Debito pubblico: Governo scriteriato ai comuni i maggiori sacrifici

ottobre 09 10:56 2011 Stampa questo articolo

Intervista a Francesca Paci

assessore al bilancio

 

di Beatrice Brignone

 

La prima cosa che mi  colpisce è la casa. Da un assessore schivo e all’apparenza austero  come Francesca Paci ti aspetteresti una casa rigorosa e essenziale, magari bianca e squadrata, invece vengo accolta da un’onda di colori, stili, epoche e etnie differenti, che nel complesso trasmettono una sensazione di armonica e gioiosa convivenza di tante anime diverse.

Quindi sarei portata a chiedere se è vero che la casa è lo specchio dell’anima e, quindi, come fanno a convivere tante anime insieme nella stessa casa e, magari,  nello stessa persona, ma stavolta è più urgente parlare di conti di bilancio e cosa ci dobbiamo aspettare dopo che Berlusconi ha ammesso di aver messo le mani in tasca agli italiani … e quindi anche ai senigalliesi.

Due anni fa partiva la corsa alle primarie che ti vedevano avversaria a Maurizio Mangialardi. Oggi hai una delega chiave nella sua Giunta e collaborate con evidente affiatamento e reciproca stima. Come si fa, in un mondo come quello politico, a sopravvivere a una competizione e diventare, per di più, ottimi compagni di squadra?

Credo che questo sia uno dei grandi meriti delle Primarie che, se vissute con lealtà reciproca, ti portano a vivere una sana competizione in cui ciascuno esalta le proprie differenze e i punti di forza, ma non gioca a smontare l’avversario sui suoi punti di debolezza, concentrandosi su un obiettivo comune e nella sincera convinzione che chi vincerà sarà il candidato di tutti. Questo rende facile sentirsi già da subito parte di un’unica squadra e quindi naturale fare del proprio meglio per realizzare quel progetto che si è costruito insieme nel  momento della definizione di un programma condiviso.

La scorsa manovra finanziaria è stata molto pesante per i comuni, e siamo stati tra i pochi a chiudere il bilancio al 31/12. Quest’anno si prevede ancor più difficile  Riusciremo a chiudere il bilancio per il 31/12? E perché è così importante?

Innanzitutto è importante perché è un segnale di serietà e rigore del Comune; il bilancio di previsione è un documento che, appunto, deve mettere nero su bianco quali entrate e uscite si prevedono nell’anno successivo, approvarlo in corso d’anno, con termini che arrivano anche a fine agosto, lo priva dello stesso significato di “previsionale”;  i cittadini devono sapere che dal 1 gennaio la macchina comunale è pronta a ripartire e come si muoverà. Inoltre, dal lato pratico è importante perché, se non si approva entro la fine dell’anno, la spesa può essere impegnata solo per dodicesimi con riferimento all’anno precedente: questo comporta un appiattirsi sull’anno precedente, con l’alto rischio di sforare. Ci aspetta un anno estremamente difficile, ma il nostro obiettivo, condiviso con tutta la Giunta, è quello di chiudere entro il 31/12 e sto lavorando a pieno ritmo per rispettare tale termine, nonostante il rischio che entro la fine dell’anno ci possa essere un’altra manovra correttiva a complicare le cose.

Si parla spesso di “Patto di Stabilità”. In cosa consiste e è perche è così importante rispettarlo?

Sono appena tornata da un incontro con gli Assessori al Bilancio dei Comuni marchigiani. Si è chiesto, come ANCI, di produrre materiale illustrativo per spiegare ai cittadini in modo semplice un concetto così complesso, ma altrettanto fondamentale, come il patto di stabilità. Per semplificare diciamo che è uno strumento che l’Europa si è data per raggiungere il traguardo del pareggio di bilancio e la riduzione del debito di tutti i Paesi Membri. Ogni Stato deve quindi  presentare  il proprio programma in termini di obiettivi da raggiungere, al cui risultato  concorre lo Stato, insieme a tutti livelli amministrativi e quindi  anche ai Comuni.

Ogni manovra impone ai Comuni un “saldo obiettivo” quantificato a priori in euro (praticamente una somma da accantonare) che è diventato insostenibile per la scelta del Governo di scaricare sui Comuni gran parte del peso del debito pubblico. Senigallia negli anni ha visto crescere in questo modo il saldo obiettivo:  per il 2010 era di 1,5 milioni,  per il 2011 di 2,5 milioni, per  il 2012 di circa 4,7 milioni, cui vanno aggiunti 1,8 milioni di tagli ai trasferimenti. Una cifra astronomica. Ho fatto un calcolo, basandomi sui volumi di entrata e di uscita del 2011, per quanto riguarda la parte corrente, e su pagamenti ed incassi relativi ai residui attivi e passivi, per quanto riguarda la parte investimenti. Da questa simulazione è risultato uno sfondamento del patto per quasi  6,5  milioni di euro. Quello che dobbiamo fare adesso è capire come recuperare questi 6,5 milioni di euro per rientrare nel patto.

E se si sfora?

Ci sono innanzi  tutto  sanzioni pesantissime: il prossimo anno vedremmo tagliati i trasferimenti provenienti dallo stato per un importo pari a quello dello sforamento, ci sarebbe il divieto assoluto di indebitarsi, sarebbero bloccati gli investimenti e la possibilità di procedere a nuove assunzioni, la spesa non potrebbe superare la spesa media effettuata nell’ultimo triennio, dovremmo generare risparmio che non può essere speso e con ogni probabilità sarebbe necessario intaccare la spesa corrente.

E come troviamo 3 milioni in più rispetto all’anno scorso ?

La manovra finanziaria lascia poche scelte: mette a disposizione l’aumento della pressione fiscale, sbloccando l’addizionale IRPEF che può essere aumentata fino all’8 per mille, quindi una strada è quella di far pagare più tasse ai cittadini; un’altra strada è quella di tagliare gli investimenti e quindi potremmo essere costretti a rinunciare a opere che possono andare dalle infrastrutture più importanti alle semplici  buche sulla strada; un’altra possibilità è la vendita di beni di proprietà del Comune, ma in tal caso per rientrare nel saldo obiettivo non basta vendere, entro l’anno il ricavato della vendita deve essere incassato. Questo comporterebbe il rischio di svendere il proprio patrimonio per la fretta di far cassa. Insomma da ogni parte la si guardi il rischio è che a rimetterci fortemente siano i cittadini, nonostante Senigallia sia un comune con i conti a posto.  Non si fanno differenze tra Comuni virtuosi come è Senigallia, e comuni che non lo sono stati altrettanto, quindi, paradossalmente, chi si è comportato bene paga il prezzo più alto, perché in questi anni ha già rinunciato a molto per tenere i conti a posto.

Poi c’è lo strumento della  lotta all’evasione fiscale.

Esatto. Lo Stato, con l’attuale manovra, attribuisce ai Comuni che collaborano con l’Agenzie delle Entrate, il 100% del gettito recuperato, compresi interessi e sanzioni. Ma tali somme vengono attribuite ai comuni solo quando sono state materialmente riscosse dall’Agenzia delle Entrate; tempi molto lunghi, dunque, ed esiti quanto mai incerti. La lotta all’evasione fiscale è una battaglia che noi già stiamo combattendo con convinzione e che vogliamo sviluppare ulteriormente: è una battaglia di civiltà e a difesa della legalità, non finalizzata semplicemente a  fare cassa. E’ fondamentale far capire  che ogni euro rubato al fisco è un euro che viene tolto a tutta la collettività, dai servizi alla persona, alla manutenzione della città. Il che è particolarmente grave in una situazione come quella che stiamo vivendo.

Durante la fiera abbiamo assistito a rigorosi e ripetuti controlli con le conseguenti sanzioni. Impossibile non confrontare l’ordine e il rispetto delle regole in vigore durante quei giorni, con una sorta di anarchia presente in alcuni giorni dell’estate. E’ la fiera a essere un evento più gestibile, o si chiude un occhio in alcune situazioni per non danneggiare l’offerta turistica?

Escludo nel modo più assoluto che ci sia un doppio registro, men che meno la cultura del chiudere un occhio. I controlli ci sono e sono ripetuti in ogni occasione, solo che probabilmente durante la fiera sono più visibili o fanno più notizia. Certamente c’è il problema che nei giorni in cui le presenze a Senigallia si moltiplicano è molto più difficile tenere tutto sotto controllo. Tutti lavorano al massimo delle loro possibilità, ma non riusciamo ad arrivare ovunque, soprattutto a causa del gravissimo problema degli organici sottodimensionati. Questo governo ha imposto un rigoroso blocco delle assunzioni, per cui si può procedere a una nuova assunzione ogni cinque cessazioni. Anche in questo caso viene più penalizzato un Comune come il nostro che nel tempo per rispetto dei conti ha mantenuto sempre basse le spese del personale, che sono ben lontane dal tetto del 40% della spesa corrente fissato dalla normativa statale, assestandosi a circa il 26%.

Si è recentemente parlato di un’ Imposta di Soggiorno, di cosa si tratta?

L’imposta di Soggiorno è stata introdotta ad aprile di questo anno nell’ambito dei provvedimenti attuativi del federalismo fiscale. Molti comuni compresi in località turistiche la hanno immediatamente introdotta.

Consiste in un’imposta “finalizzata”, nel senso che l’intero gettito deve essere destinato esclusivamente per riqualificare l’offerta turistica. L’importo massimo previsto è  di  5 euro a notte  grava sul turista, va riscosso dall’operatore che offre l’ospitalità e poi versato al comune. La nostra città ha assunto negli ultimi anni livelli di offerta turistica molto elevati, quest’anno la stagione è stata strepitosa e questo va a vantaggio non solo dei cittadini senigalliesi, ma soprattutto dei turisti e quindi del tessuto economico del territorio. Credo che sia un’ipotesi tutt’altro che peregrina chiedere al turista di contribuire a mantenere tali livelli e, laddove è necessario, a migliorarli senza che sia tutto a carico dei cittadini senigalliesi. In ogni caso quella dell’Imposta di Soggiorno è un’ipotesi ancora al vaglio, ma che personalmente mi trova favorevole.

Tra i metodi per fare cassa, c’è la possibilità di utilizzare i proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, per cui i comuni sono portati, purtroppo, a favorire lo sviluppo edilizio. Quanto incidono gli oneri di urbanizzazione sulle nostre casse comunali?

La legge offre al momento la possibilità di finanziare le spese correnti con il 75% degli oneri di urbanizzazione. Questo nei fatti comporta un incentivo per i comuni a costruire, favorendo la cementificazione e il consumo di suolo. Noi ci siamo presi l’impegno di ridurre gradualmente l’incidenza delle entrate da oneri sugli equilibri di spesa, ma con l’enormità dei tagli che ci sono la situazione è purtroppo molto difficile da sostenere senza l’incidenza degli oneri.

Nel 2010 gli oneri destinati alla spesa corrente erano, in previsione, il 74,99%, anche se poi a consuntivo sono risultati il 59,61%; per il 2011 abbiamo chiuso il bilancio di previsione senza far affidamento sugli oneri, ma con l’ultima variazione di bilancio abbiamo deciso di attingervi, in misura molto contenuta, per il 24,6%, e cioè per circa 600.000 euro su un totale previsto di entrate da oneri di  2,5 milioni di euro. Per il 2012 purtroppo sarà difficile prescindere  dall’utilizzo delle entrate da oneri per coprire parte della spesa corrente.

I tagli dovuti alla manovra finanziaria in cosa, concretamente, incideranno nel programma dell’amministrazione. Per fare un esempio. Si è parlato molto in campagna elettorale di un nuovo  asilo nido. Si potrà ancora fare?

Il programma elettorale rimane valido, e cerchiamo in ogni modo di rimanere saldi al principio che i servizi ai cittadini siano la prima cosa da tutelare, ma al momento ogni nuovo progetto è in stand by, e quindi anche l’asilo nido.  Se poi non riusciamo a rientrare nel patto di stabilità saremmo costretti a  effettuare pagamenti solo per  i residui passivi e non potremmo utilizzare neanche un euro per finanziare nuove opere.

Due elementi di novità del programma elettorale erano due strumenti volti a incrementare la partecipazione e la trasparenza: il bilancio partecipativo e forme sperimentali di bilancio sociale. Di che si tratta e a che punto sono?

Il Bilancio Partecipativo riguarda la possibilità di impegnare una parte del bilancio a finanziare opere che gli abitanti delle singole zone della città hanno concordato, tramite un percorso, appunto partecipato. Il percorso per attuarlo è già partito e in questo è stato, ed è tutt’ora determinante, il contributo de La Città Futura, che vi ha dedicato uno specifico gruppo di lavoro, a cui ho partecipato in prima persona; il gruppo di lavoro ha analizzato le esperienze già attuate in Italia, molto diverse tra loro, per capire quella che meglio si può adattare a una città come la nostra, quindi ha prodotto dei documenti e formulato proposte. Siamo pronti con un progetto, ma siamo in attesa dell’approvazione del regolamento di istituzione delle nuove realtà territoriali che prenderanno il posto delle soppresse circoscrizioni, perché ci siamo resi conto che si tratta del punto di riferimento del territorio migliore per attuare il bilancio partecipativo.

Se il bilancio partecipativo è più inerente alla fase della “previsione”,  il Bilancio Sociale invece fa più riferimento al “consuntivo”. Si tratta di rendere comprensibili a tutti i dati del bilancio, traducendo in esempi concreti le entrate e le uscite effettuate.  Ma ancora  non siamo partiti a lavorare a tale progetto.

Per concludere. Di fronte ai tanti problemi da risolvere che un amministratore deve fronteggiare, c’è ancora posto per la politica, o si riduce tutto a un limitare i danni? Credi che sia ancora possibile, come dice una felice espressione di un’assessore di Torino, “tenere insieme i marciapiedi e gli orizzonti lunghi”?

Indubbiamente il ruolo dell’amministratore ti assorbe completamente; risolvere i problemi, nel mio caso far quadrare i conti, diventa quindi il pensiero fisso della giornata.  Come amministratore ci devi essere e devi dare risposte, devi tenere sempre a mente le aspettative della città e il disbrigo delle incombenze. Amministri la città per tutti, anche per chi ha un’idea politica diversa dalla tua.

Ma per quanto mi riguarda, sono fortemente convinta che in un momento come questo, con una manovra che ti toglie letteralmente l’ossigeno e che tenderebbe a farti  essere solo tecnico, il ruolo della politica sia ancora più urgente e determinante. Perché la politica ti aiuta a determinare le priorità, e proprio  nella determinazione delle priorità emerge forte la differenza tra centro destra e centro sinistra. Per noi il primo compito che ci siamo posti anche quest’anno è quello di difendere i più deboli. Quindi questo per noi è un obiettivo con precedenza assoluta,  non è il momento dei grandi progetti e delle grandi opere. Questo è un momento che richiede grande sobrietà, un’estrema attenzione agli sprechi e la necessaria collaborazione di tutti. Per fare un esempio. Buona parte dell’offerta culturale che abbiamo messo in campo negli ultimi mesi, è stata resa possibile soprattutto grazie al coinvolgimento delle associazioni che hanno messo a disposizione i loro progetti e dalla collaborazione economica di tanti operatori, attraverso le sponsorizzazioni. In questo momento così difficile, la  chiave di volta potrebbe essere proprio una visione collettiva della città in cui viviamo più equa e solidale, dove ciascuno deve sentirsi chiamato a dare una mano.

 

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