Bilancio partecipativo

ottobre 10 22:25 2010 Stampa questo articolo

La proposta de “La Città Futura”

(ottobre 2010)

 

Perché la partecipazione

Il tema della partecipazione fa parte del programma di maggioranza ed è stato fortemente voluto e caldeggiato in particolare  dalla Città Futura e poi ribadito e votato dal consiglio nelle linee programmatiche di mandato.

Ma perché promuovere la partecipazione? Non basta in fondo la democrazia rappresentativa?

Noi pensiamo che la partecipazione dei cittadini sia necessaria alla democrazia: serve ai cittadini,  serve agli amministratori, alla macchina amministrativa nel suo insieme: eletti, nominati, dipendenti.

Serve alla crescita etica delle istituzioni all’aumento del senso civico degli abitanti e della loro capacità di leggere in modo maturo la complessa profondità del territorio, ma anche al riequilibrio delle distorsioni generate dalla società di mercato, all’estensione del ‘diritto alla città’ a tutti coloro che la abitano e alla diffusione di senso di solidarietà.

Si può dire che la Partecipazione è strumento privilegiato per favorire una reale apertura della macchina istituzionale alla condivisione diretta ed effettiva della popolazione nell’assunzione di decisioni, superando le tradizionali forme solo ‘consultive’ e creando un ponte tra la democrazia diretta e quella rappresentativa.

Occorre quindi la decisione, l’assunzione di responsabilità, anche dei cittadini senza che questo deresponsabilizzi chi è stato eletto e delegato, anzi, tra questi ultimi occorre che si diffonda una forte fiducia nell’intelligenza sociale e collettiva.

Un’amministrazione che riesce ad aprirsi alla Partecipazione in maniera reale moltiplica le sue possibilità di governare in maniera efficace ottenendo esiti positivi quali:

la crescita diffusa del senso civico,

l’aumento del grado di democraticità e condivisione delle scelte,

la ricreazione di una fiducia dei cittadini nella politica,

la limitazione progressiva del clientelismo,

la limitazione degli sprechi nella conduzione della macchina pubblica,

la limitazione degli episodi di malversazione.

 

Cos’è il Bilancio Partecipativo?

 

Si può parlare di Bilancio Partecipativo quando su un territorio viene praticato un percorso di dialogo sociale che tocca il ‘cuore’ economico/finanziario dell’amministrazione, puntando a costruire forti legami ‘verticali’ tra istituzioni ed abitanti, e contemporaneamente solidi legami ‘orizzontali’ tra i cittadini e le loro organizzazioni sociali.

L’amministrazione riconoscono alle proposte avanzate dai gruppi di cittadini la possibilità di incidere su una certa percentuale del Bilancio comunale.

In sostanza una quota del bilancio comunale viene decisa direttamente dai cittadini.

 

È quindi un ‘luogo’ dove si deve poter ricostruire nel tempo e in maniera collettiva il concetto di ‘bene comune’ (o meglio: di ‘beni comuni’), trasformando le ‘tensioni sociali in ‘progetto condiviso’ all’interno di spazi autogestiti dalla società civile ma marcati da una forte interazione dialogica con le istituzi

Quale Bilancio Partecipativo per Senigallia?

Resoconto del gruppo di lavoro de “La Città Futura

Il gruppo di lavoro ha condiviso la necessità che il Bilancio Partecipativo trovi nella nostra città una prima attuazione che, pur a carattere necessariamente sperimentale e parziale, non rinunci a rigore metodologico e a sostanzialità della proposta. La Città Futura esclude pertanto ogni ipotesi che si esaurisca in una mera consultazione della cittadinanza rispetto alle possibili opzioni di allocazione delle risorse di bilancio, che rischierebbe di ridursi ad un’operazione demagogica e puramente promozionale. Al contrario La Città Futura ritiene che qualunque proposta seria di Bilancio Partecipativo debba obbligatoriamente prevedere che siano riservate risorse, in quantità predeterminata, al finanziamento di opere/interventi/servizi scelti dai cittadini sulla base di un ampio processo partecipativ

L’impostazione del lavoro istituzionale: primi passi amministrativi

Posto che il Bilancio Partecipativo è da un lato oggetto dell’iniziativa politica de La Città Futura e dall’altro impegno programmatico per l’amministrazione comunale, si tratta ora di aprire la fase di discussione e condivisione con la maggioranza che governa la città, prima, e poi con l’insieme di forze politiche, associazioni, semplici cittadini ecc.

Intanto Francesca Paci, come assessore competente, sta lavorando ai fini della adozione del Bilancio Partecipativo nella città di Senigallia.

In particolare:

  • gli uffici sono stati incaricati di individuare esperti che abbiano sostenuto e accompagnato le migliori esperienze di B.P. realizzate nel nostro paese; tra questi esperti si intende individuare chi potrà assistere l’amministrazione nella definizione puntuale di un progetto tarato sulla la città di Senigallia, accompagnare la realizzazione del progetto quanto meno nella fase di start up, formare alcuni dipendenti comunali (da individuare) in modo che possano svolgere in autonomia tutte le attività necessarie.
  • InformaEtica, ramo informatico del Consorzio Solidarietà, è stata individuata quale partner privilegiato per tutte le fasi del B.P. che potranno essere svolte via Web; il rapporto con InformaEtica si basa, in questa fase, sul comune interesse a promuovere, nella nostra città, trasparenza e partecipazione.
  • Si è lavorato e si sta lavorando per la realizzazione di due convegni. Il primo, già svolto con notevole successo il 20 novembre, dedicato agli Open Data, con un focus su Anagrafe Pubblica degli Eletti e dei Nominati; il secondo, da tenersi successivamente, verterà sul Bilancio Partecipativo. I convegni sono stati pensati come momenti di studio e di approfondimento ma hanno soprattutto la funzione di suscitare quell’interesse che è indispensabile per ottenere una effettiva partecipazione nella fase realizzativa.

Individuazione e analisi delle questioni: due modi diversi di impostare il bilancio partecipativo

1)   introdurre il Bilancio Partecipativo, in forma sperimentale, limitandone l’applicazione ad un solo ramo dell’attività amministrativa, individuato nei servizi sociali. La scelta di questo settore è dettata dalla convinzione che in tale ambito sia particolarmente agevole coinvolgere in modo proficuo i portatori di interesse (stakeholders), quali associazioni di volontariato, cooperative sociali, sindacati, ecc., in quando, da anni, essi sono sistematicamente coinvolti nella programmazione e gestione dei servizi. La proposta prevede che una quota del bilancio sociale (che in una prima fase dovrebbe essere necessariamente limitata) sia riservata a finanziare progetti (attività/servizi/interventi/opere) liberamente scelti dalla cittadinanza attraverso un progetto partecipativo articolato in più fasi:

  • elaborazione di un certo numero di progetti attraverso il coinvolgimento degli stakeholders;
  • sottoposizione delle proposte alla cittadinanza attraverso una serie di iniziative pubbliche (assemblee) da svolgersi su base territoriale (quartieri);
  • individuazione dei progetti da finanziare mediante l’attivazione di modalità di espressione di preferenza da parte dei singoli cittadini sia online che tradizionali.

2)   introdurre il Bilancio Partecipativo in forma sperimentale su base territoriale (quartieri). La proposta prevede la preliminare suddivisione del territorio cittadino in aree omogenee (quartieri, frazioni). A ciascuna area saranno riservate risorse da destinare al finanziamento di servizi o opere che i cittadini del quartiere/frazione avranno individuato, attraverso un ampio processo partecipativo, come prioritarie rispetto alle esigenze di quella particolare porzione di territorio. La proposta prevede le seguenti fasi:

  • suddivisione del territorio cittadino in aree corrispondenti a quartieri/frazioni;
  • assegnazione a ciascuna aree di un budget;
  • realizzazione, in ciascuna area, di assemblee nelle quali i partecipanti saranno chiamati a discutere dei problemi/esigenze del quartiere e a formulare proposte (opere/servizi) per migliorarne la vivibilità;
  • individuazione dei progetti da finanziare mediante l’attivazione di modalità di espressione di preferenza da parte dei singoli cittadini sia on line che tradizionali.

Le due proposte a confronto

  • La proposta n.1 appare di più semplice attuazione in quanto vede un primo momento partecipativo (finalizzato alla individuazione di una rosa di progetti, tra i quali i cittadini potranno scegliere quello/i da realizzare) rivolto a soggetti aggregati (associazioni, coop.ve sociali, sindacati, ecc.) dotati di specifiche competenze ed esperienze e dunque in grado di individuare agevolmente progetti significativi e concretamente realizzabili. Su questa prima fase di selezione delle proposte, si innesta il momento della partecipazione allargata a tutta la cittadinanza (assemblee) che ne risulta molto facilitato.
  • La proposta n. 2 è certamente più complessa e per certi versi rischiosa ma presenta molti elementi di particolare interesse:
  • la progettazione tutta dal basso, più difficile da gestire e canalizzare, certamente, garantisce spazi di partecipazione autentici, incisivi, non di facciata;
  • l’articolazione su base territoriale da un lato è atta a stimolare l’interesse dei cittadini a ragionare sui problemi del loro quartiere e ad elaborare proposte finalizzate alla risoluzione degli stessi accrescendone il senso di responsabilità nei confronti della cosa pubblica, dall’altro è adatta a colmare il vuoto lasciato dalla soppressione delle circoscrizioni.
  • Il gruppo di lavoro, nel ritenere le due proposte non tra loro alternative e valutando opportuno mantenerle entrambe “sul tappeto”, ha espresso la propria preferenza per la proposta n. 2 che rappresenta pertanto, allo stato attuale, un’opzione privilegiata.

Punti di attenzione

  • Il gruppo di lavoro si propone come obiettivo la formulazione di proposte per la introduzione, nella nostra città, del Bilancio Partecipativo. Il passaggio dalla proposta/idea al progetto vero e proprio (tempi, costi, risorse, strumenti, comunicazione e promozione, formazione risorse umane, predisposizione strumenti informatici, ecc.) sarà competenza dell’amministrazione comunale che dovrà verosimilmente avvalersi di professionisti dotati della necessaria formazione specialistica ed esperienza sul campo.
  • Sarà anche necessario prevedere un idoneo percorso formativo finalizzato alla acquisizione, da parte dei dipendenti comunali interessati, delle competenze indispensabili in particolare per quanto riguarda la conduzione e animazione dei momenti assembleari.
  • Il successo dell’iniziativa dipende soprattutto dall’innescarsi di un reale processo partecipativo. Questo andrà pertanto facilitato, promosso e sostenuto con idonei strumenti. Strategici appaiono in particolare questi aspetti:
  • una buona campagna comunicativa con obiettivi di informazione (che cosa è il B.P.; a cosa serve? come si può partecipare) e sensibilizzazione ai temi della partecipazione democratica;
  • la presenza di un pool di animatori esperti in tecniche di interazione di gruppo che svolgano la funzione di facilitatori durante lo svolgimento delle assemblee.

Tempi

  • E’ realistico pensare di dedicare il periodo novembre 2010-marzo 2011 alla definizione, da parte dell’amministrazione comunale del progetto di B.P. per la città di Senigallia. Il periodo successivo, fino alla fine del 2011, potrà essere dedicato alla realizzazione del percorso partecipativo che si concluderà con l’individuazione dei progetti che, finanziati a valere sul bilancio di previsione 2012, troveranno esecuzione nel corso delle stesso anno.

 Risorse

  • Dal punto di vista delle risorse economiche necessarie andranno previste:
  • nel Bilancio di Previsione 2011 le risorse per retribuire i professionisti incaricati delle definizione del progetto e della formazione (anche in affiancamento) del personale comunale coinvolto;
  • nel Bilancio di Previsione 2012 le risorse da destinare al finanziamento dei progetti scelti dalla cittadinanza.

Alla fine il gruppo di lavoro ha condiviso che:

  • delle due ipotesi di lavoro sia senz’altro da preferire quella che destina risorse ai singoli quartieri/frazioni della città;
  • si dovrà certamente fare riferimento ai centri sociali in quanto, pur con i loro limiti, sono in grado di garantire una prima base partecipativa;
  • la “zonizzazione” del territorio comunale dovrà tenere conto della presenza dei centri sociali e della necessità di individuare aree in qualche modo omogenee (in quanto presentano problematiche comuni);
  • potrebbe essere utile l’istituzione, in ciascuna aree, di una sorta di comitato (rappresentativo anche delle minoranze) che costituisca il punto di riferimento, sul territorio, per tutto ciò che attiene al B.P.;
  • Prima di parlare di B.P. è necessario fornire ai cittadini interessati l’opportunità di capire che cosa è e come funziona un bilancio comunale. A questo proposito, oltre che immaginare interventi specifici per diffondere queste competenze, potrebbe essere un’idea quella di riorientare in parte in questa direzione la LUAS (Libera Universita Adulti Senigallia ) e anche il giornalino comunale potrebbe essere utilizzato a tale scopo;
  • La vera sfida di un percorso di B.P. e la misura del suo successo consistono nell’effettivo allargamento della base partecipativa, del cerchio della partecipazione, al di là dei soliti noti. Si tratta di un aspetto particolarmente difficile se si pensa che, nonostante la soppressione dei consigli di circoscrizione, tutti i cittadini che hanno qualche tipo di interesse, sociale, politico, economico, culturale ecc. e che hanno voglia di far sentire la loro voce e far pesare la propria opinione presso gli organi di governo della città  hanno già molti canali e strumenti a disposizione.
  • Un altro aspetto da tenere presente è la necessità di coinvolgere in un percorso che si vuole realmente partecipativo anche le forze politiche di opposizione. Da valutare l’opportuni di inserire, con compiti organizzativi e gestionali all’interno del meccanismo di partecipazione,  rappresentanti dei partiti. Questo anche per raggiungere e invogliare alla partecipazione i cittadini di tutti gli orientamenti politici.
  • Anche la fitta rete di associazioni ed organismi vari che anima la nostra andrà opportunamente coinvolta nell’organizzazione e nella gestione del BP, rendendola in qualche modo responsabile del buon risultato del processo, senza però assolutamente perdere di vista lo scopo finale che, seppure in un campo limitato,  è quello di una democrazia veramente direttauna testa un voto senza alcun tipo di mediazione rappresentativa.
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“La Città Futura” è una libera associazione culturale e politica, interessata a sviluppare e promuovere il confronto e il dibattito su temi che appartengono al patrimonio culturale della sinistra italiana ed europea quali giustizia e promozione sociale, contrasto alle diseguaglianze, accoglienza ed integrazione, salvaguardia dell’ambiente e tutela del paesaggio, ecologia e sviluppo sostenibile, diritti civili e laicità dello stato, democrazia, trasparenza e partecipazione.
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