliamo cominciare a cercare, a partire da questo primo numero, con l’intervista alla Responsabile del C.I.O.F. (Centro per l’Impiego, l’Orientamento e la Formazione) di […]

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  2. dicembre 27, 13:36 #2 Chi paga la crisi? | La Città Futura

    […] alla situazione del lavoro e della disoccupazione nel nostro territorio, partendo innanzitutto da alcune cifre tanto significative quanto […]

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